Estero

Libia, pressing Italia per nuovo governo

Roma - L'Italia stringe i tempi sulla Libia e fa pressing sulle fazioni libiche affinche' rispettino i tempi per la formazione del nuovo governo che dovrebbe essere presentato domenica 17 dal premier incaricato Fajaz Serraj. In queste ore - a quanto apprende l'AGI - c'e' un frenetico lavoro politico per imprimere l'ultima accelerazione al processo, nella convinzione che solo un nuovo governo libico potra' chiedere all'Onu un'azione militare contro il gruppo jihadista, la cui avanzata rischia di diventare inarrestabile.

Quando Serraj presentera' la lista dei ministri, che molto probabilmente saranno 22, ci vorranno altri 10-15 giorni per il voto della Camera del rappresentanti di Tobruk. Nella fase piu' delicata del processo, Roma ospitera' martedi' 19 i rappresentanti di tutti e 18 i Paesi che in qualche modo hanno interessi in Libia e sostengono il nuovo governo. La riunione sara' a livello di direttori politici, ma la base sara' quella della conferenza internazionale di meta' dicembre, quando alla Farnesina si riunirono intorno al tavolo Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, l'Ue, la Spagna, e diversi Paesi africani e del Medio Oriente come Egitto, Algeria, Ciad, Emirati Arabi, Marocco, Niger, Qatar, Turchia e Tunisia. In quella occasione arrivo' una spinta per la firma dell'accordo di riconciliazione, due giorni dopo in Marocco. Si tratta di un summit tecnico che definira' le prossime mosse a sostegno del governo di unita' libico. Sono in corso in queste ore contatti per allargare ulteriormente il formato della riunione, con il coinvolgimento di altri Paesi.

Si cerca di fare leva sul fatto che l'avanzata dell'Isis nel Paese ha maggiormente avvicinato le posizioni delle fazioni libiche, che forse ora piu' che mai si stanno rendendo conto che non c'e' piu' tempo da perdere davanti all'avanzata del gruppo jhadista. Il flusso di combattenti provenienti da Iraq e Siria, le roccaforti del califfato, e' in aumento. Le forze tribali locali (legate al governo non riconosciuto a livello internazionale di Tripoli) e quelle di Tobruk, stanno collaborando a un piano di sicurezza. Poche ore fa, nell'ultimo consiglio dei ministri del governo di transizione in esilio a Tobruk, riconosciuto dalla comunita' internazionale, proprio il problema della sicurezza e' stato il principale punto di discussione. Dopo i recenti attacchi dell'Is contro i terminal petroliferi, le guardie tribali che controllano la zona della Mezzaluna petrolifera libica hanno intrapreso una serie di misure di sicurezza volte a mettere in sicurezza l'area. Secondo quanto riferiscono i media libici sono stati svuotati i depositi di petrolio di Ras Lanuf, cosi' come ad Agedabia sono arrivati i rinforzi di uomini e mezzi del governo di Tobruk per mettere in sicurezza la citta'. Si agisce ancora comunque su un terreno minato. Le stesse due fazioni sono a loro volta suddivise in una miriade di gruppi armati che fanno capo alle varie componenti tribali, etniche e religiose libiche. Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal Libya Herald, il Consiglio presidenziale libico guidato dal premier designato al Sarraj ha dichiarato "pieno sostegno" all'Esercito nazionale libico (Lna), comandato dal generale Khalifa Haftar, la cui posizione nei confronti del governo di accordo nazionale e' notoriamente contraria. I membri della 21ma brigata dell'Esercito nazionale libico (Lna), fedele al generale, hanno preso posizione fuori dalla citta' di Agedabia, nell'est. Secondo quanto riferisce il sito informativo libico "Akhbar Libya 24", le unita' sono state dispiegate nella zona chiamata Bawaba 60, alle porte della citta'. I soldati si occupano di controllare la zona con posti di blocco per prevenire eventuali attacchi da parte dello Stato islamico. (AGI)

(14 gennaio 2016)