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Di Battista sbaglia, il muro che Trump vuole completare non l'ha iniziato Clinton

di La Pagella Politica di AGI

In un lungo post su Facebook del 24 gennaio in cui affronta, tra le altre cose, la linea di politica estera del M5S, Alessandro Di Battista afferma: “il muro (che Trump vorrebbe ampliare) l'ha iniziato Clinton nel 1994”.

Diverse fonti italiane danno la stessa versione di Di Battista, tra cui Wikipedia: la costruzione di recinzioni e barriere di separazione lungo il confine tra Usa e Messico, per fermare l’immigrazione irregolare e il contrabbando, ha avuto inizio nel 1994, durante la presidenza Clinton. Andando tuttavia a verificare sulle fonti americane, la questione si complica notevolmente.

La costruzione del muro è iniziata nel 1990, con Bush padre

Secondo uno studio del Congressional Research Service del 2009, i primi lavori di costruzione di barriere fisiche lungo il confine iniziano nel 1990, durante la presidenza di George H.W. Bush. La polizia di frontiera elaborò allora la strategia “Prevenzione attraverso la Deterrenza”, in base alla quale – tra le altre cose – iniziò a costruire recinzioni e ostacoli sul confine, in particolare nell’area di San Diego. Il primo tratto, di 14 miglia (22,5 km), fu completato nel 1993. Nello stesso periodo altre barriere fisiche vennero erette dalla polizia di frontiera in Arizona e Texas.

Nel 1994 il presidente Clinton approvò le operazioni Gatekeeper, Hold the Line e Safeguard. Tuttavia, in base allo studio sopra citato e a questo documento del Dipartimento di Giustizia Usa, le operazioni Gatekeeper, Hold the Line e Safeguard ebbero soprattutto la caratteristica di creare una “barriera umana” di agenti di polizia, dislocati lungo il confine su tre livelli, in grado di respingere gli ingressi irregolari. I lavori di costruzione delle barriere erano stati soprattutto antecedenti a tali operazioni, tra il 1990 e il 1993.

 

 

La "barriera umana" voluta da Clinton

Dick Morris, ex campaign manager di Bill Clinton poi divenuto suo aspro critico, ha di recente dato una ricostruzione diversa. Morris ha sostenuto lo scorso agosto – durante la campagna elettorale americana - che “il primo muro è stato costruito da Clinton nel 1993-94 lungo il confine con la California, lungo 325 miglia e alto 20 piedi”.

Non è stato possibile riscontrare su fonti affidabili questa dichiarazione e anche i media americani non hanno dato peso alle affermazioni di Morris, la cui reputazione non si è mai risollevata dopo che Clinton lo allontanò in seguito a uno scandalo nel 1996. Il dato non si trova nei documenti del Dipartimento di Giustizia e del Congressional Research Service sopra citati, in particolare dove si elencano gli effetti dell’operazione Gatekeeper (ad esempio: aumento del personale +150%, parco mezzi +152%, occhiali a infrarossi notturni da 12 a 49, eccetera). Né viene menzionato in questa ricostruzione della storia del muro nell’area del quotidiano locale “The Voice of San Diego”.

Tanto l’articolo quanto lo studio del servizio ricerca del Congresso, parlando di barriere, passano dal periodo 1990-93 al 1996, in particolare all’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act (IIRIRA), votato dal Congresso durante la presidenza Clinton. Questa legge autorizzava la costruzione di altre barriere fisiche (una recinzione tripla in particolare) lungo le stesse 14 miglia già militarizzate, per un costo massimo di 12 milioni di dollari.

La svolta nel 2006, 700 miglia al confine

La vera svolta tuttavia arrivò solo durante la presidenza di George W. Bush, nell’ottobre 2006, con The Secure Fence Act. Con esso venne predisposta la costruzione di barriere fisiche lungo circa 700 miglia (1.126 km) di confine (poi ridotte di poco), oltre ad altre misure di sicurezza. La legge fu votata, oltre che dai repubblicani, anche da 26 senatori democratici, tra cui Hillary Clinton e Barack Obama.

 

Nel 2011 Obama, da presidente, annunciò il completamento della barriera voluta da The Secure Fence Act, con 649 miglia su 652 previste terminate. Ci fu polemica da parte dei repubblicani, perché molti tratti della barriera erano ritenuti troppo facilmente superabili da persone a piedi e nel complesso l’opera non era all’altezza delle aspettative suscitate da George W. Bush.

Il muro completato da Obama nel 2011

La questione degli ingressi irregolari attraverso il confine meridionale degli Usa è dunque rimasta di attualità fino all’ultima campagna elettorale, con l’impegno di Donald Trump in caso di vittoria di erigere un muro lungo l’intero confine col Messico (lungo 1.990 miglia, cioè 3.200 km). Una promessa che non ha mancato di suscitare ironia, provocazioni e preoccupazioni. Divenuto presidente, Trump ha già ribadito più volte (ad esempio su Twitter) la volontà di costruire l’opera ciclopica promessa.

Di Battista, nel complesso, pare avere più torto che ragione. I primi embrioni di muro risalgono a Bush padre e non a Bill Clinton. Il grande balzo in avanti nella costruzione di una barriera si ha sotto Bush figlio, con The Secure Fence Act. L’operazione Gatekeeper targata Clinton, come abbiamo visto, non si occupava in primo luogo delle barriere fisiche.

Infine il muro che pare avere in mente Trump – ma questa è solamente una previsione – non sembra tanto il completamento di quel che hanno lasciato i suoi predecessori quanto qualcosa di nuovo e diverso. Ma su questo punto Trump ha dovuto ammettere che in alcune parti potrebbe restare una barriera come quelle attuali.


25 gennaio 2017 ©