Estero

Il Belgio risponde alle stragi, bombe sul "Califfato" in Siria  

Bruxelles - Il Belgio risponde a stretto giro agli attentati di Bruxelles organizzati da Isis bombardando le postazioni del sedicente 'Califfato' in Siria. Lo ha annunciato il premier belga, Charles Michel, confermando l'invio di caccia-bombardieri F-16.

la Waterloo dei media, tra falsi scoop e foto-choc

Gli evidenti passi falsi dell'intelligence fanno tremare il governo belga, mentre l'Ue si impegnano ad accelerare l'attuazioni delle decisioni prese dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi. I ministri della Giustizia e degli Interni stilano una road map politica, un calendario con tutte le tappe da attuare. Intanto le autorita' hanno abbassato da 4 (il piu' alto) a 3 il livello di allerta terrorismo del Paese, mentre si scopre che Salah Abdeslam, Amine Choukri, Mohammed Belkaid, i primi due arrestati e il terzo ucciso prima degli attacchi del 22 marzo, avrebbero dovuto parteciparvi per fare una carneficina come a Parigi, attaccando la citta' simultaneamente in piu' punti. Salah, dopo un iniziale rifiuto, ha accettato l'estradizione in Francia, mentre sul fronte delle indagini, la polizia e' alla ricerca di un secondo uomo sospettato di essere coinvolto nell'attentato alla metro, un individuo con un borsone ripreso dalle telecamere di sicurezza mentre parla con kamikaze, Khalid el Bakraoui, ma poi non entra nella metro. Ma uno sviluppo forse ancora piu' clamoroso dell'inchiesta e' quello secondo cui i due fratelli-kamikaze avevano nel mirino  il Centro studi dell'energia nucleare belga di Mol (Cen), nelle Fiandre.

Nel mirino dei kamikaze centrale Mol

Esperto nucleare: centrali? rischi da infiltarti e aereo kamikaze

L'incapacita' dell'intelligence di evitare il sanguinoso bagno di sangue e anche l'infruttuoso scambio di informazioni avvenuto la scorsa estate con Ankara proprio su un 'foreign fighter', che poi si e' fatto saltare nello scalo di Zaventem, hanno spinto il ministro dell'Interno, Jan Jambon e quello della Giustizia, Koen Geens a offrire uno dopo l'altro le dimissioni, entrambe respinte dal premier, Charles Michel. 


La polizia belga ha aperto un'inchiesta interna dopo che e' trapelato che l'indirizzo a cui e' stato arrestato Salah Abdeslam a Molenbeek era stato segnalato in un rapporto a dicembre che non e' mai stato trasmesso alla cellula antiterrorismo della polizia giudiziaria. Lo riferiscono La Derniere Heure e diversi media fiamminghi. Gia' il 7 dicembre, infatti, un poliziotto di Malines aveva segnalato in un rapporto l'indirizzo di 79 rue des Quatre vents, poi rivelatosi il rifugio in cui il 18 marzo e' stato trovato il 26enne super latitante che aveva girato varie case di Bruxelles. L'informazione, pero', non era stata inoltrata all'antiterrorismo. Si arricchisce cosi' di un altro tassello il mosaico di errori delle autorita' belghe nelle indagini sulla cellula jihadista delle stragi di Parigi e Bruxelles. Il Comitato P, l'organo di controllo dei servizi di polizia in Belgio, ha confermato l'apertura di un'inchiesta per la mancata circolazione di questa informazione. (AGI) 


25 marzo 2016 ©
25/03/2016 14:05

Bruxelles - L'importanza del rapporto tra fratelli nelle cellule terroristiche e' riaffiorata anche nella deposizione di Salah Abdeslam. Secondo quanto riferisce Le Monde, giovedi' davanti al magistrato di Bruxelles il 26enne kamikaze mancato delle stragi di Parigi ha spiegato che il suo coinvolgimento si deve al fratello 31enne Brahim, fattosi saltare in aria a Parigi. In un racconto che suscita diverse perplessita', Abdeslam ha anche negato di conoscere i fratelli Bakraoui, i kamikaze di Bruxelles.

Secondo Salah sarebbe stato il fratello Brahim a chiedergli di "noleggiare le auto e prenotare gli hotel" serviti per far arrivare i terroristi in Europa e poi in Francia e sarebbe stato sempre lui a fornirgli i soldi necessari. "Ignoro la provenienza di quel denaro", ha detto l'ex super latitante, "ma so che non era il suo. Ogni volta che ho dovuto pagare qualcosa per preparare gli attentati, il denaro veniva da Brahim", ha aggiunto. Abdeslam ha anche raccontato di come rinuncio' a farsi esplodere la sera degli attentati a Parigi, quando sarebbe dovuto entrare allo Stade de France ma era privo di biglietto: "Ho rinunciato quando ho parcheggiato l'auto", ha rievocato, "ho scaricato i miei tre passeggeri, poi sono ripartito. Ho guidato a caso". Il terrorista ha anche rivelato alcuni particolari sulla sua latitanza di quattro mesi, fino all'arresto del 18 marzo.

Una latitanza iniziata nel nascondiglio di Schaerbeek, all'indomani delle stragi di Parigi: "Abdel (il cui vero nome e' Mohammed Belkaid, ndr) non era contento di vedermi tornare", ha spiegato Salah, "gli ho spiegato che non potevo farmi saltare. Mi ha consolato e in seguito mi ha detto che mi avrebbe nascosto il tempo necessario per poter raggiungere un luogo dove sarei stato al sicuro". Dieci giorni piu' tardi, ha raccontato, lui e Mohammed Belkaid si trasferirono in taxi nella casa del quartiere di Forest, al numero 60 di rue du Dries. Alcuni passaggi della deposizione appaiono comunque poco credibili. Come quando ha dichiarato di non conoscere i fratelli Bakraoui, due dei tre kamikaze di Bruxelles di cui gli sono state mostrate le foto. Il magistrato non lo ha comunque incalzato dopo il suo diniego.

