Energia

Germania: stop nucleare, appello aziende a Corte per risarcimento

(AGI) - Berlino, 15 mar. - Le tedesche E.On e Rwe e la svedese Vattenfall, le tre maggiori utility coinvolte nel programma nucleare di Berlino, chiuso dal governo cinque anni fa in seguito al disastro di Fukushima, hanno fatto appello all'Alta Corte di Karlsruhe per essere risarcite in seguito a quello che definiscono un "esproprio" delle loro attivita'. Le aziende si sono rivolte al massimo tribunale di Germania dopo aver gia' avviato una serie di procedimenti separati presso alcune corti regionali, domandando un totale di 15 miliardi di euro di risarcimento. Le udienze dureranno fino a domani.
Al momento rimangono operativi solo 8 dei 17 impianti nucleari presenti sul suolo tedesco. Nei piani dell'esecutivo, le strutture dovrebbero essere chiuse tutte entro il 2022. "Il nostro ricorso costituzionale non va contro la decisione politica di uscire dal nucleare, che rispettiamo", ha dichiarato l'ad di E.On, Johannes Teyssen, "quel che non possiamo semplicemente accettare e' che il parlamento abbia aggirato i requisiti costituzionali senza accordarci alcun risarcimento". "Per nostri azionisti, inclusi molti piccoli azionisti che hanno investito in noi i loro risparmi e le loro pensioni, cio' crea una perdita finanziaria significativa che non verra' compensata", spiega ancora Teyssen, "il nostro ricorso alla Corte Costituzionale contesta questo, e solo questo, punto".
Per le utility tedesche e' decisamente un periodo nero. Non solo e' stato chiuso il programma nucleare ma e' anche crollato il prezzo al dettaglio dell'elettricita' per via della forte espansione delle energie rinnovabili, in parte fuori dal controllo delle grendi aziende. In Germania sono infatti assai diffusi i micro impianti eolici e fotovolatici operati da famiglie, piccole imprese ed enti locali. E.On questo mese, ad esempio, ha dichiarato una perdita netta di 7 miliardi di euro legata in larga parte alle svalutazioni degli impianti elettrici. Sul tavolo c'e' inoltre la questione dello smantellamento degli impianti e dello stoccaggio delle scorie, operazioni che avranno un costo complessivo stimato sui 50 miliardi di euro.
Il governo ha pero' gia' fatto sapere che "non trattera' alcun accordo", come ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Barbara Hendricks, che ha difeso la decisione di abbandonare l'atomo: "A fronte di un dibattito sociale controverso durato decenni, non ci poteva piu' essere 'business as usual' dopo Fukushima".
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15 marzo 2016 ©