Made in Italy

Datalogic, parla italiano un codice a barre su tre

Bologna - In un piccolo locale nella canonica della parrocchia di Quarto Inferiore vicino a Bologna, Romano Volta, neo laureato in ingegneria, brevetto' nel 1972 i primi sensori optoelettronici da applicare alle macchine automatiche per imbustare il te'. Fu l'inizio di un'avventura imprenditoriale di oltre 40 anni di successi. Oggi il gruppo Datalogic, con sede centrale a Lippo di Calderara, nel Bolognese, e' stato riconosciuto per il decimo anno consecutivo come il 'Re' degli scanner a postazione fissa presenti nelle casse dei supermercati di tutto il mondo che 'leggono' i codici a barre sugli acquisti.

I prodotti Datalogic, azienda leader mondiale nei settori dell'acquisizione automatica dei dati (tramite la produzione di lettori di codici a barre) e dell'automazione industriale, sono utilizzati in oltre un terzo dei supermercati e dei punti di vendita in tutto il globo come in un terzo degli aeroporti, dei servizi postali e di spedizione. Ricerca e internazionalizzazione i pilastri di un gruppo che conta circa 2.500 dipendenti distribuiti in 30 Paesi tra Europa, Asia, Stati Uniti e Oceania, con circa 500 ingegneri e la 'firma' su oltre 1.200 brevetti. In un'intervista all'Agi, il fondatore, presidente e ad del gruppo ha spiegato che "per dna, Datalogic e' un'azienda internazionale.

Sviluppando fin dalle origini prodotti high tech che non avevano un mercato significativo in Italia per noi e' stato obbligatorio andare sui mercati esteri". L'azienda divento' 'pioniere' nel settore grazie anche all'acquisizione, avvenuta nel 2005, dell'americana Psc (con sede in Oregon) ereditando, di fatto, il primo 'beep' della storia emesso dopo la lettura (nel 1974) del codice a barre presente su una confezione di "Wrigley Juicy Fruit" nel supermercato Marsh a Troy in Ohio con uno scanner prodotto, all'epoca, dall'azienda statunitense. Oltre che in Italia e negli Stati Uniti, i prodotti Datalogic vengono fabbricati anche in Vietnam, Ungheria e Brasile. Proprio la vocazione internazionale e' uno dei fattori chiave per la crescita costante di Datalogic testimoniata dal bilancio consolidato a fine 2015: ricavi di vendita pari a 535.1 milioni (+15.2% rispetto al 2014) con un utile netto di 40.5 milioni (+31.4% rispetto all'anno precedente). Gran parte del fatturato deriva dai mercati Oltralpe tra Europa (50%), Nord America (30%) e Asia-Pacifico (20%).

"Pensiamo di poter crescere ulteriormente negli Stati Uniti, nei Paesi del sud est Asiatico e in Africa - ha spiegato Volta - perche' a differenza dell'Europa dove la nostra posizione e' ormai piu' che consolidata, questi mercati presentano ulteriori margini di sviluppo". L'espansione del gruppo in Asia e' stata rafforzata nel 2009 con il nuovo stabilimento produttivo in Vietnam, nell'High Tech Park di Saigon dove lavorano oltre 700 persone. E nel gennaio dello scorso anno e' stata inaugurata anche una filiale di vendita. "Si tratta di un popolo - ha sottolineato il presidente e ad di Datalogic - molto dedito al lavoro e con una gran voglia di emergere. Questo Paese ci ha regalato una doppia soddisfazione sia per la parte produttiva che nel campo delle vendite poiche' stiamo ottenendo i primi risultati con le poste vietnamite e con i supermercati".

