Estero

Dal golpe al referendum: i 10 mesi di passione della Turchia

di Nicola Graziani

Il colpo di stato del 15 luglio 2016 in Turchia, anche se fallito in poche ore, è destinato a lasciare una cicatrice profonda nella storia del Paese. La caccia alle streghe scatenata dalla sollevazione di una parte dell'esercito in una notte in cui persero la vita 248 sostenitori del presidente Recep Tayyip Erdogan e 104 golpisti, ha determinato il clima in cui la Turchia va a votare per decidere se abbandonare il sistema parlamentare e abbracciare il presidenzialismo.

"Niente più colpi di stato, né terrorismo"

"Con un presidente forte non ci saranno più colpi di stato e il terrorismo sarà sconfitto", ripetono come un mantra i quadri del partito di maggioranza Akp a una popolazione che di colpi di stato non vuole più saperne, sfibrata da interventi dell'esercito che nel corso degli anni, a cadenza decennale, hanno deposto governi intervenendo duramente nella vita del Paese. 

Le tappe dei difficili mesi seguiti al 15 luglio

  • Il 22 luglio 2016 viene proclamato lo stato di emergenza, tuttora in corso nel Paese.Vietate manifestazioni di piazza e aggregazioni, sostanzialmente viene negata la possibilità di protestare contro i provvedimenti che da quel giorno in poi verranno emessi con procedure speciali a ritmo quasi giornaliero.
  • Più di 100mila tra militari, poliziotti, magistrati, accademici, giornalisti e insegnanti vengono sospesi o licenziati 
  • Procedimenti giudiziari vengono aperti a carico di 35mila persone. L'accusa, all'inizio per tutti, è di avere legami con la rete golpista di Fetullah Gulen, magnate e ideologo islamico ritenuto la mente del golpe del 15 luglio.
  • Il 20 agosto l'Isis torna a colpire in Turchia. In un momento in cui l'attenzione è rivolta verso diversi nemici una cellula dello stato islamico compie una strage durante un matrimonio curdo a Gaziantep, al confine siriano, uccidendo 61 persone. 
  • Il 24 agosto i tank turchi entrano in terroritorio siriano dando vita all'operazione 'Scudo dell'Eufrate'. Nata con l'obiettivo di sostenere l'avanzata dell'Esercito libero Siriano e sottrarre terrorirorio all'Isis, nella retorica politica ad uso interno l'avanzata turca costituisce un'arma potentissima per serrare i ranghi dell'elettorato nazionalista, terrorizzato dall'idea di uno stato curdo al proprio confine sud.

 

  • Il 9 ottobre un attentato del Pkk nella provincia sud est di Hakkari uccide 18 tra militari e poliziotti, facendo sprofondare il Paese nel clima conosciuto nei momenti più bui del conflitto con il Pkk, che dura dal 1984, ora tornato a livelli di scontro che non si conoscevano da anni.
  • Il 4 novembre, contemporaneamente a un attacco Pkk che causa 9 morti a Diyrbakir, più grande centro curdo del Paese, viene inflitto un colpo durissimo all'opposizione filo curda del partito Hdp.
  • Dopo l'abolizione dell'immunita' parlamentare, approvata dal parlamento a fine maggio, vengono arrestati con l'accusa di terrorismo 10 dei 59 parlamentari filo curdi dell'Hdp, tra cui i due leader e segretari Selattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Il primo rischia 142 anni di carcere, la seconda 83. A finire nel mirino della magistratura anche decine di amministratori locali del sud est del Paese, area a maggioranza curda.
  • Il 10 dicembre una doppia esplosione colpisce un convoglio di poliziotti in assetto antisommossa nei pressi dello stadio del Besiktas, a Istanbul. I morti sono 46.

  • A distanza di neanche una settimana un'altra autobomba, stavolta a Kayseri, nel centro dell'Anatolia uccide 14 militari, per lo più cadetti. Nonostante l'attentato sia rivendicato dal Tak, ala oltranzista del movimento separatista curdo legata al Pkk, i giorni seguenti l'attentato diventano l'occasione per arrestare centinaia di attivisti filo curdi e membri delle sedi locali del partito Hdp, che subisce nuovi duri colpi.
  • Il 19 dicembre un giovane poliziotto fuori servizio fredda a colpi di pistola l'ambasciatore russo Andrej Karlov ad Ankara. Dell'attentato viene accusato ancora una volta Fetullah Gulen.
  • Il 31 dicembre  un jihadista spara nella discoteca Reina, uno dei locali più esclusivi di Istanbul, durante i festeggiamenti per il Capodanno. Bilancio ancora una volta pesantissimo: 39 morti.

Il 2016, da alcuni definito "il secolo breve della Turchia", si chiude con il ritorno dell'Isis, capace di reclamare il proprio spazio ogni volta che i problemi del Paese appaiono essere altri. Intanto la lira turca tocca il minimo storico, mentre dollaro ed euro fanno registrare valutazioni record.

Seguirà un attacco a Smirne in cui moriranno due persone e un clima di emergenza in costanza del quale il partito di maggioranza Akp stringe un'alleanza con i nazionalisti dell'Mhp, i cui voti sono fondamentali a portare avanti l'approvazione degli emendamenti che trasformano il Paese in una Repubblica presidenziale, con l'abbandono del sistema parlamentare. 


16 aprile 2017 ©