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M.O.: STILISTA PALESTINESE SFILA A ROMA, "LA MIA MODA PER LA PACE"
Sfilare a Gerusalemme in un grande evento di alta moda dedicato alle tre religioni e alla pace: e' il sogno di Jamal Taslaq, 41 anni, un'infanzia a Nablus e studi in Italia, primo e unico stilista palestinese ad aver calcato le passerelle della haute couture, vestendo regine come Rania di Giordania e vip di mezzo mondo, da Sharon Stone a Patty Pravo. Taslaq, che in via Veneto ha un atelier tutto suo, a marzo e' gia' riuscito nel miracolo di portare a Ramallah, nei Territori palestinesi, le sue creazioni, ispirate a un delicato connubio di morbidezze orientali e raffinatezza made in Italy. Ed ora, il 9 luglio, presentera' la sua nuova collezione autunno-inverno nei giardini dell'Ambasciata palestinese a Roma, in una sfilata dove non mancheranno celebrita' e sorprese. "Giusto un mese fa l'Italia ha deciso di elevare al rango di ambasciata la nostra rappresentanza diplomatica nella capitale. E' un passo importante a cui sono felice di rendere omaggio con questo evento", spiega in un'intervista all'AGI realizzata in collaborazione con la WAFA.
Il bianco e il nero - in un gioco di contrasti sempre in bilico tra due mondi - sara' il leit motiv della sfilata poiche' "la tensione degli opposti fa parte della nostra vita, come il buio e la luce, il bene e il male, il lutto e la gioia", proprio come ogni palestinese apprende sin dalla piu' tenera eta'. E, se tre mesi fa, sulla passerella di Ramallah, una modella sfilo' con un abito ispirato alla bandiera palestinese, anche in questa occasione Taslaq promette una sorpresa finale: "ci sara' un'esplosione di colori, un arcobaleno di pace, per portare un messaggio di vita e di speranza che vada oltre ogni confine. L'arte, del resto, ha sempre unito i popoli e forse anche con la moda si puo' fare la rivoluzione, facendo capire che le barriere non sono altro che prigioni". Ma di barriere Jamal - che ama ripetere che bisogna vestire l'anima prima del corpo - nella sua vita ne ha incontrate tante. L'ultima proprio lo scorso marzo, quando per arrivare nei Territori fu costretto a passare via Amman, non avendo potuto, in quanto palestinese, volare direttamente a Tel Aviv. "Ho dovuto fare un viaggio di due giorni", ricorda. Non solo: non gli e' stato permesso, come molti altri connazionali, di visitare Gerusalemme, dove avrebbe voluto compiere un breve tour con il suo staff. Nasce forse da qui il sogno di sfilare nella Citta' Santa, l'ultima grande sfida di un ragazzo che "ce l'ha fatta" , a differenza dei tanti che a Nablus sono rimasti e sanno cosa vuol dire "il timore di non avere un futuro". "Della mia infanzia ricordo i problemi dell'occupazione, il coprifuoco, le uniformi dei soldati e i gipponi che giravano nella citta'. Un bambino cresce in fretta, capisci subito che la vita non e' bella come te l'eri immaginata".
Ma Taslaq non e' come tutti gli altri e, mentre molti giovani vengono risucchiati nella violenza, lui continua a fantasticare sui vestiti e la moda. "Mi sentivo diverso, non riuscivano a capirmi". Finche', a 18 anni, decide di venire a studiare in Italia, riuscendo in poco tempo a proporre le sue collezioni sulla scena internazionale, da Amman a Kuala Lampur, da Roma a Marrakech. Oggi i suoi capi sono apprezzati e richiesti da personaggi del calibro di Rania, regina che e' divenuta un'icona del glamour. "Ha molta classe, sa vestire in ogni occasione. E' difficile che sbagli un abito", commenta Taslaq. Un po' diverso il caso della first lady americana, Michelle Obama, che secondo lo stilista "dovrebbe abbandonare le forme svasate e optare per linee morbide, magari un tailleur pantalone. Esalterebbero la sua semplicita' e il suo carisma, anche di mamma". Piu' abbottonato, invece, il giudizio sulla veste giallo canarino che Sua Maesta' Elisabetta ha sfoggiato per il royal wedding di Kate e William: "fa parte della tradizione britannica. I loro matrimoni sono un arcobaleno di colori". Ma sull'abito nuziale della neo-duchessa di Cambridge, Jamal e' convinto che si potesse osare di piu': "era bello, classico, ma avrei immaginato un tocco, seppur discreto, di maggior coraggio. E poi il velo non cadeva bene. Mi piacerebbe molto, un giorno, disegnare un abito per lei". Infine un consiglio alle ministre ma anche alle donne italiane: "non perdete la vostra femminilita' nel vestire. Lo ripeto sempre alle clienti che vengono da me. Talvolta si stupiscono di non vedere abiti esposti nel salone del mio atelieur. Aspetto sempre a mostrarli per capire prima la persona che ho davanti. La mia filosofia e' questa: partire dall'anima e poi, se possibile, immaginare un vestito che scenda in modo cosi' naturale, da non sentirlo nemmeno addosso. Quello, e' l'abito perfetto".





























