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Obama e Castro: "giorno nuovo" ma restano "divergenze" - FOTO - VIDEO

Roma - Embargo, prigionieri politici, diritti umani. Oltre le sanzioni, oltre le opportunità commerciali che il "nuovo giorno" nelle relazioni tra Cuba e Stati Uniti apre, oltre tutto questo restano intatte le "divergenze" tra Washington e L'Avana. "E' un giorno nuovo", ha detto Barack Obama rivolto a Raul Castro nel primo incontro che i due hanno a Cuba; il secondo gli fa eco: "Confido in un nuovo tipo di relazioni, come non è mai esistito". Poi il presidente cubano, fratello di Fidel, ha raccontato la storia di Diane Nyad, una nuotatrice americana che ha ripetutamente tentato di nuotare dalla Florida a Cuba senza protezioni dagli squali.

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"E alla fine ci è riuscita, lanciando un potente messaggio che dovrebbe servire da esempio per le nostre nazioni.Se ci è riuscita lei - ha avvertito Castro - dobbiamo riuscirci anche noi". Obama ha dunque sottolineato come "il destino di Cuba non sarà deciso dagli Stati Uniti o da una altra nazione perché saranno i cubani ad determinare il loro futuro" mentre Castro ha reclamato l'eliminazione totale dell'embargo economico e la restituzione di Guantanamo: "L'embargo rappresenta la più grande barriera per il nostro sviluppo e per questo è essenziale per la normalizzazione delle relazioni". L'inquilino della Casa Bianca, senza sbilanciarsi sui tempi, ha assicurato "che l'embargo sarà revocato" promettendo che non allenterà il pressing sul Congresso chiamato ad approvare la misura a maggioranza. "Ciò che abbiamo fatto per 50 anni non è servito ai nostri interessi o agli interessi del popolo cubano - ha osservato Obama - continuiamo ad avere serie divergenze, comprese quelle riguardanti i diritti umani e la democrazia" ma il confronto "è trasparente ed onesto".

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Incalzato sui prigionieri politici, Castro ha risposto con una provocazione. "Datemi la lista e se abbiamo questi prigionieri li liberiamo subito", ha affermato implicando che non ve ne sono. Quanto ai diritti umani, Castro ha detto che la questione no va politicizzata. "Ci sono 61 parametri internazionali per valutare quali paesi rispettano tutti i diritti umani - ha argomentato - sapete quale paese li rispetta tutti? Io sì, nessuno. Alcuni paesi ne rispettano alcuni, altri paesi ne rispettano altri. Cuba ne rispetta 40".

Anche la sanità universale e l'istruzione " sono diritti umani", così come garantire la stessa paga a uomini e donne, ha rincarato con un chiaro riferimento agli Usa. "Non credo che si possa utilizzare la questione dei diritti umani nel confronto politico. Non è corretto - ha concluso - e allora lavoriamo insieme per rispettare tutti i diritti umani". Intanto, arriva da Mosca, che in quella Guerra Fredda oggi finita proteggeva l'Avana, un saluto positivo del disgelo. La Russia, ha fatto sapere il Cremlino, "non può che accoglie con favore" il rifiuto della politica di sanzioni "negli affari internazionali in generale" ed è "interessata a che Cuba mantenga buone relazioni con tutti i suoi vicini, ma certamente, prima di tutto con gli Stati Uniti". (AGI) 


21 marzo 2016 ©