Europa

Brexit, contrari anche gli ufficiali militari "più sicuri in Europa"

 Londra - Dopo le imprese britanniche il no all'uscita della Gran Bretagna dall'Europa arriva anche da 13 alti ufficiali militari britannici. In una lettera di supporto i militari hanno sottolineato come la Gran Bretagna sia "piu' sicura in Europa" contro "le minacce globali". La missiva, diffusa da Downing Street, residenza del primo ministro conservatore David Cameron, e' stata firmata da ex ufficiali operativi dell'esercito, della Raf (l'aeronautica) e della Royal Navy (la marina militare britannica), tutte figure che tuttavia conservano i loro titoli. Fra questi, l'ammiraglio Alan West, ex 'first sea lord' della marina, e il generale John Kiszeley, ex direttore generale della scuola nazionale della Difesa.

Gli imprenditori britannici sono contrari al Brexit

"Il ruolo del Regno Unito nell'Unione europea - si legge nella lettera - rafforza la sicurezza di cui beneficiamo facendo parte della Nato, aggiunge capacita' e flessibilita' in termini di cooperazione nella difesa e ci permette di esercitare un piu' grande potere sul palcoscenico internazionale". Fra le minacce da fronteggiare assieme all'Europa, gli alti ufficiali indicano chiaramente l'Isis e la Russia. (AGI) 


24 febbraio 2016 ©
23/02/2016 09:35

Londra - La questione Brexit appassiona il Regno Unito. Diversi sondaggi effettuati nella serata di ieri hanno mostrato come la presa di posizione del carismatico e vulcanico sindaco di Londra, Boris Johnson, abbia dato un forte impulso al dibattito, alle discussioni e all'interesse sul rapporto fra Gran Bretagna e Unione europea.

I quotidiani in edicola definiscono il contesto in cui si gioca la partita addirittura "elettrizzato" dal primo cittadino della metropoli inglese, che ha sciolto ogni riserva nella giornata di domenica decidendo di unirsi al fronte degli euroscettici a favore dell'uscita del Paese dal recinto comunitario.

Secondo un sondaggio Bmg, almeno il 9% dei britannici cambiera' opinione rispetto alla questione seguendo quanto indicato da Johnson, conservatore che tuttavia piu' volte si e' discostato dalla posizione ufficiale del partito dei Tory. Altri analisti, come quelli della banca Citi, hanno invece sottolineato come la posizione del sindaco possa influire sull'esito anche per un 30 o 40%, contro il 20% di pochi giorni fa. I sondaggisti spiegano tutto questo interesse per il primo cittadino con il fatto che finora le due campagne, quella pro e quella contro la Brexit, non hanno avuto fra le loro truppe personaggi veramente carismatici. Fino all'arrivo del biondo e anticonformista sindaco.

I contrari - Contro la Brexit scendono in campo i dirigenti delle aziende britanniche quotate in borsa: 36 di essi che hanno firmato una lettera pubblicata dal Times in cui si sostiene che l'eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione europea può costituire un "deterrente agli investimenti in Gran Bretagna". I vertici di aziende come Bt, Marks & Spencer e Vodafone, aggiunge la Bbc, hanno inoltre rilevato come la Brexit, per decidere la quale si terra' un referendum il prossimo 23 giugno, metta a rischio il mercato dell'occupazione del Regno Unito. 

La lettera si rifa' chiaramente a quanto suggerito anche dal premier conservatore, David Cameron, nel suo discorso lunedi' al parlamento di Westminster, con il quale ha avvertito che lasciare l'Unione potrebbe influire negativamente sui lavoratori "per anni avvenire". Oltre ai 36 dirigenti delle quotate, altri 160 manager hanno aggiunto la loro firma alla missiva. Fra questi anche le autorita' che gestiscono gli aeroporti di Heathrow e Gatwick, i due scali principali della capitale britannica. Nella lettera e' scritto anche senza mezzi termini che "le imprese hanno bisogno di un accesso senza limiti a un mercato europeo di 500 milioni di persone, al fine di proseguire nella crescita, negli investimenti e nella creazione di lavoro". (AGI) 

 

 

 

22/02/2016 14:22

Londra - Fra il referendum finalmente indetto per il prossimo 23 giugno e il fronte per la Brexit che si fa sempre più forte, le paure per l'eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione europea hanno causato un piccolo crollo della sterlina, che ha perso in un giorno l'1,65% nei confronti del dollaro, arrivando a 1,4167 dollari americani, il calo più significativo in un solo giorno dal 2 gennaio del 2015.

