Foto: Ben Stansall/Afp
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Dopo Manchester il bilancio della guerra all'Isis cambia segno

Il concerto della giovane pop star americana, Ariana Grande, a Manchester si è trasformata in un incubo di sangue e morte per centinaia di ragazzine accorse a vederla. La bomba artigianale, rafforzata con bulloni e dadi, ha ucciso 22 persone e ne ha ferite altre 120. L'Isis ha rivendicato l'attacco. "Uno dei soldati del Califfato è stato in grado di mettere ordigni in occasione di un raduno dei 'crociati'", ha fatto sapere, parlando di "concerto licenzioso". E ha di nuovo lanciato la minaccia all'Occidente: "Ciò che sta per arrivare sarà ancora più duro e peggiore per gli adoratori della croce e i loro sostenitori". Ma il nuovo attentato dell'Isis segna davvero un salto di qualità nella sfida che i terroristi jiadisti hanno rilanciato al mondo occidentale? Sulla stampa italiana, giornalisti, analisti ed esperti hanno messo in luce una serie di elementi e prospettive. Ne abbiamo selezionati alcuni.

L'appello ai lupi solitari in Occidente

Guido Olimpo sul Corriere della Sera segnala che "la propaganda jihadista in queste ultime settimane ha tenuto il volume alto. Esponenti dell'Isis hanno rinnovato gli appelli a colpire, ma la stessa cosa ha fatto il figlio di Osama bin Laden, Hamza, con un audio sul web. Il messaggio è stato "generale", nel senso che i seguaci della Jihad sono stati invitati ad agire in base alle loro possibilità, con gesti organizzati da un nucleo ma anche da un singolo individuo. Il segnale è stato chiaro: cercate il martirio nelle città occidentali"

Quanto alla rivendicazione, ha sottolineato, questa volta è arrivata "con rapidità". "Nel messaggio si precisa che "un soldato del Califfato" ha piazzato l’ordigno in mezzo "ai crociati". Nessun riferimento ad un’azione suicida e non c’è il nome di battaglia del mujahed. Sulla base del testo, abbastanza ridotto, si potrebbe ipotizzare che il movimento abbia diretto e ordinato l’azione".

Manchester, piazza di reclutamento jihadista

Come ricorda Gianluca Di Feo su La Repubblica, "Manchester è sempre stata una delle piazze di reclutamento jihadista. Da lì molti sono partiti per unirsi allo Stato islamico. Le più famose sono le due gemelle sedicenni che hanno raggiunto la Siria nel 2014 per diventare spose dei soldati dell’Isis: due ragazzine d’origine somala e cittadinanza britannica, identiche alle loro coetanee che ieri sera erano accorse in massa per il concerto di Ariana Grande".

"Almeno in 1500 hanno lasciato la Gran Bretagna negli scorsi anni per raggiungere le brigate fondamentaliste in Siria e in Iraq; molti ora stanno tornando, moltiplicando il rischio di azioni violente per tentare di riscattare con gesti clamorosi le disfatte che il Califfato subisce sul campo". Ma nella metropoli, ha aggiunto, "vive una storica comunità pachistana, dove spesso i predicatori di Al Qaeda hanno raccolto proseliti".

L'obiettivo, distruggere l'amore per la vita con l'amore per la morte

Su La Stampa, Giordano Stabile mette l'accento sull'obiettivo dei terroristi, "distruggere quell’amore per la vita che l’ideologia salafita jihadista combatte con 'l’amore per la morte'. L’obiettivo, dal quel punto di vista, è perfetto. Il messaggio chiarissimo. Potete anche cancellare dalla carta geografica lo Stato islamico, riconquistare in territori che per tre anni in Iraq e Siria sono stati governati secondo le leggi dell’islam (medievale) ma i soldati del Califfato continueranno a colpire perché la nostra 'guerra santa' non finirà mai.

Dalla Wilaya di Ninive, la provincia del Califfato dove si trova Mosul, è arrivato cinque giorni fa l’ultimo video di propaganda dell’Isis. La capitale irachena dell’Isis è ridotta a una paio di quartieri assediati dalle forze di sicurezza di Baghdad, dove resistono un migliaio di jihadisti irriducibili. Molti stranieri, asiatici, caucasici, ma c’è anche un pugno di europei. Il video dell’Isis li ha messi in mostra. Con i loro fucili di precisione, i lanciarazzi fabbricati in casa, nelle officine islamiste, i missili anti-aerei, i mostruosi veicoli kamikaze blindati che hanno ucciso migliaia di soldati iracheni. I foreign fighters, americani, belgi, francesi, e anche uno britannico, si rivolgono ai 'fratelli', ai 'lupi solitari' in Occidente, li invitano a colpire ancora". 

