Lavoro e crisi

Cambia la musica, i mille ostacoli per emergere

Roma - "Candle in the wind", una candela nel vento: la canzone di Elton John deve risuonare nelle orecchie di chi oggi voglia intraprendere la carriera musicale in Italia, costretto a fare i conti con le mille insidie che rischiano di spegnerne precocemente i sogni.

Lo sa bene Elettra Cozzolino, 25 anni ancora da compiere, laureanda in giurisprudenza con la passione per il canto e un gruppo con cui cerca di esibirsi il piu' possibile. Nella giungla della musica, Elettra ha scelto il sentiero piu' impervio, quello del blues, un genere "di nicchia in Italia" spiega all'Agi. "E' difficile suonare, e ancora piu' difficile essere pagati in modo adeguato". Il compenso, se si vuole guadagnare qualcosa per sostenersi e, magari, prendere lezioni di musica, e' da fame. "Tempo fa per una serata un musicista veniva pagato 70 euro. Ora il compenso e' di 30, 40, 50 euro. I proprietari dei locali tirano piu' che possono sul prezzo barattando la visibilita' con una cena" continua la cantante dei Monkey Blues che ha iniziato a cimentarsi col canto nella Bottega del Suono di Marcello Cirillo .

"Non c'e' piu' rispetto per la musica e per i musicisti". E per i gruppi blues "e' anche peggio". In moltissimi casi i proprietari dei locali propongono solo visibilita' "come gruppi spalla che aprono i concerti. Il tutto, ovviamente, gratis". Il rapporto tra il numero dei locali e gli artisti e' decisamente sbilanciato: "Forse siamo troppi, ma nei momenti di crisi e' facile aggrapparsi ai sogni". Non solo: a Roma, poi, "se non fai parte della scena musicale della capitale non riesci mai a strappare una serata. I locali fanno terra bruciata a chi non e' di Roma e noi veniamo dalla provincia".

Il repertorio dei Monkey Blues tocca gli artisti piu' apprezzati del genere. "Suoniamo cover, non siamo ancora pronti per proporre pezzi nostri. Bisogna prepararsi bene. Gli sprovveduti hanno vita breve". Non solo: "una scaletta di pezzi conosciuti si 'vende' meglio". Intanto, in attesa di 'sfondare', come si dice in gergo, Elettra punta a terminare gli studi in giurisprudenza: "un'altra categoria in crisi. Ma sono ottimista e credo che la laurea possa essermi utile anche per lavorare come produttore discografico o agente di musica". (AGI) 

18/02/2016 16:11

Roma - "Pe' fa la vita meno amara, me so comprato 'na chitara": esordiva cosi' Nino Manfredi nella sua popolarissima 'Tanto per canta'. E devono essere in molti a pensarla cosi' visto che uno dei pochi dati positivi del mercato della musica e' quello relativo agli insegnanti. Nel periodo 2012-2014 sono aumentati infatti dell'11,2% gli occupati nel settore dell'insegnamento della musica nei conservatori e istituti musicali pareggiati, raggiungendo nel 2014 oltre 9mila addetti.

Un trend confermato anche da La Bottega del Suono, nota scuola di musica il cui direttore artistico e fondatore e' Marcello Cirillo, musicista e showman della televisione italiana. Nella scuola di Cirillo hanno mosso i primi passi musicisti approdati poi in alcune trasmissione televisive quali 'Ti lascio una canzone', 'Io canto', 'XFactor' e 'I raccomandati'.

"I talent hanno trainato la domanda di lezioni di canto" spiega all'Agi Maria Elisa Cirillo. Nella Bottega del Suono gli alunni vanno dai 4 anni fino all'eta' adulta: "con i piu' piccoli prevale l'aspetto ludico. A 16 anni gli studenti iniziano a capire che suonare puo' diventare un mestiere. A 60 anni la musica e' una valvola di sfogo, uno svago" continua Maria Elisa Cirillo.

Insomma il canto appassiona gli italiani che non si accontentano di intonare qualche nota sotto la doccia ma sono disposti a spendere 30 euro all'ora per imparare a cantare come Mika e Skin. Negli ultimi 10 anni, sondaggio condotto su 700 insegnanti di canto dal sito ProntoPro.it, il numero di chi ha deciso di studiare canto e' raddoppiato e nella sola citta' di Milano gli iscritti ai corsi sono aumentati dell'88%. Dai dati ottenuti, analizzando i prezzi richiesti nei venti capoluoghi di regione, Milano e' anche la citta' dove i corsi di canto costano di piu', se la media nazionale e' di 30 euro all'ora nel capoluogo meneghino se ne spendono 37.

