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Catturato il chimico dell'Isis, bombardati laboratori in Iraq

Washington - Duro colpo al programma dell'Isis per sviluppare le armi chimiche. La coalizione militare a guida americana ha bombardato in Iraq due infrastrutture legate alla produzione di ordigni non convenzionali, grazie alle rivelazioni del responsabile dell'arsenale chimico jihadista, catturato a febbraio dalle forze speciali Usa vicino a Tal Afar, nel nord dell'Iraq. L'uomo e' stato interrogato a lungo da ufficiali americani in una prigione in Iraq e ha fornito "un bel po' di informazioni" sulle potenzialita' del programma chimico dello Stato islamico e sui suoi obiettivi. Fonti dell'intelligence irachena lo hanno identificato come il 50enne Sleiman Daoud al-Afari, uno scienziato che sotto il regime di Saddam Hussein si era specializzato nello sviluppo di armi chimiche e batteriologiche.

Tra sabato e lunedi' scorsi, i raid della coalizione hanno distrutto un "centro per la produzione di armi" vicino a Mosul e una "unita' tattica" nella stessa area. Entrambe erano connesse al programma di armi chimiche dei miliziani sunniti, che hanno lanciato in tutto una ventina di attacchi chimici nel 2015. 
Le armi di questo genere in mano all'Isis sono le bombe al cloro e il gas mostarda, quest'ultimo utilizzato almeno tre volte, secondo l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche: una lo scorso agosto a Marea nella provincia di Aleppo e due nell'area dell'irachena Erbil.

Il suo ruolo nell'organizzazione terrorista e' stato indicato, spiegano le fonti del quotidiano americano, come "significativo" e la sua detenzione in qualita' di combattente dell'Isis e' stata notificata al Comitato internazionale della Croce rossa, che monitora il trattamento dei prigionieri. Al-Afari, catturato poco tempo dopo l'arrivo in Iraq delle forze speciali a stelle e strisce e oggi detenuto a Erbil, sara' consegnato, una volta conclusi gli interrogatori, alle autorita' irachene o curdo-irachene, cosi' come e' accaduto a Umm Sayyaf, la moglie di Abu Sayyaf, l'uomo che per conto dei jihadisti amministrava le entrate dei proventi dai traffici di olio e gas, ucciso in un raid americano in Siria a maggio. Lei fu arrestata e, dopo diversi interrogatori durati tre mesi, consegnata alle autorita' curde. (AGI)

 


09 marzo 2016 ©