E commentando in un video quanto successo a Manchester, Stabile prosegue, sottolineando che "il Califfato è ridotto allo stremo in Iraq e in Siria, ma l’Isis riesce ancora a colpire in Europa. Perché ha ancora due risorse molto forti: da una parte gli estremisti, che vivono tra le minoranze musulmane europee e che sono ancora sensibili alla propaganda sul web. Dall’altra le madrase e le moschee fuori controllo, dove viene diffusa l’ideologia salafita-jihadista". 

Le sconfitte in Medio Oriente e il ritorno dei foreign fighter

Per Alberto Negri de Il Sole 24 Ore, "i servizi si aspettavano non azioni di singoli lupi solitari ma attacchi coordinati di cellule jihadiste. Qualche giorno dopo l'attentato di Londra, un altro rapporto dei servizi inglesi affermava che dei 700 foreign fighters segnalati dalle autorità 320 avevano già fatto ritorno nel Regno Unito". "Fallito il progetto territoriale del Califfato era abbastanza logico che ci fossero dei ritorni, anche se non è per niente automatico che il travaso dei foreign fighters avvenga in Europa: molti jihadisti potrebbero decidere di andare combattere in altre parti del Medio Oriente come lo Yemen". 

Il nuovo bersaglio dell'Isis, i bambini

Marco Lombardi, direttore del centro di ricerche dell’Università Cattolica Itstime, intervistato da Lorenzo Bagnoli de Il Fatto Quotidiano, segnala un cambiamento di bersaglio. “Daesh ha sostituito la propaganda che muove l’affettività dell’Occidente, quella delle decapitazioni, con quella dei bambini. Sui social vediamo immagini dei bambini uccisi al concerto contrapposti ad altri che vengono ammazzati dai bombardamenti inglesi, usati come giustificazione dell’attacco compiuto ieri”. Ugualmente, “Daesh rilancia nei suoi video di propaganda immagini di bambini che sono spietati killer. Il tema dei bambini è dentro in pieno nella strategia del terrore”.

Prepariamoci, questa guerra durerà 20 anni

il terrorismo è tutt'altro che indebolito dalle misure difensive messe in atto dall'Occidente, come avevano suggerito gli ultimi attacchi realizzati con mezzi di fortuna. La minaccia ha la stessa potenza del dopo 11 settembre. E la partita durerà almeno 20 anni. Ne è convinto Carlo Biffani, esperto di sicurezza internazionale e direttore generale di Security Consulting Group, che in un'intervista all'Agi, spiega come va interpretato l'attentato di Manchester, cosa dobbiamo aspettarci in futuro e in che modo ci obbliga a reagire. Per qualcuno il fatto che gli ultimi attacchi fossero stati portati a compimento con metodologie di basso impatto, quasi di ripiego, "era sinonimo di una qualche difficoltà organizzativa e logistica rispetto alla possibilità di sapere e poter mettere in campo team di attentatori suicidi come fu per il Bataclan", sostiene Biffani, secondo cui "si tendeva a guardare alla attuazione di queste modalità di azione come ad una implicita vittoria dei nostri sistemi di sicurezza". Niente di più sbagliato: "Riuscire ad organizzare un attentato con esplosivo all’interno di un arena, in quello che i terroristi di Daesh hanno sempre considerato un hard target al pari di un aeroporto o di una stazione della metropolitana è qualcosa che riafferma, nel loro modo di comunicare, una mai persa capacità di utilizzare gli strumenti peggiori, quelli contro i quali pensavamo di aver fatto passi importanti e che in qualche modo immaginavamo di aver quasi scongiurato".

L''Intelligenza' del terrorismo ha cambiato l'Europa

"Altro che disperazione urbana, disagio sociale, emarginazione culturale", scrive Lucia Annunziata, direttrice dell'HuffPost sul suo blog. "Guardando all'immediato effetto dell'attentato di Manchester, è difficile anche solo ricordare tutta la sociologia usata, e sprecata, intorno all'ondata di attentati che da tre anni attraversa l'Europa.Certo, sì. E' probabile che ancora una volta anche per Manchester scopriremo che la manovalanza terrorista si nutre dei soliti disperati. Ma dopo anni è difficile non vedere la "intelligenza" con cui si è abbattuta sull'Europa la guerra del terrore. E non trarne una sincera conclusione: alla fine i morti e il sangue del terrore hanno cambiato l'agenda politica e la scala sociale della nostra Europa. Nella crisi in cui navighiamo con tanta difficoltà, nella crisi politica che sta accelerando la fragilità delle nostre istituzioni e lo "smembramento" del senso di unità del continente, i terroristi hanno avuto un grande peso. Se prendiamo le date e le mappe degli attacchi, e le date e le mappe di alcuni avvenimenti politici che hanno avuto un ruolo cruciale nella nostra storia recente, esse sono praticamente sovrapponibili.


24 maggio 2017 ©