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AFGHANISTAN: MONO, L'AVAMPOSTO ESTREMO DEL CONTINGENTE ITALIANO
(dall'inviato Enzo Castellano)
Se non ci fosse Mono, le cose forse sarebbero ancor piu' complicate dal punto di vista militare in Afghanistan, almeno nell'area del nord-ovest. Ha un nome strano, inconsueto, per i piu' anche insignificante, questo presidio militare. Eppure e' quello che rappresenta il lembo di territorio afghano piu' lontano dove c'e' il contingente militare italiano, a cui e' affidata la regione ovest, al confine con il Turkmenistan. Mono e' fondamentale per la coalizione dell'Isaf. Perche' e' a brevissima distanza dal confine turkmeno, e' in quota per consentire una costante osservazione in corrispondenza della 'Bronze Road', quella con andamento nord-sud che collega il valico di confine di Mari Chaq con Bala Murghab. A Mono gli italiani hanno realizzato questo avamposto dove c'e' un plotone di una trentina di militari (uomini e donne), con dotazione armata di tutto rispetto tecnologico, coadiuvato da personale dell'ANA, l'esercito nazionale afghano. Si lavora insieme in una prospettiva di transizione, secondo il piano Isaf. Sono quattro le COP (Combat Outpost) ubicate in quota che dipendono dalla Task Force North italiana che ha base a Bala Murghab (nella provincia del Badghis), alle dipendenze del Regional Command West e affidata in questa fase al 151mo Reggimento fanteria della Brigata 'Sassari'.( Ci sono Croma, Victor, Highlander e, appunto, Mono. Tutti servono ad osservare e al pronto intervento in corrispondenza appunto delle principali vie che portano nella Valle del Murghab: l'itineriario 'Lithium', proveniente da est; l'itinerario Highway 1 proveniente da sud e va ad est dopo aver attraversato Bala Murghab, e - come detto - l'itinerario 'Bronze', il piu' delicato. "COP Mono e' fondamentale, e' indicato come 'strong point'", spiega il colonnello Luigi Viel, comandante del 151mo Reggimento fanteria 'Sassari', al quale compete l'organizzazione, il coordinamento, la gestione di tutte le attivita' - comprese anche quelle non prettamente militari - della Task Force North nell'area dell'avamposto di Bala Murghab. Fondamentale perche' "tutte le attivita' nel nord Afghanistan cominciano da qui. Mantenere questo punto - aggiunge Viel - e' fondamentale per l'Isaf. Sappiamo che c'e' contrabbando al confine turkmeno, questa e' una zona di passaggio ed e' importante presidiarla, osservarla con attenzione". E che si tratti di un'area delicata lo testimonia anche il fatto che la transizione dall'Isaf all'ANA e all'ANFS (le forze di sicurezza afghane) avverra' tra 18 mesi, e non prima come invece altrove. Per avere un'idea della situazione geografica e delle difficolta' logistiche, basti pensare che per arrivare da Herat - sede del Regional Command West, da fine settembre affidato al generale di brigata Luciano Portolano, comandante della brigata 'Sassari'- a Bala Murghab, sede della Task Force North, occorrono almeno 5-6 giorni per coprire con convoglio su strada la distanza di 175 km, oppure un volo di 75 minuti in elicottero (che atterra, scarica e riparte subito perche' per ragioni di sicurezza non puo' sostare in area). Poi da Bala Murghab al presidio di Mono ci sono appena 12,5 km ma servono circa due ore, quando la strada - accidentata, di asfalto nemmeno un millimetro - e' asciutta, perche' diversamente i tempi si dilatano. E comunque ci si arriva con il blindato Lince, con marcia lenta e attenta da parte del convoglio dei militari italiani, che scrutano tutt'intorno e subito fermano la colonna di mezzi non appena si nota del terreno smosso, dove forse potrebbe nascondersi uno Ied, un ordigno improvvisato. La colonna sale in quota per rifornire il presidio e favorire il cambio turno, oltre che controllare il territorio. Ai lati della strada procedono afghani con i loro asinelli carichi di mercanzie o altro, spostandosi da un villaggio all'altro. Al passaggio dei Lince si fermano oppure si tengono ancora piu' di lato, a stento uno sguardo a quello che accade intorno. I bambini sono invece piu' diretti: salutano, per qualche metro corrono - qualcuno anche scalzo, e la temperatura e' vicina allo zero e comunque il terreno e' accidentato - e piu' o meno affiancano la