Estero

Il calendario della corsa all'Eliseo

Tra meno di due mesi, il 7 maggio, la Francia avrà scelto l'ottavo presidente della V Repubblica. La macchina elettorale delle elezioni che dovranno decidere chi sarà il successore di Francois Hollande all'Eliseo, si mette in moto ufficialmente, con l'entrata in vigore della par condicio elettorale.



Ecco le principali tappe di questi due mesi che porteranno alla domenica del ballottaggio: 
 

  • 19 marzo: 'la Par condicio'

Scatta la 'Par condicio': il Consiglio superiore per le attività audiovisive dovrà assicurare equità di distribuzione dei tempi di presenza in radio e tv dei candidati. Solo a partire dal 10 aprile però, i candidati saranno autorizzati a diffondere i loro spot in tv e radio. 
 

  • 20 marzo: il primo dibattito

I candidati scendono ufficialmente nell'agone mediatico. Il primo confronto televisivo avrà luogo sul primo canale della televisione pubblica francese, Tf1, alle 20 in punto. A confrontarsi saranno i cinque nomi più importanti: Francois Fillon, Benoit Hamon, Emmanuel Macron, Marine Le Pen e Jean-Luc Melenchon
 

  • 20 aprile: match di ritorno, il secondo dibattito

Un mese dopo il primo confronto, esattamente una settimana prima del voto, i candidati torneranno in tv per giocarsi le ultime chance. A trasmettere il dibattito questa volta sarà France2 e a confrontarsi non saranno solo i cinque 'big' ma tutti.

 

  • 21 aprile: scatta il silenzio elettorale

Alla mezzanotte la campagna elettorale finisce ufficialmente. Due giorni di riflessione e di silenzio accompagneranno i francesi al primo turno.
 

  • 23 aprile: il primo turno

Alle 8 di mattina e fino alle 19, tranne che nelle grandi città del pase dove le urne si chiuderanno alle 20, i francesi saranno chiamati a decidere chi dovrà succedere a Francosi Hollande. Molto più probabilmente, considerato che nessuno dei candidati in lizza dovrebbe ottenere il 50% più uno dei voti, si decideranno i due nomi che si contenderanno l'Eliseo al ballottaggio due settimane più tardi.
 

  • 3 maggio: il duello finale in tv

I due vincitori del primo turno si scontreranno in tv per il faccia a faccia. 
 

  • 7 maggio: il grande giorno

Il giorno clou in cui si decideranno i destini della nazione e il successore di Hollande alla più alta carica della Repubblica. Anche per il ballottaggio le urne si apriranno alle 8 e si chiuderanno alle 19 in tutta la Francia, salvo che nella grandi città del paese dove c'è un'ora di tempo in più e i seggi chiuderanno alle 20. Nel cuore della notte elettorale, tra exit poll, proiezioni e dati reali, si conoscerà il vincitore.
 

  • 11 maggio: la proclamazione

Il nuovo presidente della Repubblica francese sarà ufficialmente proclamato al più tardi l'11 di maggio. Non oltre il 14 maggio avverrà il passaggio di testimone tra Hollande e il suo successore con la cerimonia ufficiale del cambio di consegne all'Eliseo. 


19 marzo 2017 ©
di Massimo Maugeri

Un operaio metalmeccanico della Ford, una trozkysta, diversi sovranisti 'antieuro' con tendenze complottiste, quasi tutti politici di lungo corso. Sono undici i candidati ai nastri di partenza per le elezioni presidenziali in Francia del 23 aprile e 7 maggio, uno in più dell'ultima tornata del 2012. Il Consiglio costituzionale, l'organismo che ha il compito di verificare i requisiti formali per i 'parrainages' e dare il via libera formale alle candidature all'Eliseo, ha concluso nella serata di ieri il suo lavoro e ha messo nero su bianco i nomi delle donne (due) e degli uomini (nove) che parteciperanno alla corsa.

Chi sono i candidati minori

Si tratta di Nathalie Arthaud (Lotta operaia), Francois Asselineau (Unione popolare repubblicana), Jacques Cheminade (Solidarietà e progresso), Nicolas Dupont-Aignan (Debut la France), Francois Fillon (Repubblicani), Benoit Hamon (Partito Socialista), Jean Lassalle (Resistons!), Marine Le Pen (Front National), Emmanuel Macron (En Marche!), Jean-Luc Melenchon (La France insoumise) e Philippe Poutou (Nuovo partito anticapitalista). Gli ultimi tre candidati a raggiungere sul filo di lana il numero minimo di 'parrainages', poco prima della scadenza dei termini, venerdì alle 17, sono stati Poutou, Cheminade e Lassalle che si sono aggiunti agli 8 big che già avevano ampiamente ottenuto le firme. Mentre si sa quasi tutto sui principali candidati, poco si conosce delle candidature minori, anche se spesso si tratta di politici noti ai francesi visto che per alcuni di loro non si tratta della prima campagna elettorale. Èil caso di Nathalie Arthaud, candidata di Lotta Operaia, 47 anni, insegnante di economia, già portavoce della storica leader troskysta Arlette Laguiller, corre per la seconda campagna presidenziale dopo quella del 2012 in cui aveva ottenuto lo 0,56%. È stata anche candidata al Parlamento europeo e alle legislative francesi.

