Economia

Diavoli e Dragoni IV: ultimi giri di valzer aspettando il 14 aprile

di Alessandra Spalletta

Questa è la quarta parte dell'ebook 'Diavoli e Dragoni', nel quale Agi e AgiChina hanno ricostruito tutta la vicenda legata alla cessione del Milan. La prima è consultabile a questo link. Per la seconda seguire questo link. La terza è qui.

Dicembre 2016 – Il closing per la cessione del Milan slitta al 3 marzo

Ricominciano le giravolte in Casa Milan. Il closing, previsto per il 13 dicembre, slitta al 3 marzo. La causa sarebbe la mancanza di autorizzazioni cinesi all’uscita di capitali verso l’estero. Lo annunciano Fininvest e Sino Europe in una nota congiunta, dopo che si erano rincorse voci su un possibile slittamento a febbraio. Si legge sulla nota: "L'accordo, approvato dal Consiglio di Amministrazione di Fininvest (…), prevede che entro il 12 dicembre Sino-Europe Sports accrediti a Fininvest un'ulteriore caparra di 100 milioni di Euro, dopo i 100 milioni di Euro già versati alla firma del contratto di compravendita”.  Il 13 dicembre Sino Europe versa i 100 milioni della seconda caparra e Fininvest convoca l’Assemblea dei soci per l’1 e il 3 marzo.

Li Yonghong alla stampa: "Berlusconi alzerà altri trofei". Spunta il piano B

Il 22 dicembre Li Yonghong rilascia una intervista: “In Cina, ogni investimento verso Paesi esteri è soggetto all'approvazione dell'autorità regolatoria cinese”, spiega Li. “Di recente, l'autorità ha annunciato nuove misure di controllo nei confronti degli investimenti verso l'estero, e questo riguarda anche le operazioni annunciate prima che tale accordo fosse reso pubblico, come nel caso dell'acquisizione del Milan da parte di SES. Perché non sarebbe stata autorizzata”.

Il capo-cordata ammette che “in questa fase a SES non è concesso detenere alcuna partecipazione nel Milan”. Altri gruppi cinesi hanno realizzato investimenti nell'industria calcistica, in Italia oltre che in Gran Bretagna, senza incontrare le stesse difficoltà: Li spiega che “si tratta di operazioni che sono state chiuse prima dell'annuncio delle nuove misure di controllo”. Li conferma inoltre che non solo tutti i capitali per l'acquisizione della società sono già stati raccolti, ma addirittura che “SES ha raccolto una quantità di capitali superiore rispetto all'importo dell'investimento”.

La stretta sull’esportazione di capitali non va dunque sottovalutata: ha cambiato l’architettura degli investimenti cinesi all’estero. “SES ha individuato una struttura alternativa di investimento, che risolverebbe il nodo rappresentato dalle nuove misure introdotte”, spiega Li. Un “piano B” riguardo al quale Li preferisce “non entrare in dettagli” perché in questa fase “siamo fiduciosi che le autorizzazioni saranno concesse in tempo per consentire il closing entro la data concordata con Fininvest”. Li ribadisce di essere “totalmente impegnato nel costruire il futuro del Milan” e che “gli accordi con Fininvest prevedono che le perdite registrate dal Milan a partire dallo scorso mese di luglio facciano carico a SES”. Li infine esclude la possibilità che i restanti 320mln possano essere dilazionati in varie rate. E mette a tacere l’ipotesi avanzata da qualcuno che i capitali di SES appartengano in realtà a Silvio Berlusconi: “Si tratta di una notizia completamente infondata”.

Ecco il Piano B: investimenti da conti offshore

La stretta sulla fuoriuscita di capitali imposta dalle autorità cinesi si è tradotta per il consorzio SES in lungaggini burocratiche. In assenza delle autorizzazioni del governo cinese, SES ha percorso una strada parallela, impegnando capitali che sono già fuori dalla Cina. Secondo quanto hanno riferito all'Agi fonti vicine all'operazione, dovrebbero arrivare da Hong Kong i soldi con cui verrà saldata la caparra.  

A quanto ammonta l'affare

Ai 200 milioni di euro già versati (la prima caparra da 100 milioni è stata pagata il 6 agosto e la seconda il 13 dicembre), se ne devono aggiungere altri 320, per un totale di 520 milioni, a cui vanno sommate le garanzie bancarie sui debiti, arrivando così a un totale di 740 milioni (valutazione che tiene conto della situazione debitoria stimata in circa 220 milioni).

Senza contare il ripianamento delle perdite del club, nonché adeguate garanzie sui futuri investimenti. Sulla stampa italiana si rincorrono voci si possibili forme rateali di pagamento, facendo quindi dubitare che i nuovi investitori siano realmente in possesso della liquidità necessaria e della garanzie bancarie sufficienti a chiudere l'operazione nei termini indicati dalla lettera di intenti firmata il 5 agosto.

Febbraio 2016 (Politica sullo sfondo) – Italia e Cina sulla nuova via della seta

La visita di Stato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dal 21 al 26 febbraio segna un importante passo in avanti nelle relazioni bilaterali. Durante l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping presso la Grande Sala del Popolo, i due leader parlano di “due culture millenarie che si affascinano e si rispettano” e della necessità di “ampliare il partenariato strategico”. Nel corso del Business Forum vengono siglati 13 accordi per un valore di 5 miliardi. I rapporti tra Italia e Cina non hanno mai vissuto un momento migliore. Nel corso degli incontri, riferiscono fonti ad AgiChina, non si fa assoluto riferimento al caso Milan.

Tutti i dubbi ancora sul tavolo

Si avvicina il closing per la cessione del Milan: entro il 3 marzo – data concordata con Fininvest – la holding di Berlusconi potrebbe finire in mano cinese. Fonti italiane vicine a Sino Europe Sport confermano ad AgiChina che gli investitori della cordata guidata da Li Yonghong verranno in Italia entro la data stabilita per incontrare Fininvest e chiudere l'operazione. Il Cda ha convocato l'assemblea dei soci che nominerà la nuova dirigenza del club rossonero, con prima convocazione il primo marzo e la seconda il 3.

L'intenzione di SES sarebbe di chiudere in seconda convocazione. Fininvest non ha ancora reso nota la lista definitiva degli investitori, ma ormai sembra chiaro che arriveranno da Hong Kong i soldi con cui verrà saldata la caparra. E' di questi giorni la notizia secondo cui il fondo SES avrebbe rimborsato il finanziamento di poco più di 100 milioni di euro (830 milioni di dollari di Hong Kong) effettuato da una holding delle Isole Vergini (Willy Shine International Holding Limited) a favore di Rossoneri Sport Investment, la società di SES registrata a Hong Kong.

