Dossier Ilva

Ilva: Marcegaglia, le strategie dietro manifestazione d'interesse

(AGI) - Milano,19 feb. - Un interesse dovuto verso un grande e importante fornitore: e' questa, secondo fonti qualificate consultate dall'Agi, la logica che ispira la manifestazione d'interesse inviata dal gruppo Marcegaglia ai commissari dell'Ilva per poter entrare nella 'data room' e ispezionare gli impianti del colosso siderurgico in amministrazione straordinaria. L'impero guidato da Emma e Antonio Marcegaglia dal quartier generale di Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova, e fondato dal padre Steno negli Anni Cinquanta, e' oggi il gruppo industriale leader mondiale nella trasformazione dell'acciaio con 5,4 milioni di tonnellate lavorate ogni anno (2015).

Opera in tutto il mondo con 6.500 dipendenti, 60 unita' commerciali, 210 rappresentanze commerciali e 43 stabilimenti sparsi su una superficie complessiva di 6 milioni di metri quadrati, dove produce ogni giorno 5.500 chilometri di manufatti in acciaio inossidabile e al carbonio per oltre 15.000 clienti. Per il gruppo Marcegaglia, insomma, l'Ilva ha rappresentato per molti anni un fornitore essenziale e di grande affidabilita'. Seguirne le vicende e' quindi quasi un obbligo perche' ai mantovani interessa molto la stabilita' delle forniture strategiche dell'azienda siderurgica, che oggi vengono in gran parte acquisite da altri fornitori in giro per il mondo.

Negli ambienti siderurigici italiani, pero', si respira un'aria di grande prudenza rispetto all'evoluzione del caso Ilva - e verosimilmente il gruppo Marcegaglia non fara' eccezione. Il quadro della situazione e' complesso sotto tutti i punti di vista e qualunque progetto di cessione richiedera' procedure e verifiche assai meticolose. Innanzitutto, ad oggi la famiglia Riva e' ancora proprietaria e le varie cause giudiziarie in corso non hanno ancora in nessun caso raggiunto una fase definitiva tale da giustificare un esproprio. Del resto, da quando due anni fa e' esplosa la conclamata crisi del gruppo, il quadro aziendale si e' deteriorato. L'indebitamento e' aumentato, la produzione, la redditivita' e il risultato economico sono peggiorati, si sono sommate numerose inchieste giudiziarie ed e' esplosa in tutta la sua gravita' l'emergenza ambientale che - a prescindere dalle polemiche sulle sue cause storiche - non potra' non essere risolta prima che l'impianto torni alla sua piena capacita' produttiva.

Oggi, peraltro, il gruppo Marcegaglia puo' vantare il coronamento di un importante percorso di riordino e riorganizzazione delle proprie attivita': con una "suddivisione con maggior trasparenza e chiarezza", come ha spiegato il Presidente Antonio Marcegaglia in una recente intervista al sito specializzato Siderweb, "delle partecipazioni non core rispetto al core business, cioe' la trasformazione dell'acciaio, che e' il settore sul quale ci vogliamo concentrare e rafforzare". Questo riordino si e' concretizzato in una concentrazione sotto ad una holding Marcegaglia Steel, dei 3 principali business dell'attivita' Marcegaglia: la parte carbon steel (attivita' legate ai piani e tubi in acciaio al carbonio), la parte specialties (attivita' nei settori degli acciai inossidabili e trafilati) e la parte plates (lamiere da treno). La valenza industriale di questo riassetto, come ha sintetizzato il presidente Antonio Marcegaglia nell'intervista, e' stata quella di porre le premesse per poter crescere da protagonisti, eventualmente aggregando, o con forme di alleanza, altri operatori in un percorso che, in termini di consolidamento, potra' interessare anche la prima e la seconda trasformazione. (AGI)


19 febbraio 2016 ©