Estero

Isis decapita 15enne, ascoltava musica pop

Roma - Le milizie dello Stato islamico (Isis) hanno decapitato un giovane di 15 anni per aver ascoltato musica pop occidentale; i jihadisti hanno inoltre ucciso a colpi di pistola altri due ragazzi, per non aver partecipato la settimana scorsa alla preghiera del venerdi'. Le tre esecuzioni - scrive l'agenzia Asianews - rientrano in una piu' ampia campagna di repressione ancor piu' violenta delle liberta' personali, lanciata dai vertici del movimento a Mosul, roccaforte di Daesh (Isis) nel nord dell'Iraq. Secondo quanto riferiscono fonti locali, rilanciate dai media curdi, la vittima e' il 15enne Ayham Hussein, sorpreso dai miliziani a Mosul mentre ascoltava musica occidentale dal suo lettore cd. Al momento del fermo, il ragazzo si trovava all'esterno del negozio di alimentari di proprieta' del padre, nella zona ovest della citta'. Condotto davanti ai giudici della sharia (la legge islamica), e' stato condannato a morte; la decapitazione è avvenuta nella pubblica piazza.

La decapitazione - la prima per aver ascoltato musica proibita - ha sollevato l'indignazione muta della cittadinanza, che pero' non ha la forza ne' i mezzi per ribellarsi alla ferocia jihadista. Sempre a Mosul, la scorsa settimana due giovani sono stati arrestati per non aver partecipato alla preghiera del venerdi' nella piu' importante moschea della citta'. Due giorni piu' tardi, entrambi sono stati giustiziati a colpi di pistola nella piazza antistante il luogo di culto. Prima di ucciderli, un membro dell'Isis ha letto una nota in cui i jihadisti assicurano "la stessa punizione" per chi non partecipa al rito collettivo. A fine gennaio un ragazzino di 14 anni era stato decapitato per lo stesso motivo e i suoi genitori costretti ad assistere.

Le nuove violenze jihadiste giungono in un periodo in cui, sul piano militare, lo Stato islamico sta subendo sconfitte sia in Iraq che nelle vicina Siria, pur continuando a controllare vaste porzioni del territorio e rimanendo una grave minaccia per la sicurezza. Sempre da Mosul arriva infine la notizia della lapidazione di quattro donne "colpevoli" di adulterio. I jihadisti la avrebbero "sorprese" mentre stavano intrattenendo relazioni illecite con altri uomini. In realta' le quattro donne sono state vittima di violenza e il rapporto non si era consumato in modo consensuale. Fonti locali aggiungono inoltre che le quattro, prima di essere uccise in una piazza centrale della citta', sarebbero state oggetto di ulteriori abusi a sfondo sessuale da parte di miliziani.(AGI)


19 febbraio 2016 ©
07/02/2016 13:42

Oncupinar (Turchia)  - La Turchia è pronta, "se necessario", ad aprire i confini a decine di migliaia di rifugiati siriani in fuga da Aleppo, in maggioranza donne e bambini, bloccati alla frontiera turca da venerdì. Lo ha comunicato il presidente Recep Tayyip Erdogan. "Il regime ha ora bloccato una parte di Aleppo...la Turchia è sotto minaccia", ha spiegato Erdogan.

"Se hanno raggiunto la nostra porta e non hanno altra scelta, se necessario, faremo entrare in nostri fratelli", ha aggiunto. La frontiera Oncupinar resta per ora chiuso a migliaia di rifugiati ammassati al confine per il terzo giorno consecutivo.

Il presidente turco ha lasciato intendere che c'è la possibilità di un intervento militare turco in Siria per evitare la creazione di uno stato curdo nel nord del Paese. Lo riferisce la stampa locale.

La Turchia non commetterà di nuovo l'"errore" fatto nel 2003 quando non invase l'Iraq al fianco degli Usa, "non possiamo ripetere in Siria gli errori commessi in Iraq", sono state le parole di Erdogan citate dai quotidiani "Milliyet" e "Hurriyet".

