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Uccisi due ostaggi italiani in Libia

Roma - Fausto Piano, 60 anni di Capoterra (Cagliari) e il 47enne siracusano Salvatore Failla, due dei quattro dipendenti della Bonatti rapiti in Libia nel luglio del 2015, sarebbero stati uccisi durante una sparatoria nella regione di Sabrata. Lo ha riferito la Farnesina. "Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, apparentemente riconducibili a occidentali", si legge in una nota, "da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilita' dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della societa' di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015 e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla. Al riguardo la Farnesina ha gia' informato i familiari". Il ministro Paolo Gentiloni riferirà sull'accaduto alla Camera il 9 marzo
 
Sono invece ancora vivi Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, gli altri due italiani rapiti; la conferma arriva, secondo fonti del Copasir, dal sottosegretario con delega all'Intelligence Marco Minniti, nel corso della sua audizione al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti.
 
 
Stando a quanto appreso negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio, dove era stata aperta un'inchiesta per sequestro di persona con finalita' di terrorismo, i due ostaggi sarebbero stati uccisi mentre stavano per essere trasferiti da un covo all'altro. Da tempo erano stati separati dagli altri due colleghi e ieri, a Sabrata, si trovavano a bordo di uno dei mezzi di un convoglio dell'Isis attaccato dalle forze di sicurezza libiche. I corpi dei due italiani sarebbero ora nelle mani dei miliziani che, dopo la sparatoria, erano convinti di aver attaccato solo un gruppo di jihadisti. Ieri negli scontri tra Isis e forze libiche sono morti almeno otto miliziani, la maggior parte dei quali di nazionalita' tunisina.
 

Per Massolo, direttore del Dis, gli italiani sono stati rapiti da "organizzazioni con una connotazione principalmente criminale piu' che jihadista". "Ci sono altri due italiani da salvare - ha ricordato - non dobbiamo dire o fare cose che possano compromettere l'attivita' in corso". Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha espresso "forte preoccupazione": "ci stringiamo con affetto alle famiglie e a tutte le persone che vivono momenti di ansia e sofferenza".
 

Aveva 60 anni il tecnico sardo ucciso in Libia, per lui anche fiaccolata silenziosa


Il legale della famiglia Failla, Francesco Caroleo Grimaldi ha riferito di aver sentito "in mattinata la moglie: e' disperata e chiede che il suo dolore sia rispettato. Non c'e' ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani rimasti uccisi in Libia. Per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia". Nessuna dichiarazione ufficiale della Bonatti. Sul fronte politico l'opposizione chiede al governo di riferire in Parlamento. 


Piano e Failla furono rapiti il 19 luglio 2015 insieme a Gino Pollicardo, 55enne ligure di Monterosso, e il 65enne Filippo Calcagno di Enna, nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, mentre rientravano dalla Tunisia. Le dinamiche del rapimento non sono mai state chiarite del tutto, vista la difficile condizione in cui versa il Paese nordafricano e la mancanza di una rivendicazione.

"Ci auguriamo che i corpi di Fausto Piano e Salvatore Failla possano rientrare in Italia, e pensiamo di poterlo fare presto. Non sono in mano ai sequestratori", ha reso noto il presidente del Copasir Giacomo Stucchi al termine dell'audizione del sottosegretario con delega all'intelligence Marco Minniti. Quanto al loro riconoscimento, "e' altamente probabile sulla base delle tecniche fotografiche adottate". 


BONATTI, 6.000 TECNICI DELL'ENERGIA IN 16 PAESI


Membro dell'International Pipeline Contractor Association, la holding fondata nel 1946 a Parma dall'ingegner Saul Bonatti si occupa della costruzione di pipelines fin dalla sua costituzione. Oggi Bonatti Spa puo' contare su un significativo record di chilometri di condotte posate in tutto il mondo e offre servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione di impianti per l'industria dell'energia. La storica holding guidata da Paolo Ghirelli (amministratore delegato e azionista) ha oltre 6mila dipendenti (il 40% dei quali lavora in Africa, l'8 in Europa) e commesse in 16 Paesi: dalla Libia al Mozambico passando per Iraq, Cile, Arabia Saudita, Canada, Spagna, Romania e Kazakistan. Circa l'80% del fatturato viene realizzato fuori dai confini nazionali. E' proprio il primo contratto in Libia nel 1979 ad avviare l'attivita' oltremare del gruppo, che oggi nel Paese svolge assistenza e manutenzione alla stazione di compressione che manda gas in Italia. I mesi successivi alla caduta di Gheddafi l'azienda ha dovuto far evacuare il personale, ma nel settembre 2011 è tornata operativa.

(AGI)


03 marzo 2016 ©