Eppure, da mesi si rincorrono dubbi e indiscrezioni sulla solidità dell'operazione. "I cinesi assicurano che l'impegno finanziario verrà rispettato con o senza l'autorizzazione del governo", sottolineano fonti. "In assenza delle autorizzazioni da Pechino, SES ha percorso una strada parallela, impegnando capitali che sono già fuori dalla Cina. Sono soldi dei medesimi investitori che compongono la cordata. Non sappiamo se appartengano a tutti i soci o solo ad alcuni di questi, ovvero coloro che avevano capitali già disponibili all'estero". 

"Il Milan rischia di diventare un club di 'cioccapiatti'"

A pochi giorni dal closing, permangono dubbi anche sulla composizione della cordata. Molti i nomi usciti nelle ultime settimane, tra i quali Huangshi Zhongbang Sports Development, China Industrial Bank Asset Managementdi China, China Huarong Asset e Haixia Haixia Capital.  Le fonti assicurano che la conferma ufficiale dovrebbe arrivare a giorni e i nomi finora trapelati  - "grandi nomi" - dovrebbero essere confermati.

La partecipazione di Huarong (colosso finanziario pubblico con un fatturato di 11,3 miliardi di dollari) è data addirittura per certa. Inoltre il gruppo non sarebbe composto da 4-5 società, come sembrava inizialmente, bensì da almeno 8-9. Ma sull'operazione Milan-cordata cinese si concentrano i sospetti di chi crede che dietro ci sia "fuffa", e che il Milan rischi di diventare "un club di cioccapiatti" ("tirapacchi" in dialetto bolognese). Lo dice Alberto Forchielli, managing partner e fondatore del Fondo Mandarin, che già nel giugno scorso spiegava i suoi dubbi sulla solidità dell'acquisizione.

"I soldi per l'acquisto del Milan alla fine arriveranno da fondi offshore e non saranno gli stessi che Sino Europe Sport diceva di aver raccolto. Non sappiamo di chi siano i soldi con i quali i rossoneri stanno per essere comprati". "Oddio, neanche prima che Sino Europe versasse la caparra a Fininvest sapevamo di chi fossero i soldi, oggi men che mai – aggiunge .  Ma che non si tratti dei capitali delle stesse persone non me lo toglie dalla testa nessuno".

 

 

Perché il caso Inter è diverso dal Milan

Non è solo l'introduzione di controlli più stringenti sull'export di capitale ad aver reso questo affare così incerto. "L'acquisizione dell'Inter è andata liscia perché Suning è un investitore solido, credibile, e con una strategia di comunicazione efficace", scandisce Forchielli. Ma secondo chi lavora a stretto contatto con SES, è difficile fare un confronto con l'altra squadra milanese, di cui si ignora l'intera durata dell'operazione, circolata sulla stampa a cose fatte. SES avrebbe commesso il grande errore di rendere noto l'interesse sul Milan in largo anticipo sulla tabella di marcia, alimentando aspettative.

Oggi, dopo la stretta del 29 novembre, Suning avrebbe ottenuto le autorizzazioni per comprare l’Inter. Per investire all’estero, una società cinese deve avere due requisiti, spiega ad AgiChina un avvocato esterno alla trattativa. “Primo, l’investimento deve rispondere a una logica industriale e deve provenire da un’azienda seria, non speculativa; secondo, l’investimento non deve riguardare i settori in cui il governo cinese è cauto: sport e entertainment”. 

Il caso Suning-Inter risponde al primo requisito, visto che si tratta di un soggetto credibili già in possesso di una squadra di calcio (il Jiangsu Suning), ma oggi non potrebbe garantire la seconda condizione. In altre parole, oggi Suning sarebbe oggetto di scrutinio proprio perché si tratta di un’acquisizione nel settore calcistico. Il caso Milan, invece, non risponde a nessuno dei due requisiti: Li Yonghong rappresenta a tutti gli effetti una struttura investitrice priva di entrambe le caratteristiche richieste.

Cosa prevedeva il ‘piano A’: addio a “reverse Ipo”

Una cosa è certa. La mancata autorizzazione del governo cinese potrebbe mutare sostanzialmente la natura dell'acquisizione:  il nulla osta di Pechino serve ad autorizzare l'esportazione del capitale e l'acquisto di quote in una società straniera. In assenza dei permessi, non si tratterà più di acquisto di quote ma di sponsorizzazione, diventando quindi un'operazione puramente commerciale."Non potranno più fare il reverse Ipo", spiega Forchielli. Lo schema che Sino Europe intendeva seguire prevedeva infatti la fusione con una società vuota già quotata – una "shell company" -  rendendo automatica la quotazione del club rossonero per 2miliardi di euro. Che rispetto ai 740 spesi per l'acquisto, era un bell'affare.

Ma oggi, probabilmente costretti a concludere l'operazione con una società offshore, questo meccanismo non è più possibile. "Vari padroni con soldi arrivati da chissà dove con l'unico scopo di fare un affare", dice ancora Forchielli, convinto che "l'unico modo per salvare i rossoneri da un futuro a tinte fosche è tenersi la caparra di Sino Europe e andare avanti con Berlusconi. E fine delle trasmissioni".  

Chi sono i soci cinesi che vogliono comprare il Milan

Tra i soggetti principali che compongono la cordata, la presenza di China Huarong Asset Management Co. Ltd. è data per certa. Si tratta di un colosso finanziario pubblico che opera nel segmento del debito "distressed", cioè il debito di emittenti ad alto rischio di crack finanziario. Istituita nel 2012,  è controllata dal ministero delle Finanze e da China Life (il più grande gruppo di assicurazioni statale).

La società era conosciuta come China Huarong Asset Management Corporation, una delle 4 maggiori società di gestione di attività finanziarie nate nel 1999  su volontà del governo cinese in risposta alla crisi asiatica del 1997. E' quotata alla Borsa di Hong Kong dall'ottobre 2015. Suning, che ha comprato l'Inter, è un gigante dell'elettronica ed è già presente nel calcio (possiede la squadra cinese Jiangsu Suning). Huarong è una finanziaria nata per assorbire i crediti inesigibili in pancia alle banche. Il profilo di Huarong indica l'incompatibilità di questa società con l'acquisto di una squadra calcistica. "Un fondo nato per ristrutturare le società indebitate non può comprare nient'altro che servizi finanziari – spiega Forchielli - Huarong può avere al massimo un ruolo fiduciario e quindi nascondere altri creditori. E' fuffa: sono fondi di fondi che non possono investire all'estero".

