Economia

Bce, frena la crescita dei paesi emergenti 

Roma - "In prospettiva, la ripresa economica dovrebbe procedere a un ritmo moderato" ma sara' frenata soprattutto dal rallentamento dei paesi emergenti, dalla volatilita' finanziaria, dagli aggiustamenti di bilancio e dalla lentezza di attuazione delle riforme strutturali. E' quanto si legge nell'ultimo bollettino mensile della Bce, secondo il quale "la domanda interna dovrebbe essere ulteriormente sorretta dalle misure di politica monetaria della Bce e dal loro impatto favorevole sulle condizioni finanziarie, nonché dal costante incremento dell'occupazione derivante dalle riforme strutturali attuate in precedenza. Inoltre, i bassi prezzi del petrolio dovrebbero fornire un sostegno ulteriore al reddito disponibile reale delle famiglie e ai consumi privati, oltre che alla redditivita' delle imprese e agli investimenti. In aggiunta, l'orientamento fiscale nell'area dell'euro è lievemente espansivo e questo riflette in parte le misure a sostegno dei profughi. La ripresa economica nell'area dell'euro continua tuttavia a essere frenata dalle prospettive di crescita contenuta nei paesi emergenti, dalla volatilita' nei mercati finanziari, dai necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e dalla lenta attuazione delle riforme strutturali".

L'Italia paese più a rischio insieme ad altri sette secondo il bollettino della Bce."I paesi con alti livelli di indebitamento sono particolarmente vulnerabili a un rialzo dell'instabilita' nei mercati finanziari, per il nesso ancora forte tra conti pubblici e settore finanziario. Inoltre, la loro capacita' di adattamento a possibili shock avversi e' piuttosto limitata". Occorrono dunque "ulteriori sforzi di risanamento per condurre stabilmente il rapporto debito pubblico/Pil su un percorso discendente". "Nel recente Fiscal Sustainability Report 20153 (rapporto sulla sostenibilita' delle finanze pubbliche del 2015) - si legge nel bollettino - la Commissione europea ha rilevato che otto paesi dell'area dell'euro (Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Slovenia e Finlandia) sono esposti a rischi elevati per la sostenibilita' del bilancio pubblico nel medio periodo, dovuti soprattutto agli alti livelli del debito e/o a cospicue passivita' implicite. Il documento indica che per affrontare i rischi individuati occorre dare piena attuazione ai requisiti di aggiustamento previsti dal PSC. Su questo sfondo, le conclusioni adottate dal Consiglio Ecofin l'8 marzo 20164 sottolineano la necessita' per gli Stati membri di assicurare posizioni di bilancio sostenibili e rispettare le regole dell'UE in materia di finanza pubblica. In aggiunta, i paesi dovrebbero utilizzare i risparmi straordinari derivanti dall'attuale contesto di tassi di interesse modesti per costituire riserve e migliorare la capacita' di tenuta a shock futuri". 

Italia potrebbe sforare i conti anche con flessibilità - L'Italia rischia di subire un "significativo scostamento dai requisiti" europei sui conti pubblici, "anche qualora si decidesse in primavera di accordare maggiore flessibilita' al paese". Secondo le stime della commissione Ue "l'Italia non rispetterebbe la regola del debito ne' nel 2015 ne' nel 2016". "Con queste premesse - prosegue la Bce - l'Eurogruppo ha rinnovato l'invito a varare le misure necessarie affinche' il bilancio di previsione per il 2016 osservi le regole del Patto di Stabilita' e di Crescita" e "il 9 marzo la Commissione ha comunicato le proprie riserve alle autorita' italiane, dichiarando che valutera' in primavera se avviare una PDE per violazione del criterio del debito". 

Riviste al ribasso le stime del Pil 2016 -18 - "Le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro formulate nel marzo 2016 dagli esperti della BCE prevedono una crescita annua del Pil in termini reali pari all'1,4% nel 2016, all'1,7% nel 2017 e all'1,8% nel 2018. Rispetto all'esercizio condotto a dicembre 2015 dagli esperti dell'Eurosistema, le prospettive per l'espansione del PIL in termini reali sono state riviste lievemente al ribasso per motivi principalmente ascrivibili alla piu' debole espansione anticipata per l'economia mondiale".

Al ribasso anche le stime dell'inflazione 2016-18 -"Le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro elaborate nel marzo 2016 dagli esperti della Bce prevedono un tasso annuo di inflazione misurato sullo Iacp dello 0,1% nel 2016, dell'1,3% nel 2017 e dell'1,6% nel 2018. Rispetto all'esercizio di dicembre 2015 svolto dagli esperti dell'Eurosistema, le prospettive per l'inflazione misurata sullo Iacp sono state riviste al ribasso riflettendo principalmente il calo dei corsi petroliferi osservato negli ultimi mesi".

Disoccupazione resta alta -  Il tasso di disoccupazione nell'area dell'euro "ha continuato a ridursi ma rimane elevato".  A gennaio 2016 il tasso di disoccupazione si e' collocato al 10,3 per cento, il livello minimo dalla meta' del 2011, scrive l'Eurotower. L'occupazione e' costantemente aumentata dal 2013 e l'occupazione complessiva nell'area dell'euro e' salita di oltre due milioni di unita' nel terzo trimestre del 2015. Tuttavia, dalla crisi "si e' osservata una divergenza tra il numero di occupati e le ore lavorate totali, principalmente per effetto di una flessione ciclica delle ore lavorative degli occupati a tempo pieno e di un incremento nell'utilizzo di occupati part-time, principalmente nel settore dei servizi. Misure piu' ampie di eccesso di offerta di lavoro, che tengono conto anche di segmenti della popolazione che si trovano in condizioni di occupazione a tempo parziale di natura involontaria o che si sono ritirati dal mercato del lavoro, rimangono elevate". (AGI) 


24 marzo 2016 ©