Economia

Gusto, marca e qualità: sul vino gli italiani non fanno economia

di Domenico Bruno

Sul vino gli italiani non risparmiano e si mostrano estremamente nazionalisti e buongustai. Sono questi i principali risultati della ricerca del Censis "Il valore economico e sociale del settore del vino e dei suoi protagonisti", presentata in occasione dell'Assemblea annuale di Federvini da Massimiliano Valerii, Direttore Generale del Censis, con il Presidente di Federvini Sandro Boscaini. Dalla rcerca emerge anche che un italiano su due è consumatore di vino (nel 2016 più di 28 milioni di italiani) e nel biennio 2013-2015 la spesa delle famiglie italiane è aumentata del 9% in termini reali (contro i consumi complessivi che hanno registrato un incremento del 2% e la spesa alimentare solo dello 0,5%).

I risultati della ricerca 

  • Dall'inizio degli anni '80 ai giorni nostri la popolazione che beve vino è rimasta sempre al di sopra del 50% (il 51,7% nel 2016).
  • Il 54,6% degli italiani ha 65 anni e oltre, il 58,4% ha da 35 a 64 anni, il 48,6% è costituito dai millennials tra 18 e 34 anni.
  • Si è ridotta la quota dei grandi consumatori (persone che ne bevono più di mezzo litro al giorno), passata dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016.
  • Negli ultimi anni si sono ridotti i consumatori con un basso livello di scolarizzazione, mentre sono aumentati i diplomati (dal 30,6% del 2006 al 33,8%) e i laureati (dal 35,5% al 39,5%).

  • 24 milioni di italiani nell'ultimo anno hanno partecipato ad almeno un'attività enocorrelata. 
  • 16,1 milioni hanno partecipato a eventi, sagre, feste locali legate al vino
  • 14,2 milioni si sono recati in locali, ristoranti e trattorie perchè disponevano di buoni vini
  • 13,7 milioni hanno fatto vacanze e gite in località celebri per l'enogastronomia.
  • Sono il 62,3% dei millennials, il 49,8% dei baby boomers e il 26,1% dei longevi ad aver partecipato alle diverse attività enocorrelate.

Vino di qualità per bere meglio

Un dato molto interessante che emerge dalla ricerca del Censis, riguarda la scelta del vino. Il 93,2% dei consumatori si basa sulla qualità e non sul prezzo. E nello scegliere la qualità pesano tre fattori precisi

  1. Il vino dev'essere italiano per il 91,2%
  2. Ci sia la certificazione di qualità: Dop (Denominazione di origine protetta) per l'85,9% o Igp (Indicazione geografica protetta) per l'85,4%
  3. Che sia del marchio giusto per il 70,4%.

Perchè la storia del vino italiano è una storia di vini locali e di marchi che esprimono il legame profondo con comunità e territori, protagonisti di processi di rigenerazione locale e di conquista dei mercati globali.

La potenza dell'export del vino

Il vino italiano è un potente ambasciatore nel mondo del 'Made in Italy' e dell'Italian style, ma sono ancora enormi le potenzialità da cogliere sul sentiero dell'innalzamento del valore. Se, ad esempio, la nostra produzione raggiungesse il valore unitario della produzione francese, l'export di vino italiano potrebbe aumentare fino a 12 miliardi di euro, con un incremento di 6,4 miliardi rispetto ai valori attuali. Per capire le potenzialità del settore bastano alcuni numeri: 

  • L'Italia conta su una produzione di vino pari a 50,9 milioni di ettolitri nell'ultimo anno, superiore a quella di Francia, Spagna, Germania, Portogallo.
  • Il valore dell'export del vino ha raggiunto i 5,6 miliardi di euro nel 2016, con un incremento del 27,6% nel periodo 2011-2016.
  • Boom delle esportazioni di vini Dop (+44,8% in valore e +20,5% in quantità) e Igp (+24,1% in valore, pur a fronte di un -3,7% delle quantità).
  • E' decollato l'export degli spumanti: +117,9% in valore e +85,1% in quantità.

18 maggio 2017 ©