Per quanto riguarda la Cina, dove Datalogic e' presente anche con una centrale acquisti, "molte catene distributive sono delle joint-venture con grandi multinazionali che gia' utilizzano i nostri prodotti. Quindi - ha spiegato l'imprenditore bolognese - vediamo un radicamento del nostro brand tale da pensare che, se continuiamo a lavorare bene, potremo erodere ulteriori quote di mercato". La 'rete' Datalogic abbraccia anche i Paesi africani che rappresentano un mercato in forte ascesa con un fatturato triplicato nell'ultimo anno. Nonostante le crisi di governo in alcuni Stati del continente nero, "qui il business funziona. C'e' un mercato in effervescenza - ha osservato Volta - in cui stiamo conquistando importanti quote di mercato sia nel settore retail sia nella sanita' e nella logistica". Proprio in Sud Africa, Datalogic ha aperto a fine 2015 una sede commerciale e di assistenza tecnica.

Infine, il piano di sviluppo estero prevede un'analisi su possibili nuovi mercati, come potrebbe essere l'Iran "di cui - ha spiegato l'ingegnere - abbiamo apprezzato le alte potenzialita' che ci potrebbero fare pensare ad una presenza commerciale diretta". Oltre alla vocazione internazionale, altro punto di forza dell'azienda e' rappresentato dall'innovazione: dodici i centri di ricerca in vari Paesi del mondo (nord America, Italia, Vietnam, Cina, Giappone) e due i "Datalogic Labs" dove oltre cinquanta 'ingegneri del futuro' hanno il compito di inventare nuovi prodotti (35 in media i brevetti depositati ogni anno) per anticipare le tendenze del mercato e i bisogni dei clienti. "Datalogic - ha osservato Volta - deve assolutamente continuare a investire nella ricerca. E' imperativo. Quasi il 10 per cento dei ricavi sono stati dedicati nel 2015 a ricerca e sviluppo e vogliamo continuare cosi' anche nei prossimi anni". 'Partorita' in una canonica e diventata leader mondiale di settore grazie alle intuizioni e all'impegno di Romano Volta, Datalogic e', a parere dello stesso imprenditore, un esempio virtuoso non ripetibile almeno ai giorni nostri. "Con le attuali condizioni di mercato - ha precisato l'ingegnere - non si puo' piu' creare un'impresa da 'eroe solitario' come poteva accadere in passato. Ora il mercato e' saturo e per internazionalizzarsi occorrono grandi risorse. Sono molto preoccupato - ha continuato Volta - per il sistema industriale del nostro Paese. Si e' ancora adagiati sull'aspettativa di trovare i 'bravi imprenditori' di una volta. Invece non e' questo il problema. Il Paese deve creare le condizioni di sistema per facilitare i giovani di talento a realizzare le proprie idee e occorre inculcare alle nuove generazioni la cultura del lavoro di squadra".

Volta ritiene che la recente riforma dell'Ice sia "in grado di sostenere l'internazionalizzazione delle imprese" ma avverte "questo processo e' molto piu' difficile rispetto a soli dieci anni fa e le aziende rimaste chiuse dentro i confini italiani si trovano in un recinto molto piu' blindato". Pensieri che, comunque, non scalfiscono il gruppo Datalogic 'lanciato' dal suo padre-fondatore verso un futuro promettente. "Come ho detto ai miei dipendenti, abbiamo i prodotti giusti nel momento giusto. Vedo delle grosse potenzialita' di sviluppo della nostra azienda nei prossimi anni. Un settore su cui punteremo molto - ha spiegato Volta - e' l'automazione di fabbrica. Anche l'healthcare ha grandi potenzialita' perche' non si tratta solo di risparmiare attraverso i processi di automatizzazione ma di rafforzare tutti gli aspetti relativi alla sicurezza e alla qualita'". Infine nel 2016, "riteniamo di poter migliorare, fermo restando le spese in ricerca - ha concluso il fondatore di Datalogic - il costo del venduto grazie alla continua ottimizzazione della filiera di acquisto e grazie al brand e alla stima dei clienti contiamo di 'strappare' un po' di 'premium price' sulle vendite". (AGI)


11 marzo 2016 ©