Destra sovranista: non solo Front National

A sorpresa è riuscito a ottenere le 500 firme il candidato sovranista Francois Asselineau, 59enne leader di Unione popolare repubblicana, un tempo vicino alla destra di Charles Pasqua. Ex 'enarca', molto critico con l'Unione europea, il suo cavallo di battaglia e' la 'Frexit', l'uscita della Francia dalla Ue. Il 75enne Jacques Cheminade di 'Solidarieta' e Progresso' e' forse il più naif dei candidati della destra 'antisistema'. Propone non solo l'uscita di Parigi dalla Ue, dalla Nato, l'addio all'euro e il ritorno al franco. Ma ritiene che la Ue sia un complotto ordito dalla Cia per favorire gli americani, e propone la colonizzazione della Luna. È' un veterano delle presidenziali francesi essendosi gia' candidato nel 1981, nel 1988, nel 1995 e nel 2012 senza mai andare oltre lo 0,25%. Ci ha provato anche nel 2002 e nel 2007 ma non è riuscito a raggiungere il minimo di appoggi per la candidatura. Di destra sovranista, ma decisamente più moderato è Nicolas Dupont-Aignan. Già vicino a Nicolas Sarkozy, si è allontanato dall'ex presidente della Repubblica nel 2007 alla vigilia della candidatura di 'Sarko' alle presidenziali, per fondare il suo partito. Ha 57 anni, anche lui ex studente dell'Ena, è candidato all'Eliseo per la terza volta.

Il metalmeccanico e il sindaco del villaggio

Jeanne Lassale di 'Resistons!' è un ex compagno di strada di Francois Bayrou, il centrista che ha dato il suo appoggio a Emmanuel Macron. Sindaco di un piccolo villaggio dei Pirenei francesi è noto per aver fatto uno sciopero della fame di 39 giorni per protestare contro la delocalizzazione di una fabbrica dalla sua cittadina a una località che si trovava 65 km più lontano. Philippe Patou, infine, leader del partito anticapitalista, ha raggiunto il numero di firme sul filo di lana. Operaio metalmeccanico alla Ford, Potou aveva già provato a candidarsi nel 2012, ma aveva raccolto solo 411 'parrainages' su 500. Militante di sinistra da lungo corso, ha iniziato la sua carriera in Lotta Operaia, poi è passato alla Lega comunista rivoluzionaria che ha cambiato nome in Nuovo partito anticapitalista nel 2009.


19 marzo 2017 ©
di Massimo Maugeri

Fine di un'epoca in Francia. Per la prima volta nella storia della V Repubblica, il duopolio destra-sinistra che per sessant'anni ha caratterizzato la vita politica del paese potrebbe andare in soffitta: stando alle intenzioni di voto dei francesi, i candidati che si giocheranno la vittoria finale al secondo turno per le elezioni presidenziali sono due outsider: il centrista Emmanuel Macron e la leader del Front National Marine Le Pen. Se i sondaggi fossero confermati dunque, nessun esponente della tradizione gollista o della 'gauche' tradizionale arriverà a disputare la sfida finale per la conquista dell'Eliseo. 

L'inedito è assoluto, se si guarda a ritroso alla storia delle elezioni presidenziali dell'ultimo sessantennio, a partire dal 1958, quando sull'onda della questione algerina, Charles De Gaulle fa approvare la nuova costituzione dando di fatto inizio alla V Repubblica. Nell'ultima tornata  elettorale, quella del 2012, il socialista Francois Hollande battè il Repubblicano Nicolas Sarkozy, che aveva vinto nel 2007 contro (la socialista) Segolene Royal. Nel 2002 lo scontro, traumatico per i francesi che videro per la prima volta arrivare al ballottaggio la destra xenofoba e razzista, era stato tra Jacques Chirac (erede stretto della destra Repubblicana) e Jean Marie Le Pen, con la schiacciante vittoria del primo. Lo stesso Chirac aveva battuto sette anni prima Lionel Jospin, mettendo fine all'era Mitterand, iniziata nel 1981 e durata 14 anni. Mitterand, che  'regna' per due settennati, nel 1974 aveva perso contro il gollista Valery Giscard d'Estaing. E prima ancora a vincere era stato George Pompidou, anche lui molto vicino a De Gaulle, prima della rottura traumatica con il generale. Insomma, in 59 anni, non era ancora accaduto che un candidato dei due schieramenti tradizionali fosse escluso dalla corsa per la presidenza.  