La norma italiana anti-riciclaggio è garanzia di credibilità

Non tutti la pensano così. A fugare i dubbi sulla credibilità finanziaria degli investitori "la norma italiana anti-riciclaggio dovrebbe bastare", dicono fonti vicine a SES. "I capitali, che arrivino dalla Cina o da una società offshore, dovranno passare sotto la lente di ingrandimento tanto dell'agenzia delle Entrate quanto della Banca d'Italia".  Tra le novità della direttiva 2015/849/CE, infatti, c'è l'inserimento dei reati fiscali come attività criminosa. Non solo. L'origine chiara del capitale è un vincolo contrattuale del closing. Qualcuno ipotizza che i soldi della seconda caparra arriveranno da Hong Kong e in un secondo momento, ottenuto il nulla osta, i restanti potrebbero arrivare dalla Cina.

Una serie di colpi di scena

I giorni seguenti saranno caratterizzati da un susseguirsi di colpi di scena. Prima della conferenza stampa del 28 febbraio a Milano per presentare i nuovi proprietari del club rossonero, l'ad in pectore Marco Fassone non riesce più a mettersi in contatto con il consorzio SES capitanato da Li.  Nel corso della giornata China Merchant Bank, la banca privata indicata come possibile socio della cordata, ha smentito ad AgiChina qualsiasi investimento nel club di Fininvest.

Nei giorni precedenti anche Huarong, altro importante socio contattato da Business Insider, si è sfilato. Il 2 marzo anche China Construction Bank esprime cautela rispondendo con un "no comment" ad una mail di AgiChina. I cinesi sembrano spariti nel nulla. Poi, arriva una telefonata da Pechino: SES chiede un’ulteriore proroga. Scaduti il 3 marzo termini per il closing della vendita del Milan a SES, per un 'gentlemen agreement', i cinesi avranno il tempo fino a venerdì 10 per versare 100 milioni di caparra e chiudere in un secondo tempo con gli altri 220 milioni necessari all'acquisto del Milan.

Sulla questione interviene lo stesso Silvio Berlusconi che, in un'intervista a Il Tempo in edicola domenica  5 marzo spiega: "I cinesi ci hanno chiesto una ulteriore breve proroga e in questo non vedo nulla di preoccupante". L'attuale proprietario della società rossonera spiega poi: "Gli investitori hanno versato caparre considerevoli a riprova della serietà delle loro intenzioni. Questo è importante non solo per il gruppo Fininvest ma soprattutto per i tifosi del Milan".

24 Febbraio 2016 – Huarong si sfila

Il 24 febbraio Huarong, contattata da Business Insider, smentisce ogni possibile coinvolgimento: “Non siamo coinvolti, non sappiamo nulla della trattativa. I rumor che circolano in Italia qui non sono mai arrivati. Non abbiamo idea di chi sia Sino Europe, non l’abbiamo mai sentita”, dice Kelly Fung, senior vice presidente di PordaHavas, la società che gestisce la comunicazione finanziaria di Huarong[55].

28 febbraio -  China Merchant si sfila

Il 28 febbraio anche China Merchant, contattata da AgiChina, si sfila. “Non sappiamo niente dell'investimento di China Merchant Bank nel Milan". A parlare è la responsabile delle pubbliche relazioni della banca che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stata presente nella lista finale dei nomi che compongono la cordata di Sino Europe Sport che entro il 3 marzo dovrebbe acquisire il controllo del club rossonero.

La lista vedeva China Construction Bank, China Merchant Bank e una società di Hong Kong, andarsi ad aggiungere ai nomi dati per certi nelle ultime settimane, quelli di Haixia Capital e Huarong. Ma dopo la smentita di Huarong, anche China Merchant Bank si sfila dalla cordata. Contattata da AgiChina, la responsabile delle pubbliche relazioni dell'istituto ha spiegato l'impossibilità per una banca privata cinese di investire in un club calcistico straniero. "Siamo quotati in Borsa, quindi trasparenti - ha detto - una notizia del genere, se fosse stata vera, sarebbe stata già resa pubblica". 

1 Marzo 2016 – I cinesi chiedono una proroga, cessione sempre più a rischio

Il consorzio SES capitanato dal misterioso uomo d'affari Li Yonghong, che a giorni avrebbe dovuto acquisire il 99,93% delle quote del Milan, chiede a Fininvest di rinviare il closing, atteso il 3 marzo,  per mancanza di fondi. Il Milan sta ora valutando l'ipotesi di una proroga per fine marzo. Proroga che verrebbe accettata solo in cambio di una garanzia: il versamento della terza caparra da 100 milioni di euro. La decisione è attesa entro oggi o al massimo domani. Fininvest ha comunicato di tenere ferma la data del 3 marzo per l'assemblea dei soci. Silvio Berlusconi non ha nascosto ai fedelissimi la sua preoccupazione: "O arrivano i soldi o mi tengo il Milan", ha detto.

Le ipotesi del mondo finanziario: Closing 'inesistente', 'mutilato' o 'rateizzato'

"Closing 'inesistente', 'mutilato' o 'rateizzato': sono queste le ipotesi che da tempo circolano nel mondo finanziario cinese sull'esito dell'acquisizione del Milan da parte del consorzio Sino Europe Sport", dice all'Agi Alberto Forchielli. E ora cosa accadrà? "I cinesi sono tenaci e non muoiono mai: la partita è ancora aperta", dice Forchielli, il quale non ha mai creduto nella possibilità che i cinesi avessero i soldi per arrivare al closing e da tempo mette in luce segnali di scarsa affidabilità da parte degli investitori.

Al momento sono due le cose certe: il capo-consorzio di SES, il signor Li, non ha raccolto i soldi necessari per chiudere l'operazione; le società presenti nella lista si sono sfilate. In ogni caso, la possibilità che il closing slitti di un mese dipende dal versamento di altri 100 milioni come terza caparra: "Se Fininvest accetta la proroga, vuol proprio dire che è al "brevo" (in dialetto bolognese, che ha bisogno di soldi). E poi lasciare il Milan nelle mani di questi compratori, mi sembra una chiusura indecorosa di 30 anni di successi", aggiunge Forchielli.