"In linea generale - racconta un insegnante - l'aumento del numero di studenti registrato negli ultimi 10 anni e' senza dubbio legato al successo dei talent show televisivi. Numeri alla mano, oggi i corsi di canto sono i piu' richiesti in assoluto dietro, solo, a quelli di chitarra". Nelle citta' del Sud Italia le lezioni, invece, costano meno. Sul podio della convenienza a pari merito si trovano Bari, Campobasso, Catanzaro e Potenza: qui per una lezione di canto si spendono in media 25 euro. I capoluoghi di regione meridionali in cui si sostengono costi relativamente piu' sostenuti sono due: Napoli e Palermo, dove in si spendono circa 30 euro per un'ora di lezione. Imparare a cantare, poi, pare giovi anche alla salute. Gli insegnanti intervistati sottolineano che, tutti coloro che imparano a cantare, notano importanti miglioramenti nella respirazione e nella postura: il corpo si ossigena meglio e si ha l'impressione di avere piu' energia. (AGI) 

18/02/2016 16:08

Roma - Se il juke-box e' ormai preistoria e il vinile il Medio Evo, anche il cd sta imboccando rapidamente il viale del tramonto. In un'epoca in cui tutto avviene alla velocita' della luce, le piattaforme di musica in streaming la fanno da padrone. Oggi in pochi semplici clic l'utente puo' ascoltare il proprio artista preferito da casa, dall'ufficio o mentre sta facendo una passeggiata. Qualche anno fa ascoltare musica significava andare in un locale, trovare un juke-box e scegliere una canzone da condividere con tutti. Poi e' stato il momento delle audiocassette e dei lettori walkman e la musica e' diventata "take away". I cd, come supporto fisico, hanno rappresentato un ulteriore passo avanti, ma con l'arrivo di internet e i download gratuiti e' iniziata la crisi e il boom della pirateria musicale.

"La musica in se' non e' in crisi, ma e' cambiato - spiega all'Agi Massimiliano Pani, discografico arrangiatore e compositore - il modo in cui viene fruita, il cd e il vinile sono prodotti obsoleti. E' come se volessimo vendere la carrozza con i cavalli dopo l'arrivo della macchina a vapore. Diversi fenomeni hanno contribuito al crollo del mercato discografico, di certo il fatto che e' possibile ascoltare brani gratis su internet ha inciso molto sulle abitudini di ascolto e il supporto fisico e' diventato inutile". "Anche i talent non aiutano il mercato musicale - spiega ancora Pani - perche' non sono un prodotto creato per la musica o per far vendere cd, ma servono alla televisione e hanno lo scopo di vendere spot pubblicitari. Probabilmente nei talent esistono ragazzi bravi e che potrebbero diventare grandi artisti, ma purtroppo l'industria discografica non ha piu' la forza economica per investire su di loro come si faceva un tempo".

"Lo streaming ha aiutato a diminuire il fenomeno della pirateria. Nel 2015 - spiega all'Agi Veronica Diquattro, responsabile Spotify per il mercato Italia - la riduzione e' passata dal 27% al 19%. All'interno del mercato digitale lo streaming si e' accaparrato una grossa fetta, circa il 65% a fronte del 35% di download". "All'interno di questa rivoluzione dell'industria musicale - continua Diquattro - Spotify e' riuscita a dare al consumatore esattamente cio' che voleva: ascoltare musica gratis in qualsiasi momento e da ogni dispositivo (smartphone, pc e tablet). E ad essere soddisfatti non sono solo gli utenti, ma anche gli artisti che sempre di piu' si approcciano positivamente alla piattaforma, dal momento che e' frequentata attivamente da 75 milioni di persone, dei quali 20 milioni sono abbonati al servizio premium a pagamento". (AGI) 

18/02/2016 16:05

Roma - "Video killed the radio star" cantavano agli inizi degli anni '80 i Buggles. Ma se la radio e' sopravvissuta all'avvento del videoclip, si e' dovuta reinventare per resistere alla crisi che ha investito l'industria della musica negli ultimi 10-15 anni, uscendone completamente trasformata. Per resistere all'avanzata di una musica sempre piu' 'liquida', digitale e 'pronta all'uso', e' stato sottratto spazio alle canzoni per programmi piu' "parlati". "Oggi chi ascolta radio lo fa piu' per la qualita' dell'intrattenimento che per la scelta musicale" spiega all'Agi Linus, storica voce di Radio Dj. "Siamo diventati tutti delle corazzate da cinque milioni di ascoltatori dove la musica tende un po' a uniformarsi. Per differenziarci quindi e' necessario puntare sull'intrattenimento, sulla personalita' del dj che gioca quindi un ruolo fondamentale".