Secondo gli nanalisti turchi, Erdogan sembra disposto a prevenire la creazione di uno stato curdo di fatto nel nord della Siria con tutti i mezzi, inclusi quelli militari. Ankara considera gruppi terroristici le milizie curde PYD e YPG, che combattono l'Isis nel nord della Siria.

ANCHE EMIRATI PRONTI A INTERVENIRE - Dopo Arabia Saudita, Turchia e Bahrein, anche gli Emirati Arabi si sono detti pronti a intervenire con truppe di terra in Siria come parte della coalizione internazionale contro lo Stato islamico guidata dagli Stati Uniti.

Nel corso di una conferenza stampa ad Abu Dhabi, il ministro di Stato per gli Affari esteri Anwar Gargash ha affermato che "una vera campagna militare contro Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr) deve necessariamente includere una forza di terra". Tuttavia, ha aggiunto il ministro emiratino, "non stiamo parlando di migliaia di uomini". Gargash ha inoltre aggiunto che "la leadership degli Stati Uniti" sull'intervento sarebbe condizione essenziale per la partecipazione di Abu Dhabi.

Giovedi' l'Arabia Saudita ha fatto sapere di esser pronta a partecipare a operazioni di terra, se la coalizione internazionale dovesse decidersi a intervenire. Secondo l'ambasciatore bahreinita a Londra Fawaz bin Mohammed al Khalifa, l'iniziativa saudita in Siria avrebbe l'obiettivo di combattere "sia lo Stato islamico che il brutale regime" di Bashar al Assad. Lo stesso diplomatico ha annunciato poi ieri che il Ccg ha deciso di installare un centro per le operazioni navali dell'organizzazione in Bahrein. Misura che, secondo l'ambasciatore, "dimostra inequivocabilmente che sotto la leadership dell'Arabia Saudita i paesi del Golfo sono determinati a intraprendere un'azione positiva per combattere terrorismo ed estremismo nella regione".  (AGI)

02/02/2016 11:28

Roma - La guerra all'Isis "si vince solo sul campo con le forze curde e irachene e in questo senso l'Italia ha un ruolo cruciale nell'addestramento delle forze irachene impegnate sul campo". Lo ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry nel suo intervento iniziale alla conferenza dello 'small group', gruppo di 23 Paesi della coalizione anti-Isis, in corso alla Farnesina. Il capo della diplomazia americana ha rivolto un ringraziamento speciale ai carabinieri italiani.

Il capo della diplomazia americana ha parlato della situazione in Siria: "Stiamo assistendo alla catastrofe piu' grande mai vista dalla Seconda Guerra mondiale", ha affermato Kerry. "Dobbiamo sostenere gli sforzi diplomatici in corso nei colloqui di pace a Ginevra", ha aggiunto il segretario di Stato, secondo il quale e' importante ottenere dai negoziati in Svizzera un via libera agli aiuti umanitari". A Madaya, ha sottolineato ancora Kerry, "la gente muore di fame, mangia foglie e erba, e affamare la gente e' una tattica di guerra, usata quotidianamente dalle forze di Assad".

"Il mondo si aspetta di essere messo al sicuro da noi", ha aggiunto Kerry. "Sono fiducioso, distruggeremo Daesh, oggi dobbiamo parlare e pensare a come farlo piu' in fretta possibile". La coalizione "sta facendo la differenza", ha sottolineato Kerry, ricordando che, con l'Afgfhanistan ha deciso di unirsi alla lotta e sono ora 66 i Paesi impegnati" nell'alleanza contro lo Stato Islamico. Ma, nonostante questo, ha aggiunto, "dobbiamo vedere ancora altri progressi. Il presidente Obama e' stato chiaro quando ha detto che dobbiamo fare di piu'. Fare di piu' significa anche continuare la lotta per colpire le fonti di finanziamento del gruppo jihadista". Sul piano militare, Kerry ha sottolineato che da settembre del 2014, quando inizio' l'offensiva militare della coalizione, "abbiamo condotto oltre 10.000 raid aerei, che ci hanno permesso, in particolare dallo scorso maggio, di uccidere diversi leader jihadisti di alto e medio livello". Alla riunione di Roma, presieduta dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dallo stesso Kerry, sono presenti l'Alto rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini, e i rappresentanti di altri 21 Paesi: Arabia Saudita, Australia, Bahrein, Belgio, Canada, Danimarca, Egitto, Emirati Arabi, Francia, Germania, Iraq, Giordania, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Gran Bretagna, Qatar, Spagna, Svezia, Turchia e Kuwait. (AGI) 