Come è possibile che l'operazione di SES per acquisire il controllo del club rossonero, sia passata nei mesi da un investimento considerato sicuro dalla stampa sportiva a un affare che rischia di non concludersi? "Da quanto mi risulta, SES non è mai riuscito a raccogliere i capitali in Cina, e ho quindi sempre ritenuto che difficile che potesse farlo attraverso conti offshore", dice Forchielli. La spiegazione è semplice: "Da quando il governo di Pechino ha imposto le misure restrittive sulla fuoriuscita di capitali, nel novembre scorso, i cinesi che hanno soldi all'estero li usano come riserva preziosa, e cercano di non spenderli". Di certo non per investire in un club calcistico straniero.

E così da un closing sicuro "alimentato da una stampa poco professionale e da agenzie con il chiaro mandato di rendere più forte la posizione negoziale di SES, si è passati all'ipotesi di vendita rateale del Milan, poi di grandi sconti e di debiti non passati, per giungere nel giro di qualche ora a uno scenario di closing inesistente", spiega il manager. "Una volta smascherata l'inesistenza dei soci, SES non ha avuto il coraggio di presentarsi alla conferenza stampa organizzata oggi dall'ad designato dalla cordata cinese, Marco Fassone". Si tratta del resto di un'operazione che il governo cinese non vede di buon occhio perché in palese contraddizione con le direttive governative che frenano gli investimenti sul calcio.

"Non è da escludere che i cinesi di SES siano stati trattenuti in patria", aggiunge ironicamente Forchielli. Negli ultimi mesi, dalla realtà cinese sono giunti segnali evidenti sulla scarsa affidabilità degli investitori cinesi, che stampa e tifosi non hanno saputo leggere: "Anche in ambienti legali e bancari italiani, i malumori e i disagi su comportanti strani e non ortodossi di SES si erano fatti strada da tempo, ma erano sotto traccia", ha concluso Forchielli.

2 Marzo – Da China Construction Bank "No comment sulla trattativa"

Il 2 marzo anche China Construction Bank (Ccb) esprime cautela sull'ipotizzata presenza nel consorzio guidato dal fondo SES per l'acquisto del Milan. Contattata da AgiChina, la banca risponde con una mail: "Al momento preferiamo non fare commenti sulla trattativa Milan-cordata cinese". Dopo la smentita di Huarong a Business Insider e di China Merchant Bank ad Agichina, la cautela di Ccb sembra confermare la difficolta' degli investitori cinesi che a giorni avrebbero dovuto acquisire il controllo del club rossonero. Secondo l’agenzia Reuters, Ccb aveva intenzione di investire 150 milioni di euro nel fondo.

20 Marzo – Pan Gongsheng: "Certe acquisizioni sono rose con le spine"

“Le fusioni e le acquisizioni all’estero possono assomigliare a rose con le spine”: lo ha detto il 20 marzo Pan Gongsheng, il capo dell’Administration of Foreign Exchange cinese (Safe), l'Autorità che controlla il mercato valutario in Cina. "Molte società con un alto livello di indebitamento hanno preso prestiti per fare acquisizioni all'estero. Altre stanno muovendo beni fuori dai confini mascherati da investimenti diretti esteri". Ma nelle dichiarazioni riprese dallo Shanghai Securities News, Pan ha voluto dare una nota positiva riguardo alle tante acquisizioni dello scorso anno nel mondo del calcio. “Se queste acquisizioni possono aiutare a migliorare lo standard del calcio cinese, allora penso che siano una buona cosa”.Le autorità stanno prestando grande attenzione alla tendenza di “irrazionali investimenti all’estero”, soprattutto in settori come l’intrattenimento, il real estate, gli hotel e, appunto, i club di calcio. 

L’acquisto di squadre sotto forma di investimento estero è visto spesso dalle aziende cinesi come un modo per trasferire beni o capitali all’estero. Il risultato è un eccessivo indebitamento di alcune società cinesi Ma attenzione, il governo non vieta espressamente di investire sul calcio ma chiede agli investitori di non essere irrazionali negli investimenti all'estero.

Pochi giorni prima, anche il governatore della banca centrale, Zhou Xiaochuan, si è espresso sull’argomento: le nuove norme sul contenimento degli investimenti all’estero e sull’esportazione di capitali sono “necessarie” perché riflettono “decisioni cieche” di alcuni investitori. Il 10 marzo Zhou ha parlato della situazione finanziaria cinese durante una conferenza stampa durante i lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo.

Gli investimenti che “non si attengono alle politiche industriali nazionali, come gli investimenti nello sport e nell’intrattenimento, non fanno bene alla Cina”, ha detto il governatore della People’s Bank of China (PBoC). La Cina, ha aggiunto Zhou, incoraggia gli investimenti all’estero che contribuiscono alla ricerca e sviluppo del Paese e continuerà ad attrarre investimenti stranieri con l’espansione delle aree pilota di libero scambio.

Le dichiarazioni del governatore della banca centrale vanno ad aggiungersi al monito congiunto di dicembre scorso di altri tre enti (oltre a PBoC, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, lo State Administration of Foreign Exchange, e  Ministero del Commercio di Pechino) che hanno parlato di “grande attenzione” agli “investimenti irrazionali” all’estero, citando proprio lo sport e l’intrattenimento come settori da tenere sotto osservazione. Lo stesso capo della Safe, Pan Gongsheng, aveva chiesto agli investitori a febbraio di non essere “ciechi”, e di concentrare gli sforzi, invece, sugli investimenti in linea con le linee di politica industriale cinese. Un messaggio diretto a Li Yonghong?

Aspettando Godot

I termini per il closing della vendita del Milan alla Sino Europe Sport (SES) sono scaduti il 3 marzo. "Penso che tutto stia procedendo e che in tempi brevi il closing ci possa essere, anche se non ho informazioni dirette". Lo ha detto il 15 marzo l'ad di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, a margine della presentazione di RadioMediaset commentando l'accordo trovato tra Fininvest e Sino Europe Sports per proseguire, in via ufficiale, la trattativa per la cessione del Milan. Se il closing dovesse saltare "non sarebbe una situazione piacevole - aggiunge - anche perché una decisione importante è stata presa anche dal punto di vista sentimentale". Tuttavia, nel caso saltasse, "andremmo avanti ancora con entusiasmo" continua, spiegando che "dal punto di vista economico comunque non sarebbe un danno, perché un passo indietro degli acquirenti lascerebbe qualcosa di concreto" e cioè la sostanziosa cauzione versata dalla cordata cinese. 

