di Gianluca Maurizi
Roma - "L'idea e' creare una porta unica a supporto delle imprese che vogliono esportare e internazionalizzarsi". Andrea Novelli, amministratore delegato di Simest, spiega cosi' uno degli obiettivi alla base del piano industriale del gruppo Cdp, che contribuira' a mobilitare risorse per 63 miliardi di euro in 5 anni, su 160 miliardi complessivi, a favore delle aziende che vogliono rafforzare la propria presenza all'estero. "Cio' vuol dire innanzitutto", sottolinea il manager in un colloquio con l'AGI, "mettere insieme il lavoro e le competenze delle societa' del gruppo che gia' fanno questo mestiere: Simest, Sace e una parte di Cdp. Tutte dovranno lavorare ponendosi verso il cliente come un'unica entita', anche dal punto di vista fisico", attraverso la creazione di una "one door" a livello territoriale alla quale potranno rivolgersi gli imprenditori interessati. "La volonta'", dice ancora Novelli, "e' di arrivare ad avere uffici sul territorio dove tutte le societa' del gruppo che si occupano di estero sono nello stesso luogo. Il processo e' gia' partito e a Milano abbiamo aperto la prima sede con questo format". Ma si tratta soltanto dell'avvio di una serie di rafforzamenti dei presidi sul territorio, che presto riguarderanno altre sedi strategiche.
"Progressivamente, nel corso dell'anno", annuncia l'ad di Simest, "andremo su tutto il territorio nazionale". E la rivoluzione "one door" riguardera' anche i prodotti. Spiega Novelli: "Ci sara' un lavoro finalizzato a semplificare la vita di chi ci deve utilizzare. Oggi, un imprenditore che deve finanziare il suo export deve andare da Sace per le assicurazioni e le garanzie, poi deve venire da Simest per chiedere i contributi e infine da Cdp per il finanziamento. L'idea per il futuro e' che l'impresa abbia un unico referente che consenta di fare un'unica domanda. Poi, sta a noi mettere insieme un pacchetto e offrirlo all'imprenditore in maniera integrata, facendogli risparmiare tempo e, conseguentemente, denaro". Il primo prodotto di "nuova generazione" riguardera' il credito all'export utilizzato dalle imprese di minori dimensioni. "Anche perche'", prosegue Novelli, "questi vantaggi saranno percepiti soprattutto dalle aziende piu' piccole, che hanno maggiori problemi a districarsi in mezzo a procedure e regole e che sono il nostro target industriale piu' rilevante".
La crisi non ha fermato la voglia di estero delle imprese italiane, ma le ha costrette a rivedere i propri mercati di riferimento. "Il processo di internazionalizzazione", afferma l'ad di Simest, "non si e' mai arrestato, ma, certo, siamo in un momento di riallocazione. Guardando ai mercati tradizionali di sbocco ci sono una Russia in profonda recessione, un Brasile che alle difficolta' economiche aggiunge quelle politiche e una Cina che sta vivendo un momento di profondo cambiamento strutturale. India e Stati Uniti continuano invece ad andare ancora molto bene". Sul mercato si affacciano pero' nuove opportunita', a partire dall'Iran, "una specie di continente che torna sull'economia mondiale dopo la rimozione delle sanzioni e per il quale come Gruppo abbiamo annunciato un pacchetto di supporto all'export superiore ai 4 miliardi di euro". Ma opportunita' sono offerte anche da Paesi "nuovi" come Cuba o "vecchi" come l'Argentina, senza dimenticare Africa Subsahariana e Sud Est asiatico. E "aggiungerei che comunque anche i Paesi che sono in crisi rappresentano - proprio per questo - un'opportunita' di investimento che va colta: ovviamente, con la dovuta cautela".
Tra i settori che stanno maggiormente attraendo l'interesse delle aziende italiane spicca quello delle energie rinnovabili. "Il comparto", dice Novelli, "ha avuto una forte accelerazione dopo gli accordi di Parigi, che hanno spinto anche molti Paesi emergenti a impegnarsi nella riduzione delle emissioni, anche con la predisposizione di schemi di sussidi". In salute resta poi "l'internazionalizzazione della manifattura italiana, con aziende che vanno all'estero non per delocalizzare ma per produrre a servizio di mercati geograficamente troppo lontani o che richiedono produzioni in loco all'interno della filiera di grandi multinazionali". Resta il problema della piccola dimensione di tante imprese italiane. Una questione che, spiega il manager, "si riverbera su due aspetti: non c'e' sufficiente know how su come si debba intraprendere un percorso di internazionalizzazione e spesso manca la benzina finanziaria per sostenere il progetto". Proprio qui entra in gioco Simest. "L'obiettivo", sottolinea l'ad, "e' accompagnare gli imprenditori sin da quando hanno la prima idea. Si parte con il finanziamento di uno studio di fattibilita' per capire se il prodotto e' adatto a un certo mercato estero. Si prosegue con il finanziamento della prima fase dell'investimento estero, quella leggera, come l'apertura di uffici, magazzini o la sottoscrizione di accordi con distributori locali. Infine, quando i tempi sono maturi, Simest entra nel capitale della partecipata estera per completare gli investimenti necessari a servire il mercato scelto".
La societa' di Cdp affianca oggi circa 1.300 imprese in 100 Paesi, con oltre un miliardo di euro per finanziamenti e investimenti in essere. Nel 2015, Simest ha registrato il record di nuove partecipazioni acquisite in societa' all'estero e in Italia (ma sempre con obiettivo di sviluppo sui mercati esteri), pari a 107 milioni di euro, il valore piu' alto nei 25 anni di storia dell'azienda. Si tratta di un impegno che consentira' di realizzare investimenti complessivi per circa un miliardo di euro, grazie alla mobilitazione di risorse private. "La nostra presenza nel capitale", osserva Novelli, "resta leggera: non chiediamo gli stessi diritti di governance del private equity perche' investiamo essenzialmente in societa' all'estero e, dunque, rispettiamo molto l'autonomia dei nostri partner, fornendo in cambio conoscenza e competenza per vincere la sfida internazionale".
Non mancano in Italia piccole multinazionali di successo, aziende con un fatturato tra i 100 e i 300 milioni di euro, "di dimensioni ridotte su scala internazionale, ma molto presenti all'estero, con una cultura aziendale e un livello di managerialita' che nulla hanno da invidiare alle grandi imprese di cui sono fornitori". Novelli cita, come esempi, l'emiliana Pelliconi, che ha inventato il tappo a strappo, recentemente accompagnata in Cina, e la bergamasca Serioplast, che produce flaconi per l'health care e che Simest ha aiutato a insediarsi in Turchia. O, per restare in Italia, la veneta Pasta Zara che produce nel nostro Paese prodotti destinati prevalentemente all'estero. Secondo l'ad di Simest sono essenzialmente due i fattori vincenti nella sfida dell'internazionalizzazione. "Innanzitutto", osserva, "la competenza: non bisogna pensare che se un imprenditore e' bravo necessariamente avra' successo all'estero, soprattutto se ci va da solo. Inoltre, la dimensione, perche' gli investimenti richiesti richiedono risorse ingenti". A chi punta a rafforzarsi all'estero Novelli dedica un consiglio finale: "Farsi aiutare da chi, come Simest, svolge questo mestiere. Mi riferisco soprattutto alle imprese piccole e medie che investono cifre enormi, perche' sanno di essere 'topolini' in un mondo di giganti. Devono crescere in fretta se non vogliono essere divorate. Sbagliare il colpo non si puo'". (AGI)