Usa 2016

Trump vince e umilia Rubio in Florida, Clinton in volata

Houston - Donald Trump umilia Marco Rubio in Florida, costringendolo al ritiro, mentre Hillary Clinton straccia Bernie Sandars aggiudicandosi quattro dei cinque stati in palio al terzo super martedi' di primarie americane. Mancano ancora i risultati del Missouri dove l'esito si deciderra' sul filo di lana, sia per i democratici e sia per i repubblicani. E se John Kasich e' riuscito a trionfare nel suo Ohio, accaparrandosi tutti e 66 i delegati in palio, la sua corsa per la nomination resta decisamente in salita con un bottino di appena 136 delegati contro i 1.237 necessari per l'incoronazione Gop. Trump ha vinto anche nella Carolina del Nord e in Illinois. 

Per Ted Cruz la serata e' stato un flop ma non ha perso tempo e ha subito corteggiato gli elettori di Rubio. "Vi accogliamo a braccia aperte" ha dichiarato il senatore texano, presentandosi come l'unica alternativa a Trump. Rubio lascia 163 delegati in eredita'. "Dobbiamo unire il partito", e' stato l'appello di Trump che ha superato indenne le polemiche per le violenze ai suoi comizi e gli attacchi di tutti i suoi avversari, a partire dai repubblicani. 

Rubio, ascesa e caduta del nuovo volto dei repubblicani

Il tycoon newyorchese si e' portato a casa il premio piu' ambito, la Florida e i suoi 99 delegati Gop. Il trionfo di Kasich in Ohio gli ha tuttavia impedito l'en plein. "Nessuno mai nella storia politica e' stato oggetto di cosi' tanti spot negativi. Spiegatemi voi allora, visto che io non posso, per quale motivo i miei numeri sono in crescita", ha esultato Trump, ringraziando la sua famiglia e in particolare Baron, suo figlio di 9 anni che "non vedo mai - ha sottolineato - e che mi chiede sempre quando torno a casa. Domenica e' il suo compleanno". Poi l'avvertimento: si rischiano "disordini" qualora i repubblicani non assegnassero a lui la nomination del partito, magari sostenendo che per poche decine dei delegati in palio non ha raggiunto la necessaria maggioranza per la conveniton di luglio nell'Ohio.

Kasic, il terzo uomo che può sparigliare la convention

 

 

Sul fronte democratico, l'ex first lady ha aumentato il suo vantaggio su Sanders con le vittorie in Florida, Ohio, Carolina del Nord e Illinois dove e' nata e cresciuta. "Ci stiamo avvicinando sempre di piu' alla nomination del partito democratico e alla vittoria di queste elezioni a novembre", ha commento Hillary con la voce rauca, sul palco di West Palm Beach, in Florida. "La nostra campagna ha ottenuto piu' delegati di tutti", ha aggiunto l'ex first lady. "Non consentite alla gente di impedirvi di pensare in grande", ha affermato il senatore del Vermont a Phoenix, in Arizona, senza menzionare esplicitamente l'esito della serata.

La disfatta in casa ha invece messo fine alle ambizioni presidenziali del 44enne Rubio, senatore della Florida al suo primo mandato. "Dopo questa notte e' chiaro che non ci troviamo dalla parte giusta. Quest'anno non saremo dalla parte del vincitore", ha dovuto ammettere mentre dalla platea qualcuno gli urlava, un po' come una persecuzione, "Trump for President". (AGI) 


16 marzo 2016 ©
13/03/2016 20:59

Roma - Alle gazebarie del centrodestra per sindaco di Roma si e' espresso un numero di romani "vicino a 50 mila". Lo ha detto Guido Bertolaso, unico candidato, nella conferenza stampa di presentazione dei risultati della consultazione: "Anche se ci fossero alcune migliaia di voti ripetuti - ha aggiunto - avremo superato i 40 mila e passa...". Per Bertolaso si tratta di un risultato molto positivo, per il quale ha ringraziato Berlusconi, ma anche Giorgia Meloni e il leader della Lega Salvini, che "con il suo agire ha scatenato una reazione positiva dei romani". Bertolaso ha ribadito la sua parola d'ordine "tolleranza zero contro il degrado" e ha rilevato: "Se andiamo uniti e compatti il percorso sara' estremamente positivo per la citta'".