Per un 'gentlemen agreement', Fininvest ha concesso ai cinesi altro tempo per versare 100 milioni di caparra e chiudere in un secondo tempo con gli altri 220 milioni necessari all'acquisto del Milan. I termini per il versamento della caparra non sono chiari e sono slittati più volte, mentre è in corso la definizione di un nuovo contratto tra le due parti che dovrebbe prevedere la posticipazione del closing entro aprile. Il 23 marzo secondo quanto risulta a La Stampa ci sarebbe l’ipotesi di un closing rateizzato:  Ses avrebbe infatti sbloccato 20 milioni, una “caparra della caparra”. Il 24 marzo si aggiungono altre indiscrezioni, questa volta pubblicate dal Sole24Ore: secondo il giornalista Carlo Festa, nelle casse di Fininvest sarebbero in arrivo altri 30 milioni.

Le informazioni sono confuse, ma se lo sblocco delle due mini caparre fosse confermato, il totale dei soldi versati da Li Yonghong ammonterebbe a 250 milioni (la prima caparra da 100 milioni è stata pagata il 6 agosto e la seconda da 100 milioni il 13 dicembre). Una cifra sufficiente a concedere la proroga del closing – secondo quanto apprende il Sole24Ore – al 14 arile. A Carlo Festa risulta infatti che le parti avrebbero deciso di modificare le condizioni del contratto: Fininvest non richiederebbe più il totale della terza caparra da 100 milioni, ma riterrebbe le due mini caparre da 20 milioni (già versate) e da 30 milioni (in arrivo) sufficienti come garanzia per andare avanti.

24 marzo - Le ore bollenti di Ses

La trattativa per la cessione di AC Milan a Ses “traballa”: titola così un articolo del quotidiano finanziario online Beijing Business Today (Beijing Shangbao) del 24 marzo. Il giornale riassume ironicamente lo stato dell’arte della trattativa con una immagine in cui Ses e la squadra rossonera diventano due tessere di un puzzle impossibili da incastrare. “Ancora non sappiamo da dove provengano i capitali cinesi per l’acquisto del club calcistico”, scrive il quotidiano, che conferma le indiscrezioni circolate sulla stampa italiana circa la possibilità di un closing rateizzato. Per il giornale cinese lo sblocco della mini caparra da 20 milioni è una “boccata d’ossigeno” in una trattativa infinita.

La valutazione dell’AC Milan, come è scritto nel comunicato di Fininvest del 5 agosto 2016, “risulta di 740 milioni di euro complessivi e tiene conto di una situazione debitoria stimata in circa 220 milioni”. Ai 200 milioni di euro già versati, se ne devono aggiungere altri 320, per un totale di 520 milioni, a cui vanno sommate le garanzie bancarie sui debiti, arrivando così a un totale di 740 milioni. Senza contare il ripianamento delle perdite del club, nonché adeguate garanzie sui futuri investimenti.

Con l’arrivo dei 20 milioni come anticipo della terza caparra, l’ultima condizione posta da Fininvest per la posticipazione del closing, i soldi versati da Ses in totale ammonterebbero a 220 milioni, ovvero – sottolinea il Beijing Shangbao – all’equivalente dei debiti di AC Milan: “Un chiaro segnale di interesse da parte di Li Yonghong a non mollare l’affare”, scrive il quotidiano, che ha ricostruito la provenienza del 20% della terza caparra: Li avrebbe chiesto un prestito a due banche non specificate. La solidità dell’investitore cinese rimane sotto la lente d’ingrandimento: delle tre società che componevano la cordata, Haixia, una società anonima e Ses, le prime due si sono sfilate. 

Anche per l’agenzia Bloomberg, Haixia Capital si sarebbe ritirata dalla cordata, dopo la smentita degli altri investitori che secondo indiscrezioni (mai confermate) avrebbero composto la lista dei soggetti: Huarong, China Construnction Bank, China Merchant Bank. Questi soggetti tuttavia potrebbero risultare in futuro come finanziatori di linee di credito. Li è dunque rimasto da solo con il suo consorzio. Secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters del 22 marzo gli uffici si Sino Europe Sport al World Trade Center di Changxing, nella provincia dello Zhejiang (a due ore da Shanghai), risultano vuoti: “Ho sentito parlare di questa società ma non ci viene mai nessuno”, hanno detto i dipendenti di altri uffici presenti nell’edificio’.  Nonostante si trovi in una situazione di evidente difficoltà “Ses non sembra intenzionato a tirarsi indietro”, continua il quotidiano di Pechino. Il consorzio di Li Yonghong non ha ancora rilasciato nessun comunicato ufficiale.

La redazione del Beijing Shangbao ha provato a mettersi in contatto con Li ma senza successo. Anche AgiChina ha tentato di raggiungerlo attraverso canali intermedi, senza però ricevere risposta. Tutto tace. Carta canta: Unicredit e Fininvest avrebbero ricevuto nelle settimane scorse diversi faldoni di documenti per chiarire la provenienza dei fondi di Li. Scrive il Corriere della Sera il 9 marzo: “Come si è capito in questa fase — una volta assodata l’impossibilità per il consorzio SES di esportare i soldi fuori dalla Cina — mister Li è rimasto solo: non è più capofila di un fondo con vari investitori, ma è l’unico investitore, con una serie di finanziatori (tra cui l’asset management Huarong)”.

Il Beijing Shangbao ha provato a ricostruire l’origine di Ses affidandosi a documenti ufficiali. Nell’atto costitutivo del 26 maggio 2016, il capitale sociale del consorzio Sino Europe Sports Investment Management Ltd. ammonta a 100 milioni di yuan (circa 13 milioni di euro). La società è stata creata a Changxing, nella provincia orientale costiera dello Zhejiang.  Chen Huashan viene indicato come amministratore delegato, amministratore esecutivo e generale manager del nuovo soggetto. Chen risulta essere persona fisica, non un semplice prestanome come indicato da un giornale italiano.

Chen Huashan: l’uomo chiave che collega Ses e Rossoneri Luxembourg

Lo stesso Chen risulterebbe come amministratore unico della Rossoneri Sport Investment Luxembourg Srl, la società fondata il 21 dicembre 2016 e che secondo quanto anticipato a febbraio dal giornalista Pasquale Campopiano, sarebbe destinata a diventare l’effettiva proprietaria di Ac Milan. Sarebbe Chen dunque l’uomo chiave che collega Rossoneri Lussemburgo a Ses: Campopiano ha infatti trovato un documento del 20 gennaio 2017 che lo indica come amministratore unico della Srl lussemburghese.

