Economia

Marchionne investe in Usa e strizza l'occhio a Trump

di Sonia Montrella

Roma - Dopo i tweet al veleno che Donald Trump ha indirizzato alle case automobilistiche che delocalizzano fuori dagli Stati Uniti, al salone di Detroit che ha aperto i battenti oggi fino al 22 gennaio, il clima - c'è da scommetterci - non sarà serenissimo. Ma se c'è qualcuno che può sorridere tra Suv e auto tirate a lucido, quello è Sergio Marchionne

L'amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) ha annunciato un investimento da un miliardo di dollari in tre anni nel Midwest per riconvertire e modernizzare gli impianti delle cittadine statunitensi di Warren, nel Michigan, e di Toledo, in Ohio. Un progetto che garantirà 2.000 nuovi posti di lavoro. In particolare, a Warren saranno prodotte:

  • Jeep Wagoneer
  • Grand Wagoneer
  • truck Ram heavy duty, attualmente prodotto in Messico

Mentre a Toledo sarà realizzato

  • pick up Jeep

Non solo: lo scorso luglio la casa del Lingotto aveva annunciato investimenti da 1,48 miliardi di dollari nell'impianto di Sterling Heights, nel Michigan, dedicato alla prossima generazione del Ram, e di oltre un miliardo per le sue fabbriche di Belvidere, in Illinois, e di Toledo, in Ohio, specializzate nel Suv a marchio Jeep. "Continuiamo a rafforzare gli Stati Uniti come hub manifatturiero globale" per i brand premium del gruppo, aveva sottolineato il manager di Fca che, tuttavia, oggi all'apertura del salone ha puntualizzato come l'investimento fosse "già previsto" e non è legato all'offensiva di Trump. "Di recente non ho avuto alcun rapporto" con il presidente eletto. "Aspettiamo di sapere cosa farà", ha aggiunto Marchionne. Intanto dal suo account Twitter Donald Trump ringrazia.

 

 

Gli 'strali' di Trump contro Ford, General Motors e Toyota
Proprio nei giorni scorsi, il presidente eletto Usa Trump si è scagliato contro le case che fabbricano vetture in Messico per poi venderle negli Usa, minacciando di introdurre "dazi altissimi". La prima a finire nel mirino dei suoi tweet è stata la Ford che aveva già stanziato 1,6 miliardi di dollari per la nuova fabbrica di San Luis Potosì. Progetto cancellato dopo l'attacco di Trump. Quei soldi ora saranno utilizzati per ampliare lo stabilimento di Flat Rock. "Grazie alla Ford per aver scartato l'idea di una fabbrica in Messico e per aver così creato 700 posti di lavoro. E' solo l'inizio", ha commentato sempre su Twitter il prossimo inquilino della Casa Bianca. 

 

 

Poi è toccato alla General Motors colpevole di “vendere ai concessionari americani un modello di Chevrolet Cruze fabbricato in Messico, esentasse”."Fabbrichi negli Stati Uniti o paghi tasse altissime!", ha tuonato Trump su Twitter.

 

 

Dopo General Motors è stato il turno di Toyota. Donald Trump ha minacciato la casa automobilistica giapponese di rappresaglie economiche se deciderà di costruire un impianto in Messico per vendere auto sul mercato americano. "Toyota Motor dice che costruirà un nuovo impianto a Baja, in Messico, per costruire Corolla per gli Stati Uniti. NON SE NE PARLA" - ha scritto Trump su Twitter in maiuscolo, aggiungendo: "Costruiscano impianti negli Usa o pagheranno alte tasse doganali". 
 

 


09 gennaio 2017 ©