Estero

Isis, bagno di sangue a Damasco

31/01/2016 18:01

Damasco - Lo Stato islamico ha rivendicato l'attentato contro un santuario sciita di Sayyida Zeinab, a sud di Damasco. L'agenzia di stampa "al Amaq", considerata vicina al gruppo terroristico, riferisce che l'attacco è opera del sedicente "califfato".

E' salito ad almeno 58 il numero dei morti dell'attacco. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiungendo che più della metà delle vittime sono civili. Almeno 25 sono invece miliziani sciiti, sia stranieri che siriani, fedeli al presidente Sashar al-Assad. I feriti sono un centinaio.

Tre esplosioni a distanza ravvicinata, riferiscono i media ufficiali siriani, sono state causate da due kamikaze e da un'autobomba lasciata davanti ad una vicina fermata degli autobus. I due attentatori suicidi hanno azionato le cinture esplosive dopo l'esplosione dell'autobomba, facendosi saltare in aria tra le persone che erano accorse.

Secondo l'Osservatorio invece le esplosioni sono state due, la prima causata da un kamikaze e la seconda da un'autobomba. 

In un comunicato diffuso sul web, il gruppo Wilayat Dimashq, costola dell'Isis a Damasco, ha rivendicato l'attentato sferrato da due kamikaze contro gli "apostati politeisti".

Il mausoleo si trova circa 17 chilometri a sud della capitale ed è protetto da miliziani del gruppo libanese sciita Hezbollah, impegnati nella guerra civile al fianco delle truppe di Assad. Custodisce le spoglie di una delle nipoti di Maometto ed è frequentato da numerosi pellegrini sciiti nonostante la guerra.

Nella zona c'è la moschea sciita che porta lo stesso nome, meta di pellegrinaggi e già colpita da altri attentati in passato. 

Lo scorso 26 gennaio due attacchi terroristici contro il quartiere al Zahraam di Homs (165 a nord di Damasco) avevano causato 19 morti.

Il governo siriano vuole mettere fine al bagno di sangue nel Paese ma accusa l'opposizione presente ai colloqui di pace a Ginevra di mancanza di serietà. L'Alto comitato negoziale, che è presente a Ginevra ma al momento rifiuta di negoziare, "non è serio", ha affermato l'ambasciatore di Damasco all'Onu Bashar al-Jaafari. Bassma Kadamani, membro dell'opposizione, ha precisato che l'Alto comitato non è a Ginevra per negoziare, ma per "gettare le basi" di un negoziato. Il portavoce Salem Muslit ha assicurato che l'opposizione resterà a Ginevra per il tempo necessario, senza una data limite, ma, ha aggiunto, "aspettiamo un passo avanti dell'altra parte: se lo fanno, noi ne faremo dieci".

Damasco ha chiesto di inziare i negoziati di pace "senza precondizioni", che non saranno in alcun modo accettate. "Negozieremo sempre, senza precondizioni nè interferenze straniere", ha spiegato Jaafari. "L'attentato di oggi al santuario sciita è la prova del legame tra l'opposizione e i terroristi", ha aggiunto. L'opposizione invece per sedersi al tavolo chiede l'interruzione dei bombardamenti aerei contro i civili e la fine dell'assedio, l'apertura all'arrivo di iuti umanitari eseenziali e la liberazione dei prigionieri.

Nel frattempo il segretario di Stato Usa John Kerry ha lanciato un appello chiedendo al regime e all'opposizione siriani di "cogliere il momento" e sfruttare al massimo l'opportunità dei colloqui di pace di Ginevra. Kerry ha accusato le forze di Bashar al-Assad di ridurre allo stremo i civili e ha chiesto al presidente siriano di consentire l'arrivo degli aiuti umanitari nelle città assediate. (AGI) 

(31 gennaio 2016)