Chen è amministratore anche della Rossoneri Sport Investment Co. Limited istituita a Hong Kong il 26 giugno 2016, il veicolo creato da Ses per rilevare il 99,93% del club rossonero. Dunque Chen è amministratore di tre realtà collegate tra di loro: Sino Europe Sports, Rossoneri Sport Investment Co. Limited di Hong Kong e Rossoneri Sport Investment Luxembourg Srl.. Una catena di società per arrivare all’acquisto del Milan.

“Li Yonghong non ha quote in Ses”

Ma Li Yonghong, scrive il Beijing Shangbao, “non ha quote in Ses”. “Non è chiaro chi siano i soggetti che compongono il consorzio”, sottolinea il quotidiano, “né da dove Ses abbia preso i soldi” per versare le prime caparre. C’è di più. Ses non compare quasi mai sulla stampa cinese o in documenti ufficiali, tranne rarissime eccezioni. Sino Europe Sports viene citato la prima volta il 29 agosto 2016 nel comunicato di una società quotata di nome Yongde (successivamente divenuta Rongyu): “La nostra filiale Yongde Chuangxing Financial Service con sede a Shenzhen  - si legge nella nota - sta per avviare una nuova collaborazione con Sino Europe Sports Investment Management Changxing con l’obiettivo di partecipare a un fondo per realizzare operazioni di acquisizione”. In particolare, continua il comunicato, l’interesse è di “partecipare all’acquisizione di AC Milan, iniziativa promossa da Ses. Il valore totale dell’operazione non deve essere superiore a 4,5 miliardi di yuan (circa 600 milioni di euro). Il contributo di Yongde non deve superare 300 milioni di yuan (40 milioni di euro)”.

Li Yonghong dunque dove ha preso i soldi? Fino a novembre scorso, secondo informazioni a mezzo stampa cinese, a Li risultavano intestate 13 società, di cui 9 registrate a Changxing e 4 nel Fujian, provincia sulla costa della Cina sud-orientale vicina a Taiwan. “Buona parte di queste società sono nate con lo scopo di raccogliere capitali”, scrive il Beijing Shangbao. Secondo il quotidiano online la cessione del Milan a Ses assume sempre di più i connotati di un’operazione a rischio: “Non sappiamo chi siano gli investitori cinesi, e in assenza di capitali l’alternativa è ricorrere a un prestito bancario, facendo così aumentare vertiginosamente il tasso di rischio”. I giornalisti paragonano la trattativa per la vendita del club rossonero alla vendita di un club calcistico olandese a una non precisata cordata di investitori cinesi: anche in quel caso, non c’erano i soldi per saldare la caparra, e non solo il closing è sfumato, ma gli investitori cinesi sono finiti in tribunale. Li Yonghong rischia di fare la stessa fine? “I club calcistici europei hanno sete di capitali”, conclude l’articolo, “ma questo non significa che siano pronti ad accettare investimenti illeciti. Se i fini di un investitore sono altri dall’acquisizione di una squadra, l’affare rischia di non portare da nessuna parte”.

Li Yonghong vuole concludere l’affare

I cinesi sono determinati ad andare avanti. Nelle settimane scorse è circolata sulla stampa l’indiscrezione secondo cui, se l’affare saltasse, SES sarebbe pronta a fare causa a Fininvest per ottenere la restituzione delle prime due caparre di 200 milioni, invocando la “causa di forza maggiore”: il blocco del governo all’esportazione di capitali. E’ abbastanza comune che in fase negoziale, le aziende inseriscano nella lettera d’intenti la “break-up fees clause”, che prevede la sanzione del risarcimento dei danni conseguenti all’eventuale inadempimento di una clausola.

E’ dunque possibile che i legali di SES abbiano protetto la caparra. Ma dal punto di vista legale l’operazione presenta elementi anomali. In genere la solidità degli investitori non viene verificata al momento del closing, ma molto prima: nelle fasi preliminari della negoziazione, del drafting e della firma. Avvocati esterni alla trattativa hanno spiegato ad AgiChina di non aver mai visto un cinese versare una caparra così alta senza la certezza di ricevere le autorizzazioni. Sarebbe plausibile immaginare che Fininvest non abbia ricevuto propriamente una caparra bensì altre forme affidabili di garanzie finanziarie, ad esempio sotto forma di pegno?

In ambienti finanziari cinesi è radicata la convinzione che a Li i permessi siano stato negati per la sua scarsa credibilità finanziaria. “Conosco i soggetti finanziari cinesi ai quali Li ha proposto di entrare in cordata: nessuno di questi gli ha dato un soldo”, spiega ad AgiChina Alberto Forchielli. “Anche perché – aggiunge - partecipare a un fondo che investe in un settore ritenuto a rischio come il calcio, equivale ad aggirare il diktat di Pechino”. Nel mirino delle restrizioni ci sono infatti gli investimenti che “non sono in linea con le politiche industriali nazionali, come gli investimenti nello sport e nell’intrattenimento, non fanno bene alla Cina”,  ha detto il governatore della People’s Bank of China Zhou Xiaochuan. 

Il capo della Safe, Pan Gongsheng, il 20 marzo ha detto che “fusioni e acquisizioni all’estero possono assomigliare a rose con le spine”. Nelle dichiarazioni riportate dallo Shanghai Securities News, Pan ha voluto dare una nota positiva riguardo alle tante acquisizioni dello scorso anno nel mondo del calcio. “Se queste acquisizioni possono aiutare a migliorare lo standard del calcio cinese, allora penso che siano una buona cosa”. L’acquisto di squadre sotto forma di investimento estero è visto spesso dalle aziende cinesi come un modo per trasferire beni o capitali all’estero. Il risultato è un eccessivo indebitamento di alcune società cinesi. L’effetto della stretta si è fatto già sentire: secondo quanto riporta il Wall Street Journal le acquisizioni cinesi di gruppi stranieri sono crollate del 90% dall’inizio del 2017 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 Anche se il governo non vieta espressamente di investire sul calcio ma chiede agli investitori di non condurre operazioni irrazionali, potrebbero essere in arrivo nuove norme sul contenimento degli investimenti all’estero e sull’esportazione di capitali. Lo ha riferito il 21 marzo l’Economic Information Daily, secondo cui il ministero del Commercio e la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme (NDRC) starebbero formulando le nuove linee guida.

Li dove ha preso i soldi?

Come ha fatto quindi Li a versare i primi 200 milioni come caparra? “A Pechino si dice che abbia un patrimonio di 600 milioni di dollari”, continua Forchielli. “Han Li, il socio, ha meno disponibilità finanziaria. I due Li -  che si dice siano ai ferri corti - sono giocatori d’azzardo: 100 o 200 milioni in meno non cambiano la vita, soprattutto nella prospettiva di comprare una squadra che ti garantisce una scalata ai vertici”, dice il manager del Mandarin. 