"Io ci sono comunque" ha aggiunto Bertolaso a Fuori Onda su La7: "I romani hanno detto quello che pensano, forte e chiaro. Sono andati a votare in numero maggiore di quelli che hanno partecipato alle primarie del Pd. Sto gia' lavorando a squadra e programma".

Brunetta, da gazebo risultato straordinario

"Abbiamo fatto, tutti insieme, qualcosa di straordinario. In poco meno di una settimana Forza Italia, insieme al Comitato per Bertolaso sindaco, ha organizzato, in nome di tutto il centrodestra, una consultazione animata da 140 gazebo in giro per tutta la citta' di Roma" ha commentatoe Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che ha aggiunto: "I cittadini hanno risposto con entusiasmo, con una partecipazione le cui stime superano di gran lunga anche le piu' rosee previsioni che potevano essere fatte alla vigilia. Una prova di grande vitalita' e di orgoglio, la voglia concreta di consegnare alla citta' di Roma un futuro migliore. Avanti tutta. Tutti con Bertolaso. Uniti si vince".

Meloni chiede incontro a Berlusconi e Salvini

"Guido Bertolaso puo' essere un buon candidato e un buon sindaco se riesce a unire le forze di centrodestra. Se riesce a farlo e a vincere le perplessita' che ancora diverse persone hanno, Fratelli d'Italia sara' con lui come lealmente ha fatto dall'inizio" ha detto da parte sua il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che ha aggiuto: "Se si presta a strumentalizzazioni che forse sono utili a tutelare un partito ma che sicuramente danneggiano i romani, allora saremo costretti a fare scelte diverse.  Chiedo, invece, un incontro risolutivo a Berlusconi e Salvini nella giornata di domani. Metto a disposizione anche la mia candidatura come gesto di amore e responsabilita'".

Ma il leader della Lega ribadisce il suo 'no' alla candidatura di Bertolaso: nella capitale, "come in qualsiasi altra citta', una persona che pensa che gli zingari vadano aiutati e che invece di sgomberare i campi rom vuole risolvere il problema togliendo i cassonetti dalle strade non puo' essere sostenuto dalla Lega e da Noi con Salvini. Se invece Giorgia Meloni decidesse di candidarsi noi la sosterremo".

A Milano si ritira la candidata a sindaco dei Cinque Stelle

Intanto a Milano Patrizia Bedori, candidata del M5S a sindaco, ha gettato la spugna. "Non ce la posso fare a livello umano. Ho capito che non sono tagliata a fare questo. Nessuno me lo ha chiesto, e' una mia decisione", ha detto nel corso di una riunione del movimento grillino nel capoluogo milanese. "Non mi ritiro - ha aggiunto Bedori - ma faccio un piccolo passo di lato. Saro' nella lista se mi permetteranno. Vi chiedo unita'". Bedori ha detto ancora: "Devo riprendermi la mia vita, non ho vissuto per quattro mesi e devo tornare alla mia famiglia. Non c'e' Grillo, non c'e' Casaleggio, non c'e' Fo, non c'e' nessuno che mi ha fatto pressioni. Per me uno vale uno. Purtroppo non so gestire i mass media, li subisco e questo e' un mio limite". (AGI) 

12/03/2016 21:41

Perugia - "Nessuna lezione da chi distrusse il centro sinistra e l'Ulivo consegnando l'Italia per vent'anni a Berlusconi". La reazione del presidente del consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, si è fatta attendere, ma è arrivata forte e chiara - nonostante i chilometri che separano Roma da Perugia - agli esponenti della minoranza dem, riuniti a San Martino in Campo. Un intervento davanti ai ragazzi di Classe Democratica in cui il segretario del Partito Democratico ha risposto punto su punto alle critiche di questi giorni, a cominciare dall'accusa di snaturare i valori del partito, ignorando le comuni radici uliviste.

