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SOLDATI, A GAZA ORDINE ERA DI NON RISPARMIARE CIVILI

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SOLDATI, A GAZA ORDINE ERA DI NON RISPARMIARE CIVILI

(AGI) - Gerusalemme, 15 lug.- Gli ordini erano chiari: sparare per primi e non esitare a usare i palestinesi come scudi umani. E' un soldato israeliano della Brigata Golan a rivelare le disposizioni date dal comando durante dell'operazione 'Piombo fuso' nella Striscia di Gaza. Il quotidiano Haaretz pubblica alcuni stralci del rapporto messo a punto dall'organizzazione 'Rompere il silenzio' che ha raccolto le testimonianze dei soldati impegnati nell'offensiva del gennaio 2008. Il soldato, tuttavia, sottolinea di non aver mai visto palestinesi usati come scudi umani, anche se i comandanti gli riferirono che era una pratica in vigore. E' l'ennesimo colpo alla Israeli defense force dopo le accuse di violazioni avanzate da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch e che l'esercito si e' subito affrettato a negare. Secondo il racconto ripetuto da un sergente israeliano al reporter di Haaretz, i palestinesi venivano spesso mandati dentro le abitazioni per verificare se ci fosse qualcuno prima dell'irruzione dei militari. Una pratica - chiamata 'procedura Johnny' - gia' impiegata durante la seconda Intifada e bocciata come inumana dalla Corte suprema israeliana nel 2005. In un episodio riferito dal sergente, gli israeliani avevano localizzato tre miliziani palestinesi asserragliati in un casa. Era stato chiesto l'intervento degli elicotteri che avevano bombardato l'abitazione. Per verificare che i miliziani fossero morti, un civile era stato costretto a entrare nell'edificio pericolante. Ne era uscito dicendo che i tre erano ancora vivi e cosi' l'esercito aveva ordinato un nuovo raid aereo. Ancora il palestinese era stato costretto a entrare e ne era uscito dicendo che due erano morti ma il terzo era ancora vivo. Era stato allora chiesto l'intervento di un bulldozer che aveva iniziato a demolire la casa. Solo allora il miliziano si era deciso ad arrendersi e a consegnarsi ai soldati. L'organizzazione 'Rompere il silenzio' cita le testimonianze di una trentina di soldati secondo cui l'ordine del Comando era di minimizzare a ogni costo le perdite tra i militari per non perdere il sostegno dell'opinione pubblica. "Meglio colpire un civile che esitare a sparare su un nemico" era la direttiva, "nell'incertezza, uccidete. Nella guerriglia urbana chiunque e' tuo nemico e non ci sono innocenti". Laconico il commento dell'esercito, secondo cui "dalle testimonianze pubblicate e dalle indagini condotte dall'Idf, appare chiaro che i soldati hanno operato nel rispetto del diritto internazionale". Secondo fonti palestinesi, tra le 1.417 vittime dell'operazione 'Piombo fuso' ci furono 926 civili; secondo l'esercito israeliano il bilancio fu di 1.166 morti tra cui 295 civili.

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