Estero

Allarme Onu, diga Mosul rischia cedimento catastrofico

New York - La più grande diga dell'Iraq rischia un cedimento catastrofico e stavolta l'allarme arriva dall'Onu. Merdoledi', nel corso di un incontro alle Nazioni Unite, co-diretto dall'ambasciatore Usa al Palazzo di Vetro, Samantha Power e dal collega iracheno, Mohamed Alhakim, l'amministrazione americana ha sottolineato i rischi insiti nell'inazione e ha lanciato un appello alla comunita' internazionale perche' si realizzino urgentemente i lavori di ristrutturazione. La diga di Mosul e' una barriera lunga oltre 3 chilometri che trattiene milioni di metri cubi d'acqua; e, secondo gli analisti, il suo cedimento potrebbe travolgere tra i 500mila e l'1,4 milioni di iracheni che vivono lugno le rive del fiume Tigri. Ai lavori di consolidamento della diga di Mosul e' stata chiamata la ditta italiana Trevi, che ha firmato il contratto con il governo iracheno proprio la scorsa settimana e ha gia' detto di voler cominciare le prime operazioni entro la fine del mese. (AGI) 


10 marzo 2016 ©
07/03/2016 12:54

Roma - La ditta italiana Trevi comincera' "entro la fine del mese" le prime attivita' nel cantiere alla diga di Mosul, in Iraq. Lo riferiscono all'Agi fonti dell'azienda italiana, colosso cesenate specializzato nel consolidamento di dighe e fondamenta. La ditta ha firmato la scorsa settimana con il governo iracheno un contratto da 273 milioni di euro per la messa in sicurezza della diga piu' grande dell'Iraq; una diga situata ad appena 40km da Mosul, roccaforte del 'califfato' jihadista, ma la cui mancata manutenzione -o peggio, rottura- potrebbe avere effetti catastrofici per la popolazione che vive lungo le rive del fiume Tigri. (AGI) 

07/03/2016 10:54

Wana (Iraq) - Abitano all'ombra della diga "più pericolosa del mondo", quella di Mosul; e dunque gli abitanti di Wana, la città irachena piu' vicina alla struttura, guardano al futuro con un misto di timore ed ansia. Situata 10 chilometri a valle della grande diga sul fiume Tigri, Wana sarebbe la prima citta' travolta dal muro d'acqua in caso l'infrastruttura cedesse: una breccia nel muro alto 113 metri aprirebbe il varco a milioni di metri cubi d'acqua che, secondo gli esperti, potrebbero scatenare un'onda alta 15 metri. Ma la vita segue il suo corso a Wana, una città di 10mila abitanti dove i bambini giocano liberamente e le mucche pascolano tranquille sulle rive del fiume. La ditta italiana Trevi è stata chiamata ai lavori di consolidamento della struttura e poiché i jihadisti dell'Isis sono poco lontani, ad appena 40km nella roccaforte di Mosul, il governo italiano ha promesso di mandare circa 500 militari a protezione del cantiere.
 

L'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, nei giorni scorsi, ha lanciato l'allarme che, in caso di rottura della diga, se non fossero evacuati in tempo potrebbero morire tra 500mila e 1,5 milioni di iracheni. Anche il governo iracheno è allarmato. Secondo l'ambasciata americana a Mosul, la seconda città più grande dell'Iraq, da due anni in mano ai jihadisti, e a Tikrit, gli abitanti dovrebbero allontanarsi di 5/6 chilometri dalle rive del Tigri, nel caso di un'evacuazione. Ma gli abitanti hanno deciso di affidarsi agli amministratori locali, meno allarmisti degli americani. "Ci affidiamo agli esperti iracheni che dicono che non c'è alcun rischio di rottura, che è solo un battage mediatico", spiega Fadhel Hassan Khalaf, un funzionario di 52 anni, che si ricorda della costruzione della diga nei primi anni '80. La diga, che fornisce acqua ed elettricità alla maggior parte della regione di Mosul e irriga vaste zone di coltura nella provincia di Ninive, è stata definita "la più pericolosa del mondo" dagli ingegneri dell'esercito americano nel 2007. Operativa dal 1984, è stata costruita su un suolo di gesso e calcare che si erode al contatto con l'acqua e provoca cavità nelle fondamenta. Da allora, le autorità hanno cercato di consolidare le fondamenta iniettando cemento nel sottosuolo. "Se la diga dovesse crollare, ci dovrebbero dire di andarcene: è impossibile che non ce lo dicano", cerca di convincersi Bashir Ismail, 63, proprietario di un piccolo negozio di alimentari sulla via principale di Wana. Ma Ziyad Saeed sembra meno sicuro: "Non voglio dire una cosa per un'altra: abbiamo paura della diga e molti stanno prendendo in considerazione l'idea di trasferirsi in Kurdistan (la regione autonoma irachena nei pressi di Mosul;ndr)", racconta il giovane. "Non sappiamo che fare: il Daesh da una parte e dall'altra la diga che potrebbe crollare".