"Renzi sta davvero passando il segno, non tocchi l'Ulivo o stavolta mi sentirà davvero", ha sibilato Bersani lasciando in serata il seminario sulla Libia, ospite Massimo D'Alema. Ma la giornata aveva fatto registrare un nuovo fronte dello scontro. La minoranza dem ha rimesso nel mirino l'Italicum, con Bersani a ribadire "ne penso tutto il male possibile" e il senatore Miguel Gotor a condizionare il voto al referendum alla modifica della legge. Il premier non sembra avere orecchio per questi argomenti e, dal palco della scuola di formazione delle nuove leve democratiche, rivendica di aver messo al sicuro l'ispirazione originaria del partito prevedendo il premio alla lista, anziché alla coalizione. "Alcuni di quelli che mi accusano di voler fare coalizione con la destra sono gli stessi che non volevano il premio alla lista. Ma finché ci sarà il premio alla lista, il Pd sarà il partito maggioritario immaginato da Veltroni".

Il secondo terreno di scontro sono le primarie. "Esiste un disegno per screditare le primarie come strumento", spiega, "il principio del 'chi perde se ne va' non mette in discussione le primarie, ma mette in discussione il partito". E qui il segretario conferma indirettamente la fiducia a Matteo Orfini - "negli ultimi tempi siamo d'accordo su tutto" - nonostante il caso del numero delle schede bianche 'gonfiate' a Roma. Più prudente su Napoli, Renzi vuole attendere la fine delle verifiche da parte degli organi di garanzia del partito. Alla fine, però, spiega che se sarà confermata la vittoria di Valente, il partito dovrà lavorare tutto per lei e per "fare ripartire la città di Napoli".

Ormai, la resa dei conti a distanza è partita e, allora, perché lasciar da parte vecchie ruggini e incomprensioni, come il famoso "Enrico stai sereno" rivolto all'ex presidente del consiglio, Letta? "Ma quale golpe", spiega il segretario, "il Paese era bloccato, nessuno ricorda un solo provvedimento fatto nel primo anno di legislatura. Allora mi hanno detto 'segretario tocca a tè. Io volevo continuare a fare il sindaco, come dimostra la lunga serie di inaugurazioni che mi ero preparato". E con quel "segretario tocca a te" Renzi sembra richiamare tutto il partito alla responsabilità di quella scelta. E quasi a dare il colpo di grazia, Renzi si lancia in una lezione sull'essere di sinistra dedicata, sulla carta, ai ragazzi in platea ma che aveva come destinatari le donne e gli uomini riuniti a Perugia ad ascoltare Massimo D'Alema, l'origine del duro scontro delle ultime ore. Lui, l'ex presidente del consiglio, avverte i giornalisti di non voler parlare altro che di Libia e, dopo aver salutato in Roberto Speranza l'ideatore di questa necessaria iniziativa per il rilancio della sinistra, riserva addirittura un complimento al premier per la prudenza dimostrata sulla vicenda Libia. Alla fine dei lavori, la tensione degli esponenti della minoranza dem è palpabile. Speranza sottolinea che "da un segretario ci si aspetterebbe un lavoro per l'unità del partito e non offese alla minoranza". (AGI) 

09/03/2016 15:44

Napoli - La Commissione di garanzia delle primarie di centrosinistra, presieduta da Giovanni Iacone, chiamata a decidere sul ricorso presentato nel tardo pomeriggio di ieri da Antonio Bassolino sul voto in cinque dei 78 seggi aperti domenica scorsa, da lui giudicato irregolare, anche sulla base di immagini registrate dai reporter del sito Fanpage ha giudicato "irricevibile" a maggioranza il ricorso presentato dall'ex sindaco di Napoli. Una decisione che, in mattinata, Bassolino aveva anticipato e criticato su Facebook: "Qualcuno ha già emesso il verdetto, prima che gli organi competenti abbiano esaminato i fatti. E' una sentenza preconfezionata", ha scritto Antonio Bassolino. 

