Estero

Regeni: fotografato in assemblea, ne fu turbato

Roma - L'11 dicembre scorso, quasi al termine dell'incontro organizzato al Cairo presso il Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati egiziani, qualcuno, "fuori contesto", perché non inserito nel dibattito di quel giorno, scattò una fotografia a Giulio Regeni, l'unico occidentale presente a quell'assemblea. La circostanza turbò non poco il 28enne ricercatore di origine friulana (ucciso a fine gennaio) che ne parlò con preoccupazione, la sera stessa, con due amici. L'episodio, ritenuto significativo dalla Procura, è emerso dalle testimonianze rese nel pomeriggio da tre ricercatori italiani, amici di Regeni, sentiti dal pm Sergio Colaiocco, titolare dell'inchiesta per omicidio. (AGI)


11 febbraio 2016 ©
10/02/2016 20:35

Il Cairo - Il responsabile della Procura diGiza, Ahmed Nagy, ha smentito le voci circolate sui media egiziani in merito alla possibilita' che il giovane studente italiano Giulio Regeni sia stato ucciso in un appartamento nel centro del Cairo. Nagy e' stato incaricato dalle autorita' egiziane di seguire le indagini sulla morte del giovane italiano, e ha precisato che quanto emerso sui media locali sono "speculazioni infondate". Secondo quanto riferito oggi dal quotidiano egiziano "Daily News Egypt" gli investigatori avrebbero tracciato gli ultimi movimenti di Regeni tramite le ultime chiamate effettuate dallo studente prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso 25 gennaio. Nell'articolo il quotidiano sottolinea che le autorita' sarebbero giunte alla conclusione che il ricercatore italiano sarebbe stato ucciso in un appartamento nel centro del Cairo. Per "Daily NewsEgypt", le autorita' investigative starebbero interrogando un certo numero di sospetti e persone con precedenti penali per sequestro e omicidio.

L'appello degli accademici - "Giulio Regeni era uno di noi, come cittadino e come studioso. E' questo il punto di partenza, dalla societa' e dal mondo universitario. E' sufficiente l'atto di barbarie in se' a farci prendere la parola, ma non a spingerci a interrogarci sul suo contesto e sull'oscurita' nella quale rischia di perdersi il futuro delle nuove generazioni e complessivamente della vita civile e democratica dei nostri sistemi sociali". Appello degli accademici catanesi che chiedono una giornata di lutto negli atenei italiani per chiedere "la verita' sulla morte di Giulio Regeni". Dottorando dell'Universita' di Cambridge con un'affiliazione con l'Universita' Americana del Cairo, 28 anni, impegnato, all'indomani delle tragiche vicende che hanno portato al potere i militari di al-Sisi alleato dell'Occidente e dell'Italia in primis, negli studi sui movimenti dei lavoratori in Egitto. "Ma non c'e' spazio per la liberta' di ricerca e di informazione nei regimi dittatoriali", affermano i docenti dell'ateneo, che ricordano che si stanno mobilitando studiosi inglesi e gli accademici Usa della Middle East Studies Association per chiedere verita', senza infingimenti diplomatici. "Che diremo ai nostri giovani delle sorti progressive dell'Europa e del Mediterraneo? Con quale altro sangue dovremo coprire le nostre debolezze e le nostre contraddizioni? Cominciamo - concludono - con il chiedere una giornata di lutto in tutti gli atenei italiani. Chiediamo che non vengano tollerate limitazioni ai diritti della ricerca e dell'informazione. Sono richieste minime, ma oggi possono significare molto". (AGI) 

10/02/2016 20:01

Il Cairo - Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, rispondendo all'appello di alcuni accademici diffuso dal quotidiano britannico "The Guardian" sulla morte del cittadino italiano Giulio Regeni, ha invitato a "non giungere a conclusioni affrettate prima della conclusione ufficiale delle indagini sul caso". Citato dal quotidiano "al Masry al Youm", il diplomatico ha aggiunto che "l'Egitto condurra' indagini complete in collaborazione con le autorita' egiziane, questo perche' anticipare i risultati delle indagini non e' nell'interesse di nessuno, ne' tanto meno della famiglia della vittima".  