I tempi dunque si stringono per la ditta Trevi, che ha firmato un contratto da 273 milioni di euro con il governo iracheno per consolidare la struttura. I tempi si stringono anche perché la pressione sulla diga è destinata ad aumentare in questa stagione con le nevi che si sciolgono. Ma il vice-responsabile della diga, Mohsen Hassan, rassicura: dopo che la diga cadde nelle mani dell'Isis per breve tempo nel 2014, sono stati fatti test sulle fondamenta "e niente dimostrava che la struttura si fosse indebolita". Il sindaco di Wana, Ali Mohammed Saleh, aggiunge comunque che il governo di Baghdad non ha ancora stabilito ne' un piano formale ne' emanato un allarme di evacuazione. "Se la diga si rompe", osserva fatalista, "nessuno sopravvivera". (AGI) 

02/03/2016 19:03

Baghdad - "La più pericolosa diga al mondo": cosi' gli Usa definivano nel 2007 la grande diga di Mosul, i cui lavori di messa in sicurezza verranno effettuati dalla società Trevi. "In termini di erosione interna delle fondamenta la diga di Mosul e' la piu' pericolosa del mondo...se si dovesse verificare anche un piccolo problema un cedimento e' probabile", denunciava quasi nove anni fa un rapporto statunitense, che definiva il rischio "eccezionalmente alto". Il pericolo era noto da tempo in quanto l'argine era stato costruito su un terreno gassoso e calcareo ma i fondi stanziati per rinforzarlo erano stati sprecati per incompetenza e possibili frodi, si leggeva nel documento.

La diga di Mosul, sul fiume Tigri, è la più grande in Iraq e la quarta di tutto il Medio Oriente con il suo sbarramento lungo 3,2 chilometri e alto 131 metri. La sua costruzione fu voluta da Saddam Hussein e venne completata nel 1984. Il sito è di importanza strategica non solo per il controllo delle risorse idriche ma anche perche' in grado di trasformarsi in una specie di 'bomba d'acqua, una vera e propria arma di distruzione di massa. Se l'argine saltasse, infatti, la conseguente ondata devastatrice - dopo aver investito la vicina Mosul - sarebbe ancora in grado di arrivare fino a Baghdad, 350 chilometri a sudest. "Assumendo il peggior scenario, un crollo istantaneo della diga di Mosul potrebbe innescare onde alte 20 metri", sottolineava il rapporto Usa. La diga fu brevemente conquistata, nell'estate 2014, dai miliziani dell'Isis che tuttora controllano Mosul, che si trova ad appena 40 chilometri dall'infrastruttura e rimane la principale roccaforte del 'califfato' in Iraq. Appoggiati dai caccia americani, i peshmerga curdi riuscirono in pochi giorni a riconquistare il sito. Considerata l'estrema pericolosità della zona, il governo italiano ha già fatto sapere che invierà un contingente di 450 soldati per proteggere i lavori del gruppo Trevi. L'intervento di messa in sicurezza sarà realizzato essenzialmente con iniezioni di malta speciale per andare a chiudere le fessurazioni originate dalla presenza di lingue di gesso nella morfologia del territorio. I tempi ancora non sono stati definiti ma indicativamente i lavori dovrebbero durare 18 mesi. (AGI)

02/03/2016 15:54

Roma - Si sono intensificati negli ultimi giorni gli allarmi per il rischio di un crollo della diga di Mosul, per la cui messa in sicurezza e ristrutturazione è stato firmato oggi il contratto tra la società italiana Trevi e il governo di Baghdad. Proprio oggi il portale internet specializzato "Middle East Eye" riporta l'allarme lanciato da alcuni ingegneri iracheni che avevano curato la progettazione e la realizzazione della diga realizzata su volontà di Saddam Hussein negli anni '80. Domenica scorsa il governo di Baghdad ha ammesso che la struttura potrebbe crollare e ci sarebbero conseguenze fino nella capitale, a circa 400 chilometri dalla diga. Anche l'ambasciata statunitense in Iraq ha pubblicato sul proprio sito una nota nella quale metteva in guardia dai possibili rischi legati al crollo della struttura che potrebbe uccidere fino a 1,5 milioni di persone. Nasrat Adamo, ex ingegnere capo della diga, parlando al quotidiano britannico "The Guardian" ha sottolineato "nessuno sa quando la struttura crollera'. Potrebbe avvenire fra un anno o anche domani". (AGI)