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Direttore Responsabile: Giuliano De Risi
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PER LE ESPERIENZE LOCALI SUL D.LGS. N. 257/2006 E’ TEMPO DI PRIMI BILANCI

Sebbene non sia piu’ possibile estrarre, importare, esportare, commercializzare e produrre amianto, prodotti di amianto o che lo contengono, sono ancora vive alcune attivita’ che prevedono una manipolazione e una gestione di prodotti o di rifiuti che contengono asbesto. Poiche’, con il passare degli anni, l’avanzamento dello stato di degrado di questo materiale comporta un notevole incremento del rilascio di fibre pericolose nell’ambiente aumentando il rischio di esposizione dei lavoratori e della popolazione, e’ stato emanato il decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 257, con la volonta’ di tutelare i lavoratori addetti alle attivita’ di manutenzione, rimozione, smaltimento e trattamento dei rifiuti contenenti amianto, nonche’ di bonifica delle aree interessate dalla presenza del materiale pericoloso. Il nuovo provvedimento presenta, pero’, alcune difficolta’ interpretative inerenti, per esempio, all’individuazione del lavoratore esposto, alle procedure autorizzative, all’esposizione e all’individuazione dei valori limite.

L’amianto e’ una sostanza che ha avuto numerosi impieghi a livello industriale e risulta ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale. In Italia costituisce un problema estremamente complesso che coinvolge aspetti economici, previdenziali, sanitari e ambientali. Sebbene la normativa italiana in materia sia tra le piu’ restrittive a scala europea e internazionale, risulta opportuno ricordare che, a distanza di oltre dieci anni dall’introduzione della legge 27 marzo 1992, n. 257,  che stabiliva la «cessazione dell’impiego dell’amianto» e, in particolare, il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto, di prodotti di amianto e di prodotti contenenti amianto, sono ancora presenti sul territorio nazionale circa 32 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto in matrice compatta e diverse tonnellate di amianto friabile, per un totale di circa 8 milioni di metri cubi di amianto puro.

Ancora oggi ci sono in Italia numerosi siti contaminati da amianto, di tipo industriale e no, pubblici e privati. Poiche’ questa sostanza e’ definita come cancerogena dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) e i materiali che lo contengono come pericolosi dal CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), e’ necessario definire un quadro completo a scala nazionale del rischio connesso a questo agente cancerogeno e, conseguentemente, gestirne l’utilizzo e la dismissione con opportune cautele ai fini della sicurezza degli ambienti di lavoro e di vita e della tutela dell’ambiente. Pertanto, tenuto conto che con il passare degli anni lo stato di degrado dei materiali comporta un notevole incremento del rilascio di fibre pericolose nell’ambiente, al fine di evitare esposizioni indebite di lavoratori o della popolazione, si sta procedendo a realizzare una mappa del rischio amianto che dia indicazioni sull’ubicazione geografica di questi siti e sull’urgenza degli interventi di bonifica da attuare. Inoltre, e’ stato recentemente emanato il D.Lgs. 25 luglio 2006, n. 257, in merito alla «Attuazione della direttiva 2003/18/CE relativa alla protezione dei lavoratori dai rischi derivanti dall’esposizione all’amianto durante il lavoro», per garantire i lavoratori addetti alle attivita’ di manutenzione, di rimozione, di smaltimento e di trattamento dei rifiuti contenenti amianto, nonche’ di bonifica delle aree interessate.



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