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CULTURA: NOSTALGIE PRUSSIANE, GERMANIA CELEBRA 300 ANNI FEDERICO

CULTURA NOSTALGIE PRUSSIANE  GERMANIA CELEBRA 300 ANNI FEDERICO
16:11 14 GEN 2012

Si e' aperto a Potsdam con lo spettacolo teatrale "Fritz" un ciclo di manifestazioni in onore di Federico il Grande di Prussia, di cui il 24 gennaio ricorrono i 300 anni della nascita. In Germania la ricorrenza ha grandissimo rilievo, con piu' di 20 nuove biografie, programmi tv, mostre, articoli di giornale e concerti. I grandi settimanali tedeschi fanno a gara nell'uso dei superlativi per raccontare il sovrano alto solo 1 metro e 59 che strappo' la Slesia all'Austria e catapulto' la piccola Prussia al livello delle maggiori potenze europee. Lo Spiegel ha titolato la sua copertina con "Federico il piu' Grande", mentre in riferimento alle guerre preventive di aggressione da lui compiute ed alla partecipazione della Prussia alla prima spartizione della Polonia parla di "immagine archiviata di Federico come l'uomo nero della storia tedesca". 'Die Zeit' parla invece del "vecchio Fritz" come del "primo e unico intellettuale mai salito su un trono europeo". Nel vantare le indubbie conquiste di civilta' messe in opera dal re prussiano, il settimanale estrapola gli effetti fino alla Germania attuale, quando spiega che "lo spirito di tolleranza, la sicurezza del diritto, il pluralismo ed il multiculturalismo di allora si ritrovano nella Bundesrepublik", con il corollario che Federico fu "il monarca tedesco in cui si puo' riconoscere il cittadino moderno".

In effetti tra le grandi ed incontestabili conquiste civili di Federico figurano l'abolizione della tortura, decretata per primo in Europa appena quattro giorni dopo l'ascesa al trono, oltre alla concessione della liberta' di stampa, emanata due giorni dopo. Due settimane piu' tardi veniva promulgata la liberta' di religione, con la famosa frase che "ognuno ha il diritto di diventare santo a modo suo". Gia' al momento di salire al trono nel 1740 Federico il Grande aveva dato prova della sua grande tolleranza religiosa, affermando che, se i turchi avessero deciso di stabilirsi in Prussia, "farei costruire per loro delle moschee". Un ampio risalto viene dato all'enorme lascito culturale di Federico, non solo quello letterario, con un'opera magna in 30 volumi, scritta rigorosamente in francese, lingua che parlo' molto meglio del tedesco e che utilizzo' sempre anche nella sua sterminata corrispondenza con Voltaire e le altre grandi menti del suo secolo, ma anche alla sua enorme produzione musicale. Grandissimo flautista, immortalato nel celebre dipinto di Adolph Menzel che lo ritrae mentre suona accompagnato al cembalo dal figlio di Bach, Carl Philipp Emanuel, al suo servizio per 30 anni, Federico il Grande ha lasciato alla posterita' la bellezza di 121 sonate per flauto, quattro concerti per lo stesso strumento e quattro sinfonie, la terza delle quali e' considerata unanimemente un capolavoro. Diverse case editrici musicali hanno nel frattempo inondato il mercato con numerosi cd, che restituiscono una grande varieta' dell'eccezionale talento musicale di un re che si considero' sempre "il primo servitore dello Stato".

Illuminato, ma assolutista nell'esercizio del governo, Federico il Grande non convoco' mai un consiglio dei ministri, ai quali chiedeva solo rapporti precisi e dettagliati, in seguito ai quali si limitava ad impartire gli ordini da eseguire con meticolosa celerita'. Mitico e' anche rimasto il fatto che riusci' a governare la Prussia con un apparato di appena 500 funzionari. Fino alla sua morte nel 1786 continuo' a lavorare ad un ritmo indefesso, alzandosi alle sei d mattina in inverno ed alle cinque in estate. La sua richiesta di essere sepolto sotto la terrazza del Castello di Sanssouci a Potsdam da lui disegnato, a fianco dei suoi due amati levrieri, venne esaudita solo nel 1991, con una grande cerimonia voluta da Helmut Kohl. Raccogliendosi dopo la vittoriosa battaglia di Jena del 1806 davanti alla sua tomba nella cripta in cui l'aveva fatto invece seppellire il suo successore, un grande ammiratore delle sue imprese militari come Napoleone spiego' ai suoi ufficiali che "se lui fosse ancora vivo noi non saremmo qui".

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