colonna, si portano la mano alla bocca facendo intendere che hanno fame. E sorridono, sorridono tanto, non mostrano delusione se non ricevono qualcosa. I mitraglieri dei blindati tengono d'occhio in particolare le motociclette, il mezzo motorizzato piu' diffuso in Afghanistan, specie su queste strade tortuose, e prontamente fanno cenno ai motociclisti di bloccarsi quando incrociano la colonna; potranno ripartire solo quando l'ultimo mezzo del convoglio si sara' allontanato nella direzione opposta. Qualcuno fa finita di non capire, ma basta un gesto deciso con la mano del militare perche' il motociclista si blocchi. A COP Mono comanda il capitano Fabio Arzu, il quale spiega che qui "si fa attivita' di osservazione, pattugliamento motorizzato e a piedi". Ma non solo attivita' militare: "Ci sono infatti frequenti contatti con le autorita' locali, con i leader dei villaggi per capire cosa serva. E poi abbiamo attivato il Medicap, cioe' una prima assistenza medica di base. E ancora, facciamo donazioni di viveri e altro che serva alla comunita', nei limiti delle disponibilita'". A ricevere le donazioni - spiega il colonnello Viel - sono i 'district manager', persone autorizzate in questo ruolo dalle autorita' governative afghane, in questo caso quella della provincia del Badghis. - E il tutto "sempre fatto in modo che la popolazione locale percepisca questo sostegno come proveniente dall'autorita' afghana legittima con il supporto dell'Isaf". In quel momento il turno di guardia con osservazione costante di quell'area della 'Bronze road' e' affidato a Marco Podda e Valeria Urru, e i due sono attenti a cogliere ogni movimento giu' a valle. Dall'altra parte, su una cima piu' in alto, c'e' un posto di osservazione dell'ANA, raggiungibile solo a piedi, e infatti in lontananza si vede un piccolo gruppo di militari, con al seguito un asinello da soma che porta i rifornimenti, che sale per dare il cambio agli altri. Una vita quasi da eremiti per gli italiani, qui a Mono, se non fosse per le linee telefoniche militari che alimentano i collegamenti con la Fob (base operativa avanzata) 'Columbus' di Bala Murghab. E come a Mono, lo stesso si fa nelle altre COP (Croma, Victor e Highlander) e ancor piu' a Bala Murghab, il piu' grande dei sette distretti del Badghis, con 285mila abitanti a maggioranza di etnia pashtun, quindi ci sono i tagiki, i turkmeni e gli uzbeki. Nell'avamposto ci sono 430 militari italiani, e poi nuclei afghani, statunitensi, anche con unita' delle forze speciali scelte, in tutto un migliaio. Sono una settantina i punti di osservazione e vigilanza realizzati nel tempo e proprio dal primo gennaio sono scattate le operazioni 'invernali', con affidamento della responsabilita' alle forze di sicurezza afghane. "Si vuole creare un ambiente sicuro per la popolazione - dice Viel -, favorire lo sviluppo. In tre mesi di lavoro (da quando c'e' la brigata 'Sassari', ndr) e' stata piu' che raddoppiata l'area di sicurezza". E c'e' stata anche la distribuzione piu' volte di viveri in aggiunta alle operazioni, oltre ad attivita' di assistenza sanitaria. Ci sono stati anche interventi finalizzati allo sviluppo, come la sistemazione di canali idrici, riparazioni a edifici scolastici e a una clinica. Nell'ambito della governance ci si incontra con le autorita' locale per favorire stabilita', sicurezza, sviluppo. "Gli insurgents ci sono - dice Viel - e nell'area nord stanno cercando di frenare l'espansione dell'Isaf, ma senza successo visto che ormai siamo arrivati vicini al confine con il Turkmenistan. Gli insurgents tengono sotto pressione la popolazione, ma anche qui con scarsi risultati perche' la gente, quando puo' scegliere, sceglie la parte governativa, sceglie l'Isaf. Il problema e' quindi dare alla popolazione locale la possibilita' di scegliere". La minaccia maggiore e' costituita dagli Ied: "I ribelli non sono in grado di attaccare una COP o un compound come Columbus, e allora cercano di sfruttare le opportunita' secondarie che il territorio offre loro". In tre mesi gli uomini del 151mo reggimento hanno bloccati 27 insurgents, sequestrato armi, munizioni ed esplosivi, e anche droga. "Il consenso della popolazione - conclude Viel - e' sicuramente il termometro della situazione".





