Li è sempre stato solo: “Non è riuscito a raccogliere i capitali in Cina, ma non si aspettava che ci sarebbe stata la chiusura sull’export della valuta – aggiunge -: mentre la prima caparra è stata versata con soldi cinesi, la seconda è stata pagata da un conto offshore. Il primo bonifico è stato autorizzato dal governo locale del Fujian, sulla costa della Cina sud-orientale vicina a Taiwan. In seguito all’inasprimento delle norme sugli investimenti, Pechino ha centralizzato le autorizzazioni. A quel punto Li è stato costretto a usare suoi capitali depositati su un conto estero e versare nelle casse di Fininvest 100 milioni per non perdere i primi 100”.  “Ai tifosi – ironizza Forchielli - interessa che chi compri il Milan abbia la “pilla” (in dialetto bolognese, il denaro) per comprare i giocatori”.

Eppure Fininvest, consulenti bancari e professionali hanno passato al setaccio in queste settimane la documentazione fornita da Li sulla consistenza patrimoniale e la struttura finanziaria dell'operazione messa in piedi per rilevare il Milan. Come riporta il Sole 24 Ore il 10 marzo, “In particolare, si sono soffermati sulle verifiche antiriciclaggio per appurare se ragionevolmente si possano sollevare dubbi sulla provenienza lecita dei capitali fin qui trasferiti e di quelli in arrivo. I controlli, secondo fonti vicine alla trattativa, hanno dato esito positivo. Dunque, si va avanti”.

Una nuova bozza di accordo sembra quindi esserci. La holding dei Berlusconi sarebbe pronta a concedere un mese in più al fondo SES che sembrerebbe stia pagando la terza caparra a rate. La cessione del club sta per slittare di circa tre settimane. Ma secondo Forchielli “Fininvest fino a qualche settimana fa doveva ancora incassare la seconda tranche dei primi 200 milioni, ancora fermi in UniCredit per il controllo anti-riciclaggio.  Alla società rossonera potrebbe far comodo dire che è finita ma sarebbe molto difficile riscrivere il contratto in tempi così brevi”.

Spunta Rossoneri Advanced Company

Nel tardo pomeriggio del 24 marzo Calcio e Finanza entra in possesso di documenti ufficiali secondo cui ci sarebbe una nuova scatola societaria: la Rossoneri Advanced Company Limited, costituita nel paradiso fiscale delle British Virgin Island, avrebbe messo a disposizione di Rossoneri Sport Investment (l’altro veicolo di Sino-Europe Sports creato a Hong Kong) una parte delle risorse per pagare a Fininvest la terza caparra da 100 milioni di euro per finalizzare l’acquisto del 99,9% del Milan entro il 14 aprile.

Scrive Calcio Finanza: Nei giorni scorsi Rossoneri Advanced Company Limited, che ha sede nell’Offshore Incorporations Centre di Road Town a Tortola nelle British Virgin Islands (P.O. Box 957), ha sottoscritto un aumento di capitale della Rossoneri Sport Investment di Hong Kong di 864,5 milioni di dollari di Hong Kong, pari a circa 103 milioni di euro al cambio attuale. Il capitale della Rossoneri Sport Investment, costituita il 22 giugno 2016, è passato pertanto da 100 milioni di dollari di Hong Kong (circa 12 milioni di euro) a 964,5 milioni di dollari di Hong Kong (circa 115 milioni di euro). L’operazione di aumento di capitale, avviata il 20 febbraio 2017 (come si può vedere al punto 2 nella prima pagina del documento allegato), quindi pochi giorni prima del 3 marzo, data originariamente fissata per il closing, è stata formalmente chiusa solo il 9 marzo scorso (come si vede dal punto 5 dell’ultima pagina dell’allegato), e formalizzata alle autorità di Hong Kong solo il 21 marzo”.

Rossoneri Sport Investment sembrerebbe dunque in grado di versare a Fininvest i 100 milioni della terza caparra, di cui 50 (20+30) risulterebbero già spediti. Sembrerebbe che Li Yonghiong sia riuscito ad aggirare la stretta sull’esportazione dei capitali del governo cinese, creando nelle British Virgin Island un nuovo veicolo societario. Nel documento pubblicato da Calcio e Finanza, il legale cinese di Ses risulta essere JunHe, uno grosso studio legale privato nato nel 1989 e con una solida reputazione: un elemento che di per sé non fornisce tuttavia un elemento di garanzia circa la solidità dell’operazione. Riecheggiano le parole pronunciate solo pochi giorni fa da una delle massime autorità finanziarie cinesi, Pan Gongsheng, il capo della dell’Administration of Foreign Exchange cinese (Safe), l'Autorità che controlla il mercato valutario: “Le fusioni e le acquisizioni all’estero possono assomigliare a rose con le spine”. 

Closing il 14 aprile, Rossoneri Lussemburgo prende il posto di Ses

Il 25 marzo Ses dirama il seguente comunicato ufficiale: “Con riferimento all’accordo firmato con Fininvest S.p.A., che prevede per venerdì 14 aprile la data del closing relativo alla compravendita della partecipazione detenuta dalla stessa Fininvest nell’AC Milan, Rossoneri Sport Investment Lux annuncia che sono stati perfezionati gli accordi per la messa a disposizione di tutti i fondi necessari a finalizzare l’acquisizione. A seguito di una approfondita analisi è stata definita una nuova struttura, completamente esterna alla Cina, al fine di portare a termine la transazione. La nuyova entità che ha formalmente preso il posto di SES nell’operazione è la Rossoneri Sport Investment Lux, controllata da Li Yonghong”.

Rossoneri Sport Investment Luxembourg Srl, la società fondata il 21 dicembre 2016 (legata tramite Chen Huashan alla società veicolo di Hong Kong Rossoneri Sport Investment Co. Limited), già indicata dalla stampa italiana a febbraio come la società destinata a diventare l’effettiva proprietaria di AC Milan, prende dunque formalmente il posto di Ses nel portare avanti la trattativa, alla luce della impossibilità di esportare capitali fuori dalla Cina. Li Yonghong risulta essere l’unico proprietario di questa società. Sembra sparito ogni riferimento a Chen Huashan, che nei documenti acquisiti precedentemente da Pasquale Campopiano e Milano Finanza, risultava amministratore unico di tutte le scatole cinesi legate a Ses. E’ sparito ogni riferimento anche al socio di Li Yonghong, Han Li.