Difficile inoltre credere che quando Salah fuggi' da Parigi contatto' "una sola persona, Mohammed Abrini", il terrorista che compariva insieme a lui in un video di due giorni prima delle stragi nella capitale francese. Abrini potrebbe essere l'uomo che ha accompagnato il commando dei kamikaze all'aeroporto di Zaventem e, secondo indiscrezioni, avrebbe lavorato con il commando jihadista di Bruxelles a un attacco piu' ampio in cui doveva essere coinvolto lo stesso Salah. Forti dubbi solleva anche l'affermazione di Salah secondo cui avrebbe visto "Abaaoud a Charleroi la notte tra l'11 e il 12 febbraio 2015" e che quella sarebbe l'unica volta che lo ha visto in vita sua. Secondo i media belgi, infatti, Abaaoud e Abdeslam sono amici di infanzia ed erano stati condannati insieme per un tentativo di furto d'auto nel 2010. (AGI)

 

25/03/2016 13:31

Bruxelles - Foto-choc e interviste incalzanti ai feriti, collegamenti in diretta dai luoghi delle operazioni che lasciano capire dove si concentrano le ricerche della polizia, falsi scoop smentiti nel giro di poche ore e identikit sballati: la copertura mediatica dopo le stragi di Bruxelles si è trasformata a tratti in una piccola Waterloo e sui social si sono scatenate molte critiche che hanno preso di mira media belgi e stranieri, accusati di aver anteposto la voglia di visibilità allo scrupolo professionale.

Caso emblematico è stata la notizia data dal sito di un quotidiano popolare locale dell'arresto di un sospetto, Najim Laachraoui, che invece era tra i kamikaze di Zaventem, o la diffusione del presunto identikit di un ricercato che la procura federale ha liquidato come "non pertinente". "Rivelazioni" che, nel giro di pochi minuti, erano state rilanciate da centinaia di tv e siti in tutto il mondo, dandogli i crismi di una veridicità che non potevano avere. Si riapre così il solito dibattito se sia giusto diffondere informazioni non ufficiali e non verificate su temi così sensibili, magari per alimentare una diretta di molte ore o fare il titolo per un sito affamato di novità sulla storia del giorno. Oppure fare collegamenti tv che rischiano di rivelare dettagli su operazioni in corso che potrebbero aiutare i terroristi. Diversi i commenti dei lettori sui vari "forum" aperti dai media belgi dopo gli attacchi di martedì con molti che distinguono fra chi verifica la notizia prima di diffonderla e chi invece la spara appena una "fonte di polizia" o di altro genere gliela fa filtrare. "Preferisco non guardare altri siti, ci sono troppe informazioni e mi confondo", ha scritto un lettore di Le Soir.

Le Monde ha dedicato un lungo articolo alle troppe notizie non verificate diffuse durante le indagini sulle stragi, anche "da media che non hanno la loro sede in Belgio e quindi non hanno accesso alle fondi giudiziarie e di polizia, il che gli impedisce di verificare le notizie". Una psicologa, intervistata dal sito francese Telerama specializzato sulla televisione, parla di "canali all news che funzionano come un cervello traumatizzato" di fronte a tragedie come quella di Bruxelles, rilanciando immagini catturate dagli smartphone, a volte senza alcun filtro, solo per lo zelo di mostrare il più possibile. L'altro aspetto riguarda infatti la dignità e la privacy delle vittime, a volte sbattute in prima pagina senza alcun riguardo come nel caso della foto della hostess indiana insanguinata e con la camicetta strappata divenuta, suo malgrado, il simbolo della strage all'aeroporto di Zaventem. A questo riguardo la donna georgiana autrice di un'altra foto-choc, quella che ritrae l'ex cestista Sebastien Bellin ferito alla gamba e steso a terra in attesa dei soccorsi all'aeroporto, si è pentita e ha dichiarato al giornale fiammingo Der Standaard di volergli chiedere scusa per aver diffuso la sua immagine. (AGI) 

25/03/2016 12:41

Berlino - La polizia tedesca ha arrestato due persone sospettate di essere legate ai terroristi che si sono fatti saltare in aria a Bruxelles martedi'. Lo riferisce il quotidiano Spiegel, citando la procura di Duesseldorf. Uno dei due, Samir E., ha ricevuto messaggi sospetti sul telefonino e ha avuto contatti con gli ambienti frequentati dai kamikaze. L'uomo sarebbe stato fermato nell'estate del 2015 in Turchia al confine con la Siria come Khalid El Bakraoui, il kamikaze che si e' fatto esplodere all'aeroporto di Zaventem. (AGI)

25/03/2016 10:51

Bruxelles - Un nuovo sospetto per gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre e quelli di Bruxelles di tre giorni fa sarebbe stato identificato dagli investigatori belgi. Lo rivelano alcuni giornali locali, che diffondono anche la foto del ventottenne siriano, Naim Al Hamed, che sarebbe il quinto super ricercato di una lista stilata nei giorni scorsi dai servizi di sicurezza di alcuni paesi europei e che comprende anche Mohamed Abrini e due dei kamikaze di martedì mattina: Najim Laachraoui e Khalid El Bakraoui. Secondo quanto riferiscono i media belgi, Al Hamed sarebbe indicato sulla foto segnaletica come "individuo molto pericoloso e probabilmente armato". (AGI)