Direttore Responsabile: Giuliano De Risi |
Rss feed |
(AGI) - Roma, 19 nov - Ridotta la quota di cattura del tonno
rosso nel Mediterraneo e nell'Atlantico Occidentale a 13.500
tonnellate. Ancora una volta vincono, per invasione di campo,
gli ambientalisti. Questa e' l'amara considerazione dell'Unci
Pesca. La decisione presa a Recife in Brasile dall'Iccat - la
Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi -
ha creato un vero scompiglio nel settore e per i pescatori che
svolgono la loro attivita' nell'ambito della cattura del Tonno
Rosso; comparto tradizionale della pesca italiana. Una
sentenza, questa, scaturita alla fine dei lavori, nonostante la
difesa da parte del Governo italiano, verso il quale l'UNCI
PESCA esprime gratitudine, soprattutto nei confronti del
Sottosegretario con delega alla Pesca, Antonio Buonfiglio. Solo
in Campania, a causa di questa decisione, chiuderanno oltre
venti aziende di pesca addette al Tonno Rosso, con una ricaduta
notevole (in negativo) in termini occupazionali ed economici.
In particolare, per le tante famiglie che vivono di tale
attivita'. Infatti, quello del Tonno Rosso, rappresenta uno dei
comparti produttivi, piu' importanti della pesca italiana.
L Unci Pesca ritiene che le riduzioni di cattura degli
ultimi anni, l'inasprimento dei controlli anche se potevano
essere compensativi e sufficienti per dare un piano adeguato di
gestione della risorsa, per chi investe in questa attivita' e
per la salvaguardia della specie, oggi appaiono eccessive
perche' secondo quanto osservano gli stessi pescatori, la
risorsa sembra godere di ottima salute e di condizioni
migliori, rispetto a quanto stimato dagli ambientalisti e da
alcuni ricercatori. Forse - commenta l'Unci Pesca - e' il
pescatore, oggi, l'unica vera specie in estinzione, privo di
protezione e di ulteriori risorse economiche e di reinserimento
lavorativo.