Boris Johnson si smarca da Cameron, sì a Brexit

La sterlina, oggi in calo anche nei confronti dell'euro, per i timori combinati della Brexit e dell'instabilità politica interna nel Regno Unito dall'inizio del 2016 ha perso il 3,9% nei confronti della valuta americana. Come ricorda la Bbc, una sterlina più debole significa un impulso alle esportazioni britanniche verso il resto del mondo e anche un maggiore afflusso di turisti europei e americani.

Intanto il premier britannico, David Cameron, ha avvertito che in caso di Brexit, l'Ue pensera' prima a se stessa e agli accordi fra i suoi Paesi membri e solo secondariamente a un qualche patto con il Regno Unito. Illustrando a Westminster i risultati del rinegoziato con Bruxelles in vista del referendum del 23 giugno, il leader Tory ha spiegato che occorreranno "anni e anni" per avere un accordo commerciale fra Regno Unito e Unione europea, in caso di uscita di Londra dal recinto comunitario. Nella retorica dei favorevoli alla Brexit c'e' infatti la sottolineatura degli ipotetici vantaggi derivanti da un nuovo patto economico fra l'Ue e un Regno Unito completamente indipendente e autonomo: in questo senso Cameron ha pensato prima di tutto di 'smontare' uno dei cardini del discorso degli euroscettici.

Matteo Renzi, da parte sua, ha affermato che le conseguenze peggiori dell'eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Ue "sarebbero più per i cittadini inglesi che non per quelli europei". Parlando alla Stampa estera, il premier ha osservato che "se il Regno unito uscisse dall'Ue il problema sara' per le aziende, gli imprenditori e cittadini e per questo sono convinto che alla fine il buon senso prevarra'. Non e' solo giusto la Gran Bretagna rimanga in Europa", ha concluso, "ma e' anche utile".

(AGI) 

21/02/2016 12:57

Londra - Il carismatico sindaco di Londra, il deputato conservatore Boris Johnson, ha annunciato che fara' campagna per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, di fatto uno strappo con il premier e leader Tory, David Cameron, a quattro mesi dal referendum sulla Brexit. "Faro' campagna per uscire" dall'Unione Europea, ha annunciato il sindaco di Londra, parlando ai giornalisti davanti alla sua abitazione. Johnson, ultimo deputato conservatore a non aver ancora comunicato la sua posizione sulla consultazione del 23 giugno, era stato 'braccato' dai giornalisti britannici, a cui pero' ha precisato che non partecipera' a dibattiti televisivi contro il suo partito. Johnson e Cameron si conoscono dai tempi di Oxford e dalla comune frequentazione del club piu' snob della cittadina, il Bullingdon. Con questa rottura, Johnson si candida di fatto alla successione a Cameron, alla guida dei conservatori e quindi del governo, una sfida solo rinviata dall'inatteso buon risultato dei conservatori alle elezioni di maggio dove i Tory hanno riconquistato la maggioranza assoluta. Johnson, ex giornalista e direttore dello Spectator, uomo colto e brillante in grado di conversare in latino, rientro' in quell'occasione ai Comuni ma masticando amaro. Una sconfitta dei conservatori o anche solo l'essere costretti ad un nuovo governo di coalizione gli avrebbe consentito di partire lancia in resta per infilzare gia' lo scorso maggio Cameron. Ques'ultimo ha fatto sapere che non si presentera' per un terzo mandato ma ha una sorta di 'gentleman agreement' per una staffetta con l'altro sodale oxoniense, il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne. (AGI)