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Classificazione e tecniche procedurali per la gestione dei rifiuti radioattivi
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14:43 07 SET 2009
L’Italia, con il referendum abrogativo sul nucleare del
È ovvio che la presenza di materiale radioattivo nei siti di stoccaggio determina un grave problema di sicurezza ambientale, soprattutto se si tiene conto che questi siti si trovano spesso nelle vicinanze di paesi e di città densamente popolati. È stimato che i rifiuti radioattivi italiani ammontino complessivamente a circa
A questo riguardo, con l’emanazione della legge 24 dicembre 2003, n. 368, è sembrata avvicinarsi una soluzione che prevedeva possibili siti di stoccaggio di scorie radioattive nelle regioni Sardegna, Toscana, Puglia e Basilicata, ma, a seguito dei fatti accaduti nel novembre
Sono definiti rifiuti radioattivi quei materiali di scarto che contengono o sono contaminati da radionuclidi e la cui concentrazione o attività specifica e maggiore di un valore di soglia individuato dalle normative nazionali. In ambito internazionale, il rifiuto radioattivo e un «qualsiasi materiale che contiene o è contaminato da radionuclidi a concentrazioni o livelli di radioattività superiori alle ”quantità esenti” stabilite dalle Autorità Competenti, e per i quali non è previsto alcun uso». Secondo la definizione fornita dall’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA International Atomic Energy Agency) il rifiuto radioattivo e un «materiale radioattivo in forma solida, liquida o gassosa per il quale non è previsto alcun ulteriore uso e che è tenuto sotto controllo come rifiuto radioattivo dall’Organismo Nazionale a ciò preposto secondo le norme e le leggi nazionali». Invece, per quanto riguarda la normativa italiana, il rifiuto radioattivo e «qualsiasi materia radioattiva, ancorché contenuta in apparecchiature o dispositivi in genere, di cui non è previsto il riciclo o la riutilizzazione», di cui al D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 230, e al D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241.
Tutte le normative di sicurezza nucleare hanno lo scopo di minimizzare il più possibile i rischi connessi con l’uso di materiali radioattivi o con l’esposizione alle radiazioni, tenendo anche conto dei vantaggi che possono derivare alla società. I criteri generali comuni a tutte le regolamentazioni internazionali in materia di rifiuti radioattivi sono:
• l’ottimizzazione delle dosi individuali e collettive (secondo il criterio ALARA) e la preservazione della qualità dell’ambiente;
• l’adozione di adeguati provvedimenti atti a ridurre il volume dei rifiuti radioattivi e a fissare, ove necessario, i radionuclidi mediante condizionamento del rifiuto in matrice inerte (manufatti).
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