Estero

Un referendum in Turchia innervosisce l'Europa

di Fabio Greco e Ugo Barbàra

Olanda e Turchia sono ai ferri corti e si tratta della crisi più profonda con un Paese europeo dal luglio scorso, quando l'Unione tentennò sulla posizione da prendere sul fallito golpe contro il presidente turco Tayyip Erdogan. Ma da cosa nasce tanta tensione e perchè proprio con l'Olanda?

Da cosa si sviluppa la tensione

La crisi che rischia di trascinare l'intera Europa in una fase di gelo diplomatico con la Turchia comincia in realtà in Germania. Ma per capire come si è sviluppata la catena, bisogna andare per ordine e partire dal primo anello.


La crisi in pillole

  • Erdogan manda i suoi ministri a fare campagna tra gli emigrati turchi per il Sì alla riforma costituzionali
  • La Germania rifiuta la visita per non urtare i tanti curdi presenti nel Paese
  • L'Olanda chiude la porta a due ministri turchi per non dare spazio alla propaganda di destra
  • La Danimarca si schiera con l'Aja dopo le azioni anti-olandesi a Istanbul e Ankara

A fine aprile Erdogan affronterà una prova forse più dura del tentato golpe: gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su un referendum costituzionale che dovrebbe consegnare tutti i poteri nelle mani del presidente. E anche se la popolarità di Erdogan è altissima, l'esito della consultazione non è così scontato. Il presidente vuole il plebiscito popolare, e ha bisogno (visto che le non sempre le elezioni politiche sono state a lui favorevoli quanto avrebbe voluto) anche del voto dei turchi all'estero. Ragione per cui i membri del suo governo hanno cercato di organizzare comizi nei Paesi in cui i turchi sono più presenti.

Più lontani da Berlino, troppo vicini a Mosca

A cominciare dalla Germania, dove però il governo di Angela Merkel ha detto 'no' per via di relazioni diplomatiche strette ma non più eccellenti come un tempo. Agli occhi di Berlino, Erdogan ha commesso diversi errori, primi fra tutti la svolta autoritaria e l'avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin. Non solo: non tutti i turchi di Germania sono turchi: un terzo di loro è in realtà curdo, la minoranza che Erdogan ha più di tutte represso nel corso degli ultimi anni. 

L'inopportuna visita di un leader turco nella nervosa Olanda

Poi è stato il turno del governo olandese che, in vista delle delicate elezioni di mercoledì 15 marzo, non voleva alimentare tensioni: la destra xenofoba preme per divenire il primo partito, l'asse di tutta la politica si è spostato a destra e nessuno par disposto a sembrare cedevole di fronte a chi è sì alleato Nato, ma soprattutto Paese d'origine di immigrati musulmani.

Così porta chiusa all'emissario di Erdogan che avrebbe dovuto convincere i turchi in Olanda a votare 'sì' al referendum costituzionale. L'esito è stato inatteso anche per le autorità de L'Aja: uno uomo è salito sul tetto del consolato olandese a Istanbul, ammainando la bandiera per poi issare quella turca. L'incidente è rientrato in poche ore, ma nel frattempo l'università Maltepe di Istanbul ha cancellato in maniera unilaterale tutti i programmi di scambio ed Erasmus con le università olandesi. E sebbene il premier olandese, Mark Rutte, abbia detto di voler "placare la tensione" diplomatica, L'Aja, ha aggiunto, "risponderà con le misure adeguate" se Ankara non abbasserà i toni: "Vogliamo frenare, ma se i turchi insistono ad alzare la tensione risponderemo adeguatamente", ha affermato Rutte, che ha reso noto di aver parlato oggi per otto volte al telefono con il premier turco per "cercare di giungere a una soluzione". 

Il terzo no che fa saltare i nervi ad Ankara

Il terzo 'no' è venuto dal governo danese che ha chiesto al premier turco, Binali Yildirim, di rinviare il viaggio previsto per il prossimo 20 marzo. La Danimarca, ha fatto sapere il primo ministro danese, Lars Lokke Rasmussen, non ha apprezzato l'atteggiamento che Ankara ha assunto nei cionfronti dell'Olanda e "segue con grande preoccupazione gli eventi in Turchia, dove i principi democratici sono sotto grave pressione".

La (fredda) accoglienza della Francia

Finora solo la Francia ha lanciato segnali di pace autorizzando un comizio di Cavusoglu, che oggi a Metz ne ha approfittato per rincarare la dose: "L'Olanda è la capitale del fascismo", ha detto ai giornalisti, mentre sul suo account Twitter scorrevano le foto delle cariche della polizia olandese contro i manifestanti turchi e quelle della sala francese affollata. E lo scontro sembra così essere solo all'inizio.

Per approfondire:

 


13 marzo 2017 ©