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Estero

Ecco come l'Isis usa Telegram per fare propaganda

di Luisa Berti

Immaginate che il più innocuo degli strumenti si trasformi in un'arma letale. Che il mezzo più economico e discreto per comunicare con gli altri, universalmente lodato perché garantisce la privacy contro gli 'effetti secondari' del sexting, diventi un veicolo di odio e violenza. E' quello che è successo a Telegram, una applicazione di messaggistica usata da 100 milioni di persone (ma il dato è di febbraio 2016) impiegata per rivendicare l’attacco terroristico sul London Bridge di sabato 3 giugno.

Ecco cosa ha scritto l'Isis su Telegram il giorno dopo l'attentato: “Un'unità di combattenti dello Stato Islamico ha svolto gli attentati di Londra di ieri”. E' la prima volta che succede? Assolutamente no: i social sono stati usati altre volte per rivendicare un attacco e le piattaforme digitali sempre di più rappresentano un fronte di combattimento dello Stato Islamico.

Il web è usato da Daesh per esprimere soddisfazione dopo ogni attacco terroristico, per mandare messaggi di propaganda e per creare terrore con la diffusione di video di uccisioni. Senza dimenticare che è uno dei mezzi più validi per il reclutamento.

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Telegram e la svolta social dell’Isis

L’Isis usa i social da molto tempo, ma il 2015 si può considerare l’anno della svolta, si legge sulla Bbc. Dopo una lunga battaglia con Twitter, che regolarmente chiudeva gli account sospetti, e altre piattaforme social, l’Isis ha iniziato a usare Telegram, proprio perché garantisce una maggiore tutela e privacy. Secondo la Cnn, l’app avrebbe addirittura un ruolo chiave nella raccolta di finanziamenti per l’attività degli jihadisti. Ma Telegram è usato, oltre che per mandare messaggi, anche come mezzo di propaganda. Soprattutto dopo l’introduzione, da parte del social, del nuovo strumento dei canali.

Cosa sono i canali di Telegram

L'idea era quella di permettere l'invio in contemporanea agli utenti iscritti a un canale messaggi e file multimediali. Una benedizione per i brand e gli influencer che vogliono comunicare con i follower, ma anche per chi, come i reclutatori del Califfato, erano a caccia di un mezzo per trasmettere istantaneamente messaggi a seguaci, adepti e miliziani. 

Chi apre il canale, l’amministratore, può controllare il numero di utenti e le visualizzazioni di ogni post e ha la possibilità di ricevere una notifica ogni volta che un contenuto viene condiviso dall’iscritto. Si tratta di una specie di newsletter che permette di comunicare a un numero illimitato di soggetti, come se questi fossero degli abbonati del canale. Gli iscritti possono solo ricevere contenuti, non hanno la possibilità di interagire con l’amministratore.

Come li usa Daesh

Lo strumento è stato fin da subito sfruttato dai jihadisti online per attività di propaganda. Sono stati così creati una serie di canali separati, chiamati canali ‘specchio’ (mirror channel). Su tutti è possibile trasmettere simultaneamente in streaming gli stessi contenuti. Comprese le notizie dell’agenzia di stampa Amaq considerata la 'voce' del Califfato.

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Cosa succede se il canale è sospeso

Naturalmente il canale viene sospeso non appena risulta chiaro che è usato come mezzo di propaganda islamica. Ma per aggirare l’ostacolo della sospensione, o perlomeno allungare i tempi, gli amministratori usano una tecnica: creano un account e un canale di un utente sconosciuto, dove all’inizio trasmettono contenuti poco riconoscibili. Solo quando viene raggiunto un numero rilevante di iscritti, i messaggi e i file inviati si trasformano in quelli tipici della propaganda dell’Isis. Ecco come lo Stato Islamico attira i suoi seguaci.

Quanti seguaci ha l’Isis su Telegram?

Il social media non permette di fare ricerche complete di contenuti pubblici, quindi non si conosce con precisione il numero di utenti pro-jihad. A metà aprile Amaq ha pubblicato un manifesto con il quale si congratulava per il raggiungimento di 100 canali ‘specchio’. Al momento - si legge sempre sulla Bbc - sembrano essere diventati 130. Alcuni sono anche tradotti in inglese.

Qualche dritta su Telegram

  • Nasce nel 2013. 
  • Ogni giorno si iscrivono 350mila nuove persone .
  • Tra gli utenti molte testate giornalistiche e perfino da Papa Francesco.
  • Nel febbraio del 2016 ha raggiunto i 100 milioni di utenti attivi.
  • Oltre 15 miliardi di messaggi ogni giorno.
  • La piattaforma funziona attraverso cloud, per questo le chat sono sempre sincronizzate, al di là del dispositivo usato.
  • Si possono creare chat segrete dove i contenuti si autodistruggono in base a un timer personalizzabile.
  • L'app gratuita e disponibile sui principali sistemi operativi, da Android a Linux. 

06 giugno 2017 ©