La trattativa, dunque, va avanti. Quanti soldi mancano? Secondo il Sole 14 Ore, occorrono ancora 350 milioni: 270 per la vendita e circa 80-90 per rimborsare Fininvest dei costi sostenuti di questa stagione calcistica. Ma c’è di più.

Spunta un fondo americano: Elliott

Secondo Carlo Festa del Sole24Ore, sarà un hedge fund americano, il fondo Elliot, a prestare a Li Yonghong i soldi necessari per concludere l’affare. Scrive Il Sole24Ore: Nella scorsa notte è stato firmato un accordo tra Li e il fondo statunitense Elliott, accompagnato sull’operazione dalla società londinese Blue Skye. Secondo l’intesa raggiunta Elliott fornirà 123 milioni per il Milan (di cui 73 milioni andranno a sostituire il vendor loan di Fininvest) e 50 milioni saranno nuova finanza per la campagna acquisti del club. Ma Elliott dovrebbe finanziare anche direttamente i veicoli di Yonghong Li, cioè fornirà strumenti a debito per l’operazione di acquisizione del club, con poco meno di 200 milioni. Quindi complessivamente Elliott dovrebbe fornire circa 320 milioni di euro tra nuova finanza per la società operativa e la società veicolo. Questi soldi, nell’accordo, dovranno essere restituiti da Yonghong Li nel momento in cui entreranno altri fondi: in caso contrario Elliott si potrà rivalere su beni posseduti da Yonghong Li. I tassi pagati da Li saranno superiori al 10 per cento. L’operazione di Elliott verrà realizzata da una scatola lussemburghese di nuova costituzione, cioè RedBlack Sarl”.

Secondo La Stampa, ad oggi Silvio Berlusconi “sembra intenzionato a voler accettare la carica di presidente onorario”. Nessun comunicato ufficiale da parte di Fininvest. In un'intervista concessa a "La Verità" il 25 marzo, il presidente rossonero torna a parlare del closing: "Senza i cinesi resto io. La parte cinese è stata condizionata da alcuni imprevisti ed imprevedibili difficoltà - dichiara Berlusconi - ma ha garantito caparre significative: siamo pronti a rispettare i nostri impegni e continuiamo a pensare che gli acquirenti rispetteranno i loro. Se l'operazione non andasse a buon fine, continueremo noi e lavoreremo per fare una squadra giovane e italiana".

“Ammesso che non sia una bufala, sarebbe anomalo che Elliot prendesse in garanzia beni o renminbi offshore”, commenta ad AgiChina Alberto Forchielli.  “Sono sicuro che l’idea di chiedere un prestito a Elliot provenga dall’Italia non dalla Cina, dove l’hedge fund americano è praticamente sconosciuto”, aggiunge. Come garanzia per i prestiti ci sarebbero i beni di Li che però “non può avere tutto questo patrimonio offshore”, spiega il managing partner del Mandarin, che dubita quindi che Li possa avere i soldi per pagare gli interessi.  Inoltre si tratta di un finanziamento che non corrisponde alle caratteristiche di Elliot, che è un vulture fund non un credit fund.

I dubbi di Forchielli trovano conferma in un articolo del Corriere della Sera del 27 marzo che titola: “Dalla disperazione ai 303 milioni. Ecco come il cinese Yonghong Li ha salvato l'operazione Milan”. Arianna Ravelli ricostruisce le ultime mosse di Li per ottenere il prestito dal fondo Elliott. La cifra, secondo quanto risulta al Corriere della Sera, ammonta a 303 milioni di euro. Il fondo si sarebbe convinto a concedere il prestito a Li grazie alla mediazione dell’ad in pectore Marco Fassone e dell’avvocato Riccardo Agostinelli, studio Gattai, Minoli, Agostinelli. I tassi sono molto alti e a garanzia ci sarebbero le azioni del Milan. Ravelli svela alcuni dettagli relativi all’operazione: “180 milioni sono erogati da Elliott alla Rossoneri Lux, la nuova società che comprerà il Milan con fondi tutti raccolti fuori dalla Cina. Saranno indispensabili per arrivare al closing (il resto viene dal patrimonio personale di Li e da altri finanziamenti): su questi, il tasso sarà dell’11,5% (con alcune fee che ne aumenteranno la redditività). Elliott dopo presta altri 73 milioni alla Rossoneri Lux che poi «scendono» al Milan attraverso un prestito inter-company e che vengono subito girati alle banche per finanziare i debiti nel breve tempo. Un paio di mesi dopo il closing, poi, il finanziamento ponte verrà trasformato in un bond che serve a «rimpacchettare» i 73 e prevederà anche una tranche ulteriore di 50 milioni per supportare la gestione del Milan. Sui 73 e sui 50 il tasso di interesse che dovrà pagare il Milan sarà del 7,7%, dunque ben più sostenibile. Il tutto fa 303 milioni”.  Il debito del Milan “che al momento della firma del contratto preliminare ammontava a 220 milioni, in questi mesi si è ridotto: tutto compreso ora arriva a 190 milioni”, conclude il Corriere. 
 
“E’ molto strano che Elliott prenda in garanzia azione del Milan non quotate. E comunque alla fine sarebbe Elliott il vero proprietario” del club rossonero, twitta Forchielli. “Elliott sarebbe come la Madonna di Fatima per il Milan”, scrive il manager in risposta ai tifosi sempre più confusi. 
 
Li sembra essersi sganciato dalla Cina, dove è rimasto solo, senza investitori e privo di autorizzazioni del governo, ravvivando i canali con gli Stati Uniti, da dove tutto era cominciato: nel 2014.
 

La vendita del Milan si è sbloccata?

Il closing a questo punto sembrerebbe vicino: “Li non avrebbe versato altri 50 milioni se non fosse sicuro di concludere. Sicuramente è stato trovato un nuovo accordo con Fininvest”, conclude Forchielli. Una complicata rete di società per arrivare a rilevare il 99,93% di AC Milan da Fininvest. Resta da capire se si tratterà di un closing ‘inesistente’, 'mutilato' o 'rateizzato', come anticipato ad AgiChina dallo stesso Forchielli il 1 marzo. La storia non finisce qui: “Li Yonghong da Cavaliere Bianco sembra stia subendo un processo di mutazione in Testa di Legno".

To be continued...

Ha collaborato Wang Jing

( Ultimo aggiornamento, 27 marzo 2017, ore 09:30)


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