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Usa 2016, arriva Bloomberg, l'incubo dei terzi incomodi

Roma - L'indiscrezione del Nyt sull'imminente discesa in campo dell'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, come indipendente alle elezioni presidenziali di novembre, getta in agitazione la politica Usa: non sono pochi, infatti, i terzi incomodi che in passato hanno contribuito a far perdere candidati dati per vincenti.

Di seguito i casi piu' eclatanti.

- 1912: Theodore Roosevelt, dopo essere stato il 26esimo presidente Usa dal 1901 al 1909, si ricandida tre anni dopo alla testa del Partito Riformista, formazione da lui stesso fondata dalla scissione dal Partito Repubblicano. Alle elezioni Roosevelt ottiene il 27,4% dei consensi, superando gli ex compagni di partito guidati da Willima Thaft ma non i Democratici che conquistano la Casa Bianca con Woodrow Wilson.

- 1968: George Wallace, governatore democratico dell'Alabama, e' stato definito "il perdente piu' influente del XX secolo". Si e' candidato alle presidenziali quattro volte, di cui tre per i democratici e uno come indipendente. Noto per il suo sostegno alla segregazione razziale degli afroamericani, nel 1968 si presenta al voto come candidato del Partito Indipendente Americano, ottenendo un risultato rilevante (13,5%) ma senza riuscire a intaccare la vittoria del Repubblicano Richard Nixon, a scapito del democratici Hubert Humphrey.

- 1992: Ross Perot, imprenditore miliardario del Texas, vicino ai Repubblicani, si mette in mezzo tra George H.W. Bush e Bill Clinton con la campagna "Uniti noi sosterremo l'America". Viene ammesso ai dibattiti tra i candidati presidenziali e convince una parte dell'elettorato, intercettando potenziali voti repubblicani. Ottiene il 19% dei consensi popolari ma nessun voto dei grandi elettori, danneggiando soprattutto Bush padre, presidente uscente.

- 2000: Ralph Nader si candida alle elezioni, inserendosi nella tradizionale battaglia a due che vedeva schierati il repubblicano George W. Bush contro il democratico Al Gore, vicepresidente di Bill Clinton, in uscita dalla Casa Bianca. Esponente della sinistra radicale, attivista per i diritti civili e ambientalista, alle urne prende quasi 3 milioni di voti (2,7%), risultando decisivo in Florida e New Hampshire. La competizione elettorale viene vinta da Bush, con un voto controverso e passato per le aule di tribunale, e una parte dell'elettorato democratico si scatena contro Nader, considerato responsabile della sconfitta del braccio destro di Clinton e di aver cambiato il corso della storia. Gore, e' bene ricordarlo, perse per 537 voti in Florida e con lui alla Casa Bianca avremmo avuto si' la guerra in Afghanistan, per punire i talebani del sostegno a Osama bin Laden, ma non l'invasione priva di giustificazioni (le armi di distruzione di massa mai trovate di Saddam Hussein) dell'Iraq nel 2003 e quindi il grosso del caos con cui siamo costretti a convivere da allora: Isis in primis. (AGI)

(23 gennaio 2016)


23 gennaio 2016 ©