Estero

Libia, Gentiloni "nessun riscatto pagato"

Roma - La guerra, a volte, può aggravare i problemi, per questo l'Italia dice 'no' a esibizioni muscolari e "rullare di tamburi" in Libia. Il nostro Paese e' invece pronto a intervenire "su richiesta del governo legittimo" e a combattere "la minaccia terroristica" con "azioni proporzionate", dopo il via libera del Parlamento e in coordinamento con le forze alleate. A sottolinearlo e' stato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il quale ha anche precisato che per la liberazione dei nostri connazionali in Libia "non e' stato pagato alcun riscatto". 

"Gli interventi spesso non sono la soluzione, ma a volte possono aggravare il problema", ha affermato Gentiloni in un'audizione al Senato. "A chi snocciola cifre di soldati - ha aggiunto - ricordo che la Libia ha una estensione di sei volte l'Italia. Non e' proprio un teatro facile per esibizioni muscolari. Diciamo 'no a rullare di tamburi o a radiose giornate interventiste". L'Italia dice 'no' a "avventuire inutili e pericolose per la nostra sicurezza nazionale", ha rimaricato.

Il titolare della Farnesina ha poi precisato che l'Italia interverra' in Libia solo "su richiesta di un governo legittimo" e dopo avere avuto il via libera del Parlamento. "Noi lavoriamo per rispondere ad eventuali richieste di sicurezza del governo libico, niente di piu' e niente di meno, nel rispetto della Costituzione e ovviamente lo faremo solo in seguito al via libera del Parlamento, come ha ricordato qualche giorno fa il presidente del Consiglio".

"Vedo consolidarsi il Daesh in Libia e oggi ci sono "5mila combattenti di Daesh" nell'area, "concentrati a Sirte, capaci di compiere incursioni pericolose sia nella Mezzaluna petrolifera che nel nord-ovest", ha detto il ministro degli Esteri, che ha ribadito in Senato l'impegno del governo italiano di "contrasto al terrorismo".

Il nostro Paese, ha assicurato, combattera' la "minaccia terroristica" in Libia "con azioni proporzionate. Lo fara' su decisione del Parlamento e coordinando le forze alleate".

Tornando al sequestro dei quattro connazionali, "non sono emersi elementi di riconducibilita' di formazioni di Daesh", ha precisato. "Non e' mai giunta alcuna rivendicazione. L'ipotesi piu' accreditata e' quella di un gruppo criminale filo-islamico operante tra Mellita, Zuwara e Sabrata". Gentiloni ha aggiunto che "il Copasir sara' aggiornato continuamente, su una una vicenda che presenta ancora molti punti oscuri". (AGI) 


09 marzo 2016 ©
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