Estero

Siria, raid russo su ospedale Msf: 9 morti

Beirut - Si allontana la tregua in Siria e a pagarne le spese, come da cinque anni a questa parte, sono soprattutto i civili. Stamane, nel giro di poche ore, sono stati colpiti due ospedali, entrambi nel nord del Paese: uno nella provincia di Idlib, sostenuto da Medici senza Frontiere (Msf), l'altro un ospedale pediatrico ad Azaz, vicino al confine turco. Almeno 8 sono le persone che, secondo l'organizzazione umanitaria, mancano all'appello a Maarat al-Numan, dove in migliaia sono adesso senza copertura sanitaria in una zona dove sono in corso violenti combattimenti. Msf non esclude la possibilita' di "un attacco deliberato". L'ospedale e' stato colpito quattro volte in due attacchi a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro.

Pesante anche il bilancio ad Azaz: almeno 10 civili morti, tra cui due donne, una incinta, e tre bambini. Non e' chiaro chi abbia condotto i raid. Msf non ha indicato responsabili ma l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha parlato di raid "verosimilmente russi". Il premier turco Ahmet Davutoglu ha sostenuto che un missile balistico russo ha colpito la localita'; ma la zona e' 'martellata' da sabato anche dalle forze armate turche.

Irritata l'Ue che ha rivolto un appello a lavorare per il cessate-il-fuoco: "Solo pochi giorni fa tutti noi, compresa la Turchia, abbiamo concordato impegni per la cessazione delle ostilita' in Siria", ha detto il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini. "Ci aspettiamo che tutti rispettino gli impegni di Monaco, e ricevere dal terreno notizie di segno opposto non e' quello che ci aspettiamo".

Oggi il governo di Ankara ha smentito la notizia che alcuni soldati turchi siano entrati in Siria e ha anche precisato di non aver alcuna intenzione di mandarne: il ministro della Difesa ha anche smentito che i caccia sauditi siano gia' arrivati in Turchia, ma ha precisato che la monarchia saudita ha intenzione di inviare quattro F-16.

Ma Ankara continua a bombardare il nord della Siria. E oggi Davutoglu ha ripetuto che non permettera' in nessuno caso che le milizie curde, Ypg, si rafforzino nella zona nord-orientale del Paese, ora dominata dall'Isis: i curdi siriani, ha detto, sono "uno strumento nelle mani della Russia". Ankara non ha digerito la presa, da parte dei guerrieri curdi, di Maniq, centro dotato di aeroporto militare a soli 13 km dal confine di Kilis, avvenuta in seguito ai bombardamenti russi della scorsa settimana: un'occupazione a cui l'esercito turco ha reagito aprendo il fuoco nelle ultime 48 ore. Per il Cremlino le tensioni con Ankara possono diventare un serio ostacolo nella creazione di un unico fronte anti-terrorismo in Siria. (AGI)


15 febbraio 2016 ©