Estero

Siria, Francia chiede subito riunione task-force Onu su tregua

Ginevra - Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha chiesto la convocazione "immediata" di una riunione della task force Onu (17 Paesi del Gruppo di sostegno alla Siria) per valutare le violazioni del cessate il fuoco scattato sabato. "Abbiamo avuto indicazioni che attacchi, raid aerei inclusi, stanno continuando nelle aree controllate dall'opposizione moderata", ha detto il ministro. "Naturalmente devono essere verificate", ha precisato. 

Diverse zone della Siria sono state bombardate tra l'alba e le prime ore della mattinata nel terzo giorno di tregua. Secondo l'Osservatorio nazionale dei diritti umani, dopo la mezzanotte ci sono stati scontri tra le forze di Damasco e fazioni armate nella regione di Guta Orientale, roccaforte dei ribelli moderati, dove si registrano anche bombardamenti di artiglieria pesante e lanci di razzi lealisti contro la popolazione di Arbin, che hanno causato un numero imprecisato di feriti. 
Ad Aleppo, colpi di artiglieria esplosi dai ribelli hanno colpito zone controllate dal regime come Al Azizia e la parte nuova di Aleppo. Il bilancio del bombardamento di domenica nel distretto dell'universita' di Al Hadi, a ovest di Aleppo, è salito a 7 morti, 3 donne e quattro minorenni. Nella vicina provincia di Idlib e' stato ripetutamente bombardato il villaggio di Tarmala e diverse persone sono rimate ferite. Nuovi bombardamenti anche su Hirbnafsa, nella provincia cenltrale Hama. 

Intanto per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni "Sembra che il cessate il fuoco stia tenendo, c'è un filo di speranza". Sulla stessa linea il Cremlino: nessuno ha mai pensato che il processo di attuazione della tregua in Siria sarebbe stato facile, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sottolineando che "è importante allo stesso tempo che l'accordo sia stato raggiunto e che siano stati fatti i passi principali in linea con tali accordi". "Il processo va avanti, era chiaro in anticipo che non sarebbe stato facile - ha dichiarato - Tuttavia, sappiamo dai messaggi dei nostri militari che la tregua è entrate in vigore". "I capi di Stato, i presidenti di Russia e Stati Uniti sin dall'inizio hanno sottolineato che la strada verso una tregua stabile non sarebbe stata facile e non puo' essere facile per definizione", ha voluto spiegare Peskov, come riporta Ria Novosti, al terzo giorno dall'entrata in vigore del cessate-il-fuoco e sullo sfondo di diverse accuse di violazione della tregua.

Per il ministro degli Esteri saudita Adil al Jubeir, ha affermato che un eventuale fallimento della tregua in Siria spingerà "a compiere scelte diverse". Parlando ai media del Golfo, al Jubeir ha spiegato che "il futuro della Siria non è legato a Bashar al Assad e alla sua permanenza al potere, bensi' la scelta è tra una via di uscita pacifica e una militare". Per il capo della diplomazia saudita "se la tregua non riesce e non possiamo portare gli aiuti umanitari allora troveremo altri modi. Se si chiarisce che non è possibile avere una tregua con il regime allora la scelta da prendere deve essere un'altra".

Sono 2,7 milioni i rifugiati siriani attualmente in Turchia. Lo riferisce il vicepremier turco Lutfi Elvan parlando alla sessione inaugurale del Consiglio dei diritti umani dell'Onu al Ginevra. "Siamo il Paese che ospita più rifugiati al mondo", ha aggiunto. (AGI)

 


29 febbraio 2016 ©