L'appello del mondo universitario - "Giulio Regeni era uno di noi, come cittadino e come studioso. E' questo il punto di partenza, dalla società e dal mondo universitario. E' sufficiente l'atto di barbarie in sé a farci prendere la parola, ma non a spingerci a interrogarci sul suo contesto e sull'oscurita' nella quale rischia di perdersi il futuro delle nuove generazioni e complessivamente della vita civile e democratica dei nostri sistemi sociali". Appello degli accademici catanesi che chiedono una giornata di lutto negli atenei italiani per chiedere "la verita' sulla morte di Giulio Regeni". Dottorando dell'Universita' di Cambridge con un'affiliazione con l'Universita' Americana del Cairo, 28 anni, impegnato, all'indomani delle tragiche vicende che hanno portato al potere i militari di al-Sisi alleato dell'Occidente e dell'Italia in primis, negli studi sui movimenti dei lavoratori in Egitto. "Ma non c'e' spazio per la liberta' di ricerca e di informazione nei regimi dittatoriali", affermano i docenti dell'ateneo, che ricordano che si stanno mobilitando studiosi inglesi e gli accademici Usa della Middle East Studies Association per chiedere verita', senza infingimenti diplomatici. "Che diremo ai nostri giovani delle sorti progressive dell'Europa e del Mediterraneo? Con quale altro sangue dovremo coprire le nostre debolezze e le nostre contraddizioni? Cominciamo - concludono - con il chiedere una giornata di lutto in tutti gli atenei italiani. Chiediamo che non vengano tollerate limitazioni ai diritti della ricerca e dell'informazione. Sono richieste minime, ma oggi possono significare molto".

Intanto la cittadina di Fiumicello si sta mobilitando per i funerali del giovane Giulio. Si terranno venerdi' alle ore 14 nella palestra comunale di via Zanetti. In queste ore intanto si sta sviluppando una rete di solidarieta' tra gli abitanti della cittadina e quelli di alcuni paesi limitrofi, tanto che in molti hanno dato disponibilita' a ospitare uno o piu' amici di Giulio che verranno da fuori regione e dall'estero per essere presenti al rito. "Per il momento sono una ventina i posti letto messi a disposizione da un numero di famiglie - ha spiegato Bruno Lasca, assessore all'Istruzione - ma il numero sta crescendo rapidamente. E' un comportamento straordinario". Gli amici di Giulio dovrebbero cominciare ad arrivare a partire da domani. Ai funerali - cui partecipera' la presidente della Regione, Debora Serracchiani - saranno presenti numerosi sindaci. L'Anci ha inviato tutti i primi cittadini del Fvg a essere presenti nelle forme e nei modi ritenuti piu' opportuni. Inoltre tanti consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici hanno gia' confermato la loro presenza. Anche rappresentanti delle istituzioni, del mondo sportivo e delle associazioni, cittadini e perfino alcuni rappresentanti della comunita' musulmana della Bassa friulana prenderanno parte alla cerimonia di Fiumicello, dove e' stato proclamato il lutto cittadino. La salma di Giulio Regeni arrivera' a Fiumicello poco prima delle 14. (AGI) 

 

09/02/2016 17:15

E' stato trovato in Egitto e consegnato giorni fa alle autorità italiane il pc di Giulio Regeni. Lo si è appreso da fonti giudiziarie di piazzale Clodio. Il computer, ora nella disponibilità degli inquirenti che dovranno esaminarne il contenuto, era stato recuperato dalla famiglia del ricercatore massacrato al Cairo nel suo alloggio in città. Non risulta invece che Giulio avesse un tablet, a parte il cellulare che non è stato ancora trovato.

Primo rapporto a Procura, "andò a riunione sindacati"
Nella prima informativa che gli specialisti di Ros e Sco, in trasferta in Egitto in questi giorni, hanno inviato alla Procura di Roma risulta che il giovane a dicembre aveva partecipato al Cairo a un incontro al Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati cui avevano preso parte esponenti locali del sindacato indipendente. E questo interesse del ricercatore friulano per le tematiche socio-economiche della realtà egiziana potrebbe aver dato fastidio a qualcuno o, comunque, non essere passato inosservato. Il pm Sergio Colaiocco, che indaga contro ignoti per omicidio, vuole anzitutto capire che cosa facesse in Egitto Giulio Regeni e su quale rete contasse per acquisire informazioni utili al suo lavoro. Per questo motivo, il magistrato ha dato incarico agli investigatori di interrogare gli accademici, i ricercatori e gli stagisti che dall'Egitto raggiungeranno Fiumicello per i funerali di Regeni.