29/12/2015 10:45

Washington - I teologi dell'Isis hanno emesso una 'fatwa' estremamente dettagliata su come si devono comportare i proprietari di donne schiavizzate. La fatwa, che nel mondo islamico ha forza di legge, getta un nuova luce su come il movimento estremista sunnita stia cercndo di reinterpretare gil insegnamenti secolari del Corano per giustificare la schiavitù sessuale femminile nelle zone cadute sotto il loro controllo, in Siria e in Iraq. La sentenza (per leggere la quale si puo' andare al link http://graphics.thomsonreuters.com/doc/slaves_fatwa.pdf) e' stata ritrovata tra serie di documenti catturati dalle Forze speciali americane nel corso di un raid nella casa di un miliziano in Siria, nel maggio scorso.

Tra le indicazioni, il fatto che un padre e un figlio non possano avere rapporti sessuali con una stessa schiava o che il proprietario di una madre e di una figlia debba scegliere tra le due. La fatwa n.64, datata 29 gennaio 2015, pubblicata dalla 'Commissione per la Ricerca e le Fatwa dell'Isis", sembra proprio voler codificare per la prima volta le relazioni sessuali tra i miliziani e le loro vittime e si spinge oltre rispetto a un manuale circolato nel 2014 su come trattare le schiave. La fatwa comincia con un interrogativo: "Alcuni fratelli hanno commesso violazioni nel trattare le schiave. Queste violazioni non sono consentite dalla 'sharia' perche' queste regole non sono state trattate negli anni. Ci sono eventuali avvertimenti su questo tema?". E da qui partono 15 ingiunzioni, alcune delle quali scendono nel dettaglio.

Per esempio: "Se il proprierio di una prigioniera di sesso femminile, che ha una figlia adatta a un rapporto, ha relazioni sessuali con quest'ultima, non gli e' permesso di fare altrettanto con la madre e costei gli e' per sempre vietata. Se dovesse avere rapporti sessuali con la madre allora non potrebbe averne con la figlia, che gli sarebbe per sempre vietata". La fatwa esorta anche i proprietari di schiave a "mostrare pieta' nei loro confronti, essere gentili, non umiliarle, e non assegnar loro lavori che non sono in grado di fare". Non dovrebbe venderla se sa che verrebbe trattata male. Per Abdel Fattah Alawari, decano di teologia islamica ad al-Azhar, il millenario centro di cultura islamica egiziano, l'Isis "non ha nulla a che fare con l'Islam" e "travisa deliberatamente versi e parole secolari (del Coprano), pensati proprio scoraggiare, certo non incoraggiare, la schiavitù. L'Islam predica la libertà degli schiavi, non la schiavitù. La schiavitu' era lo status quo quando l'Islam fece irruzione (nella Storia). Il giudaismo, la cristianità, i greci, i romani, i persiani, tutti praticavano la schiavitu' e catturavano le donne dei loro nemici per farne schiave sessuali. Ma l'Islam trovo' la pratica aberrante e lavoro' a lungo per cancellarla". (AGI) 

(29 dicembre 2015)

27/12/2015 10:38

- Roma - All'indomani dell'allarme lanciato dalla polizia austriaca per un nuovo attentato in Europa di Isis, dopo la strage del 13 novembre scorso a Parigi, Paolo Gentiloni invita alla cautela per scongiurare il panico ma lascia capire che il Paese non intende farsi cogliere impreparato. "In Italia come in Europa tutti abbiamo ben chiaro quello che Daesh (la sigla araba di Isis, ndr) e i suoi accoliti hanno compiuto e possono compiere. Lavoriamo per la sicurezza, senza lasciarci fuorviare. Sappiamo bene che proveranno a colpire ancora", ha spiegato il titolare della Farnesina in un'intervista a La Repubblica in cui ricorda pero' che "la polizia austriaca parla di persone che sono state segnalate. Non trasformerei questo in nulla di piu' o di meno rispetto allo scenario in cui siamo da mesi".