I gollisti senza un sostituto per Fillon

La destra repubblicana, erede della tradizione gollista, non è riuscita a sbrogliare la matassa della controversa candidatura di Francois Fillon, all'inizio gran favorito per la corsa all'Eliseo e poi azzoppato dalle inchieste sul 'PenelopeGate', il presunto lavoro fittizio della moglie e dei figli svelato dal 'Canard Enchaine'. Fillon, malgrado sia formalmente indagato, resiste. A costo di mettersi contro buona parte dei suoi, ma anche una grossa fetta di opinione pubblica moderata che non ha digerito gli attacchi alla magistratura e alla stampa (Fillon ha parlato delle inchieste come di un "assassinio politico" nei suoi confronti). Il 'piano B' di cui si è parlato per settimane, ovvero una sostituzione in corsa del candidato del centrodestra che potesse prendere il posto di Fillon con qualche chance di vittoria, è fallito. Alain Juppè, a lungo considerato il possibile cambio in corsa, ha deciso di non scendere in campo e anzi ha ribadito il suo appoggio all'ex primo ministro. A nulla è valso il pressing insistente di Nicolas Sarkozy e dei suoi per convincere lo stesso Fillon a fare un passo indietro. Tant'è. Fillon naviga in bonaccia, fermo al 20% delle intenzioni di voto dei francesi, e con ogni probabilità non riuscirà a superare la boa del primo turno.     

L'eterno scontro che lacera i socialisti

Ma se i gollisti piangono, i socialisti non ridono. Il partito è lacerato, a rue Solferino, sede del Psf, va in scena l'eterno scontro a sinistra tra riformisti e radicali. La vittoria alle primarie di Benoit Hamon, candidato di sinistra e fortemente critico rispetto alle politiche del quinquennio di Hollande, ha messo in crisi l'ala destra del partito che lo accusa di eccesso di radicalismo e ormai flirta apertamente con Macron. Le defezioni tra i maggiorenti del partito sono quotidiane e i pezzi da novanta del socialismo storico che hanno pubblicamente concesso l'endorsement al leader di 'En marche!' sono sempre piu' numerose. Ultimo, lo storico sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, che ha fatto sapere che voterà per Macron fin dal primo turno per arginare il rischio di consegnare la Francia all'estremismo populista della Le Pen. Lo stesso Hamon non è riuscito a saldare l'asse alla sua sinistra con Jean-Luc Melenchon, che ha rifiutato ogni forma di alleanza con i socialisti. I due rimangono a spartirsi un voto di sinistra sempre più minoritario e di testimonianza, attestandosi rispettivamente al 14% (Hamon) e al 10-12% (Melenchon).  

Il nuovo duello è tra europeisti e nazionalisti

Nella crisi delle due fazioni si inserisce il candidato 'nuovo', Emmanuel Macron. I denigratori sostengono che le sue idee buone per tutte le stagioni si scontreranno con la fatica del governo e aggiungono che la sua 'equivicinanza' tra destra e sinistra alla fine, anzichè essere una forza si rivelerà il suo tallone d'Achille. Ma Macron tiene saldo il timone al centro, prova a sedurre l'elettorato di sinistra con la promessa di forti investimenti sulla scuola e sul sociale, quello di centrodestra con qualche strizzata d'occhio su migrazione e sicurezza e rassicura le cancellerie del Vecchio Continente con il mantra della fede europeista. Nei giorni scorsi Macron ha ottenuto la benedizione di Angela Merkel, e dopo il voto olandese che ha scongiurato la vittoria del partito nazionalista di Geert Wilders rimane il punto di riferimento delle forze antipopuliste. Quelle stesse forze che Marine Le Pen considera l'establishmente da abbattere, il male assoluto. Macron e Le Pen, secondo tutti i sondaggi, si disputeranno l'Eliseo al ballottaggio, con il primo nettamente favorito.

La fine dell'alternanza tradizionale

Le ragioni del crollo della destra e della sinistra francese sono da ricercarsi più nello specifico francese che non nella crisi storica delle due grandi componenti politiche e idelogiche del Novencento. I socialisti, penalizzati dal quinquennio di Hollande, uno dei presidenti meno amati della storia di Francia, si sono ulteriormente spaccati dopo la vittoria a sorpresa di Hamon alle primarie, che ha messo in fortissimo imbarazzo l'ala moderata che fa capo all'ex premier Manuel Valls. La destra, data per sicura vincitrice, ha pagato la posizione di debolezza di Fillon dopo le rivelazioni della stampa e le conseguenti inchieste della magistratura sul lavoro della moglie e dei figli. Che per le due fazioni storiche la ricreazione sia finita, come avrebbe detto De Gaulle, è ancora tutto da vedere. Quello che è quasi certo è che, almeno per i prossimi cinque anni, l'alternanza tradizionale tra destra e sinistra non ci sarà.


19 marzo 2017 ©