Gli amici avviano petizione "per verità". Verso le 25.000 firme
Hanno conosciuto Giulio Regeni a Damasco, in Siria, nel 2010. E ora, dopo la sua tragica fine in Egitto, hanno deciso di lanciare una raccolta firme su Change.org che in pochi giorni ha quasi sfiorato le 25mila sottoscrizioni. La petizione, dal titolo 'Verita' sull'uccisione di Giulio Regeni #JuticeForGiulio', ha l'obiettivo di portare a un'interrogazione parlamentare in Italia e di sottoporre il caso alla Commissione europea sui diritti dell'uomo. "Noi siamo un gruppo di amici di Giulio e ci siamo conosciuti quasi tutti a Damasco nell'estate del 2010 per un corso di arabo standard - ha spiegato all'AGI lo studioso Giovanni Parmeggiani, uno dei promotori della raccolta firme - e condividiamo il sogno di una cittadinanza attiva, globale e curiosa che possa unire le culture, le religioni e i popoli oltre ogni confine". Fra i sostenitori, non solo italiani, ma anche ragazzi spagnoli, americani, siriani ed egiziani. "Abbiamo deciso di intervenire - ha continuato Parmeggiani - in quanto colpiti e addolorati dalla sua morte. Con il nostro appello vorremmo aprire una discussione comune che possa portare ogni istituzione italiana, europea e mondiale a garantire la sicurezza di tutti coloro che credono che la curiosità, la conoscenza e l'approfondimento sul campo non possano essere minacciati dalla violenza e dall'oppressione". La raccolta firme andrà avanti anche nei prossimi giorni e, ha concluso Parmeggiani, "ci stiamo attivando per far arrivare il nostro messaggio al parlamento italiano, a quello europeo e all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani".

Della Vedova in commissione Esteri, Giulio mai arrivato a cena da amici
"Il 25 gennaio - giorno del quinto anniversario della rivoluzione in Egitto - Giulio Regeni era atteso per cena da alcuni amici presso un ristorante del capitale, ma non e' mai giunto al luogo dell'appuntamento". Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, rispondendo alle interrogazioni in commissione Esteri alla camera. Tra gli amici, ha ricostruito Della Vedova, "c'era il Signor Gennaro Gervasio, professore universitario nella stessa Università e del quale era amico, che non vedendolo arrivare si è allarmato e - tra le 22,30 e le 23,00 della stessa sera - ha avvisato la nostra Ambasciata al Cairo. Gervasio gli aveva infatti parlato telefonicamente verso le 19,40. Regeni gli aveva spiegato che sarebbe uscito di casa verso le 20,00 per avviarsi alla vicina stazione della metropolitana, sarebbe sceso alla fermata Mahamed Naguib da dove avrebbe proseguito a piedi fino al ristorante. La fermata indicata da Regeni si trova nei pressi di Piazza Tahrir, luogo simbolo della rivoluzione, che in quei giorni era presidiato dalle Autorità egiziane, preoccupate di possibili questioni di sicurezza legate all'imminente anniversario. Gervasio ha riferito all'Ambasciata di avere ripetutamente provato a chiamare Giulio tra le 20,18 e le 20,23, senza ottenere risposta; a partire dalle 20,25, invece, il cellulare del ragazzo risulta spento".
Della Vedova ha poi riferito che il corpo di Giulio "presenta, secondo quanto è poi emerso dalle risultanze preliminari dell'esame autoptico condotto al Cairo dal medico legale egiziano, ecchimosi, segni di bruciature e di tagli alle spalle e al torace. Si tratterebbe pertanto di una morte violenta ad opera di ignoti, che è stata preceduta da sevizie e le cuicircostanze sono adesso oggetto di indagine". 
?Rispondendo alle interrogazioni  Della Vedova ha poi spiegato che il nucleo di investigatori italiani inviato da Roma "è giunto al Cairo la sera del 5 febbraio. Da allora, oltre ad aver ascoltato i genitori di Giulio Regeni la sera stessa, ha avuto un lungo incontro il giorno successivo con alti rappresentanti del ministero degli Interni e un ulteriore lungo incontro con livelli più tecnici degli organi di polizia. In ogni caso siamo in una fase ancora molto preliminare ed è quindi prematuro trarre conclusioni; fino a questo momento è stato assicurato, sul piano formale, un sufficiente livello di collaborazione". Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova,  "Le Autorita' egiziane hanno preso nota delle richieste di elementi da parte dei nostri inquirenti, che sono ora in attesa di avere i necessari riscontri". (AGI)