In generale Gentiloni vede Isis indebolita e secondo il ministro lo confermerebbe anche i1 comunicato del leader Abu Bakr al Baghdadi, rifattosi vivo ieri dopo 7 mesi di black-out: "Vuole esibire forza in un momento che invece e' di vera difficolta' militare. Dopo aver perso Sinjar (in Iraq, ndr) il gruppo terroristico adesso e' accerchiato a Ramadi. Certamente Daesh non va sottovalutato, la sfida sara' lunga, ma l'azione della comunita' internazionale e' diventata piu' efficace". Per quanto riguarda l'invio di 450 nuovi soldati italiani in Iraq Gentiloni sottolinea che i nostri militari "a Mosul non andranno a combattere, ma a proteggere il lavoro di ripristino della diga". Sui malumori emersi a Baghdad, il ministro spiega di aver gia' confermato "una settimana fa al ministro degli Esteri dell'Iraq che tutto verra' fatto in coordinamento molto stretto con il governo di Baghdad".

Resta immutato l'impegno dell'Italia per "l'addestramento dei 'peshmerga' curdi ad Erbil e stiamo addestrando - ha concluso il titolare della Farnesina - la polizia e le forze di sicurezza che entrano progressivamente nella regione dell'Anbar", regione estremamente turbolente e sunnita dove per questo "adesso la prevalenza dei nuovi addestrati dall'Italia e' sunnita, saranno loro a garantire che non vi siano rappresaglie".

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, malgrado le memorie calcistiche sempre forti nel nostro Paese, non ha voluto dare il via a Bruxelles ad "un duello Italia-Germania ma (ad) un confronto fra idee diverse della prospettiva europea" e lo ha fatto partendo dalla richiesta di parita' di trattamento, spiega ancora Gentiloni.

"Semplicemente abbiamo chiesto che i criteri utilizzati per il South Stream (il gasdotto che dalla Russia doveva arrivare in Europa attraverso il Mar Nero, ndr) vengano applicati anche per il North Stream (il gasdotto dalla Russia alla Germania costruito nel 2011 che la Germania ora vuole raddoppiare benche' siano ancora in vigore le sanzioni Ue contro Mosca per la crisi ucraina, ndr)".

Per il titolare della Farnesina la richiesta di Renzi non e' un atto "ne' antieuropeo e tantomeno anti-tedesco: con la Germania condividiamo moltissimi capitoli della politica estera europea, abbiamo la stessa visione sulla crisi ucraina e sulle conseguenze delle sanzioni (riferimento non casuale, ndr), vogliamo il dialogo con la Russia, siamo uniti su questo e su molti altri aspetti...". Gentiloni conferma l'europeismo convinto del governo italiano: "il 19 gennaio a Roma si incontreranno i ministri degli Esteri dei 6 paesi fondatori dell'Europa unita: vogliamo capire come andare avanti meglio, con piu' unita', ma anche con piu' rapidita' e prontezza della Ue. II governo italiano lavora per rafforzare un europeismo possibile che deve rispondere ai cittadini. Le rigidita' con cui a volte si affrontano le questioni di politica economica, e non solo, rischiano di compromettere l'Unione europea" e "stando fermi nel 2016 vedo arrivare una tempesta perfetta per alimentare sentimenti antieuropei. Dobbiamo uscire da questo cortocircuito".

In generale Gentiloni rivendica che "l'Italia rispetta le regole, applica i margini di flessibilita' concessi dalle regole di bilancio in una legge di stabilita' che riduce le tasse e promuove la crescita. Se c'e' rigore vorremmo vederlo applicato a tutti nelle stesse misure. A volte ci sono decisioni incomprensibili: come decidere procedure di infrazione sull'immigrazione, che e' come fare le pulci burocratiche a un paese che da 2 anni offre esempio nel soccorso in mare, nel salvare migranti". (AGI)