Nel caso di Radio Dj il minimo storico si e' registrato nel 2000: "Siamo risaliti puntando lavorando sui programmi. E' in quel periodo che sono emersi Fabio Volo, il Trio Medusa, La Pina?". Linus, che "questo lavoro" lo fa "da quando esistevano i vinili", spiega che il cambiamento e' radicale: " una volta il disco fisso era solo uno, il che vuol dire che per mandare in programmazione una canzone bisognava attendere il proprio turno. Ora che la musica e' un file digitale si puo' condividere in contemporanea".

E se gli ascolti non sono calati, di sicuro e' cambiato il popolo della radio: "Il pubblico piu' giovane si e' allontanato, anche se si parla di un fenomeno di ritorno. Quindici, venti anni fa, gli ascoltatori andavano dai 15 ai 30 anni, oggi hanno abbondantemente oltre i 20 anni e superano di molto i 40 anni. E' chiaro che il ragazzo digitale nato e cresciuto con il pc ha un approccio diverso alla musica e non va a cercare la parola in radio".

Su di loro - continua - funziona di piu' Youtube, Spotify. Sono cresciuti a pane e talent che per Linus "sono divertenti e hanno avuto un ruolo molto forte nella scena musicale italiana. Ma non si puo' pero' attribuire loro il ruolo di scopritori di talenti. Per la sua struttura il programma porta sul palco ragazzi molto giovani, forse troppo, e spesso molto immaturi. Con grandi doti canore ed espressive, ma quello che fa la differenza e' la capacita' di scrivere le canzone, che propongono contenuti. Dai talent vengono fuori belle voci ma non supportate da quelle esperienze di vita che formano poi la persona a livello artistico"."Non sono nemico dei talent - prosegue - ma non credo che quelli siano la soluzione alla crisi dell'industria italiana".

Qual e' invece la soluzione? "Ricostruire l'industria discografica che ormai non esiste piu', partendo dalla figura-chiave del produttore. Hanno avuto una grande presenza fino agli anni '80-'90, ma ormai e' estinta. D'altronde l'industria industriale italiana non ha una lira". (AGI) 

18/02/2016 16:01

Roma - "Sono solo canzonette" sosteneva Edoardo Bennato. Ma quelle "canzonette" trainano un mercato immenso che in un solo decennio, quello che va dal 1999 al 2009, e' stato stravolto nel profondo da una crisi senza precedenti. Con ripercussioni pesanti che trasformato le case discografiche, il rapporto tra artisti e fan, ha portato al tramonto del cd e al calo dei profitti. Il presidente di Sony Music Entertainment Italia Andrea Rosi racconta all'Agi i 10 anni (e poco piu') che hanno rivoluzionato il panorama musicale, perche' "quello della musica e' stato il primo settore dell'entertainment a vivere la profonda crisi che ora sta investendo il cinema, l'editoria".Una crisi non solo di mercato ma soprattutto di modello di business. "Le aziende - continua Rosi - fatturavano delle scatole piene di pezzi di plastica che venivano caricate sui camion e arrivavano in determinati punti vendita. Oggi invece ricevono rendiconti da Spotify".

Un vortice che ha risucchiato le case discografiche italiane: "Per loro sarebbe stato impossibile sopravvivere a questo enorme cambiamento. Come per ogni mercato che subisce un ridimensionamento, ci sono state delle aggregazioni. Le etichette indipendenti continuano a esistere ed e' sicuramente un bene, ma purtroppo non riescono ad affermarsi oltre un certo punto sul mercato".

Ma la prima 'vittima' di questa trasformazione e' stato il modo di concepire la musica: "La musica oggi e' mobilita' - afferma Rosi - Le nuove generazioni non hanno nel Dna il concetto di 'possesso della musica' inteso come disco, cd. Per loro e' un servizio e in quanto tale devono avere accesso a tutto cio' che vogliono quando vogliono". Di contro, la canzone ha riconquistato lo spazio che le spetta: "Con la rivoluzione digitale la canzone ha assunto una rilevanza enorme che supera quella dell'album. E di conseguenza c'e' grandissima attenzione alla scelta della canzone. Anni fa il singolo aveva massima rilevanza dal punto di vista promozionale per la vendita dell'album, ora e' essa stessa un business". (AGI)


18 febbraio 2016 ©