Caos primarie a Napoli, Antonio Bassolino "sono disgustato"

Il ricorso è stato giudicato inammissibile da otto componenti della commissione, mentre solo uno, Fabio Benincasa, rappresentante di Centro democratico, ha votato a favore di Bassolino. In precedenza, si erano allontanati dai lavori per protesta, sottolineando come "già scritto" l'esito, due dei componenti della commissione, Vincenzo Serio, che il ricorso lo aveva presentato e firmato, e Antonio Guadagno, anche lui considerato in quota Bassolino.

Bersani, grave intervento vertici. Elettori disorientati

Il ricorso, inviato da Vincenzo Serio, che è componente della Commissione, avrebbe potuto capovolgere l'esito della consultazione del 6 marzo, dato che lo scarto di voti tra il vincitore, il deputato Valeria Valente, e l'ex sindaco di Napoli, Bassolino era di 450 preferenze. Un altro componente della Commissione, Antonio Giordano, aveva proposto una diretta streaming della riunione, proposta respinta dal partito.

La Commissione del Pd chiude il caso-Napoli, ma la ferita resta apeta e rischia di compromettere la credibilità di un'istituzione democratica e popolare come le primarie. Malgrado il caos a Napoli e le critiche per il flop di affluenza a Roma, Roberto Speranza, esponente della minoranza interna Pd, difende le primarie "che sono un fatto identitario del partito democratico. Se le primarie hanno un ruolo nel nostro Paese penso sia arrivato il momento di una legge ad hoc, con albi di iscritti. C'è già una proposta normativa. Rinunciare alle primarie significherebbe buttare il bambino con l'acqua sporca". Ciò detto, il caos di Napoli è un autogol e, in attesa di sapere la decisione sull'esito delle votazioni, ha detto: "Serve il massimo rigore su quanto accaduto a Napoli. Spero che la commissione di garanzia faccia la massima chiarezza su quanto avvenuto con grande rigore". (AGI)

09/03/2016 09:31

Roma - "Lo stadio della Roma si può fare a patto di rispettare due paletti che sono legalità e trasparenza". Il candidato del Pd al Campidoglio, Roberto Giachetti, a Rai Radio 1 risponde agli ascoltatori. "Si tratta di investimenti di cui questa città ha bisogno", spiega. "La nuova dirigenza di Atac sta facendo piazza pulita. Io non ho alcun furore ideologico, ma solo un ebete potrebbe pensare oggi di privatizzare un'azienda piena di debiti", aggiunge poi parlando dell'Ama. 

Primarie Pd: vincono i candidati renziani

A Rai Radio 1 interviene anche Roberto Speranza. Il parlamentare del Pd, esponente della minoranza interna al partito, ribadisce che le primarie sono necessarie, "sono uno strumento di partecipazione dal basso. Ora bisogna sostenere tutti insieme i candidati del Pd che hanno vinto - aggiunge -. Però non bisogna sottovalutare l'astensionismo. Roma e Napoli le città più importanti e quando a Roma c'è un crollo del cinquanta per cento e a Napoli si passa da 55 mila persone ai gazebo a 40 mila significa che c'è un disagio nell'elettorato rispetto al quale occorre riavvicinare le persone al nostro partito". Per Speranza "Se togli la tassa della casa anche ai miliardari un pezzo del nostro mondo non lo capisce, se alzi il tetto al contante un pezzo del nostro elettorato non capisce. Io che voglio bene al Pd dico: lavoriamo per riavvicinare un pezzo del nostro elettorato che ha dato un segnale di disagio in queste primarie". Anche il continuo "amoreggiare con Verdini non ha aiutato il nostro popolo a sentirsi un pezzo di Pd. Oggi siamo tutti a sostegno dei candidati scelti domenica".

Caos primarie a Napoli, Bassolino presenta ricorso "sono disgustato"

Speranza difende le primarie "che sono un fatto identitario del partito democratico. Se le primarie hanno un ruolo nel nostro Paese penso sia arrivato il momento di una legge ad hoc, con albi di iscritti. C'è già una proposta normativa. Rinunciare alle primarie significherebbe buttare il bambino con l'acqua sporca". Ciò detto, sottolinea l caos di Napoli. "Serve il massimo rigore su quanto accaduto a Napoli. Spero che la commissione di garanzia faccia la massima chiarezza su quanto avvenuto con grande rigore". (AGI)