08/02/2016 20:19

Il Cairo -  "La polizia non è coinvolta nella morte di Giulio Regeni". è stato il ministro dell'Interno egiziano Magdy Abdel Ghaffar a respingere con decisione le accuse di un coinvolgimento delle forze di sicurezza locali nella morte del 28enne ricercatore trovato cadavere non lontano dal Cairo, vittima secondo l'autopsia di percosse e torture. "Non è accaduto", ha risposto Ghaffar ad un giornalista che chiedeva se il giovane fosse stato "arrestato dalla polizia".

"Respingiamo queste accuse - ha insistito - è completamente inaccettabile che vengano rivolte. Sono voci, non possiamo neppure accettare un'allusione". In precedenza, una fonte anonima dello stesso governo egiziano aveva suggerito l'ipotesi che l'omicidio sia stato commesso proprio per scaricarne la colpa sulla polizia: "la polizia non può agire così con uno straniero. Altri occidentali sono detenuti per crimini ben più gravi di qualsiasi atto Regeni possa aver commesso".

Non solo: "Aver fatto ritrovare il corpo durante la visita rappresenta un evidente tentativo di compromettere le relazioni con l'Italia, il primo Paese europeo a sostenere l'Egitto dopo la rivolta del 30 giugno 2013 (data della deposizione dell'ex presidente Mohamed Morsi, ndr)".

Ricostruzione discutibile, che sicuramente non vale a smorzare l'attenzione internazionale sul caso: secondo il New York Times, del delitto si parlerà nei prossimi incontri tra la diplomazia egiziana e quella Usa, impegnata di frequente a ricordare al Cairo l'importanza del rispetto dei diritti civili e umani.

Le tappe del giallo - Infografica

E il riferimento alla morte del ricercatore sarà "probabilmente" sollevato anche nel corso del viaggio che Sarah B. Sewall, sottosegretario del Dipartimento di Stato per i diritti umani, farà nella capitale egiziana oppure quando il capo della diplomazia americana, John Kerry, riceverà a Washington il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shiukry. Sul fronte delle indagini, oggi è emerso che l'analisi del telefonino di Giulio "conferma le testimonianze dei coinquilini e degli amici", secondo cui il giovane si stava recando ad una festa di compleanno il giorno in cui è scomparso, il 25 gennaio.

"Regeni ha lasciato la sua abitazione alle 19,30 - ha spiegato il direttore della procura di Giza, Hossam Nassar - per incontrare il suo amico Gennaro, insegnante di Scienze politiche all'Università britannica". Il ricercatore però non è mai arrivato all'appuntamento: "è scomparso 25 minuti dopo la sua ultima telefonata all'amico" che - preoccupato per il connazionale, "ha telefonato alla sua amica Noura Fatihi".

Contemporaneamente, in Italia, il pm titolare dell'inchiesta; Sergio Colaiocco, sta cercando di ricostruire la rete di amicizie e conoscenze di Giulio Regeni, in Italia e in Egitto. Il magistrato, in attesa di acquisire le prime informazioni utili dal team di esperti di Sco e Ros spediti nella capitale egiziana, ha messo a verbale le dichiarazioni dei genitori di Giulio, Claudio e Paola, per capire il quadro delle relazioni coltivate dal figlio e le ragioni della sua presenza in Egitto in coincidenza con il quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir. La coppia ha rappresentato al pm i timori e le aspettative di Giulio, che si trovava al Cairo per una tesi sulle tematiche socio-economiche dell'Egitto: secondo i genitori, il ragazzo era consapevole del difficile clima politico che si respira da tempo al Cairo, ma non ha mai espresso esplicite preoccupazioni per la propria incolumità.

"Non ci accontenteremo di verità presunte", ha in ogni caso assicurato in un'intervista Repubblica il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. "Vogliamo che si individuino i reali responsabili - ha ribadito - e che siano puniti in base alla legge. Conosco la professionalità dei nostri investigatori, e se verrà loro consentito di lavorare, come in queste ore sembra possibile, potremo ottenere dei risultati. è questo che il governo italiano pretende". (AGI)