Economia

Banche, Previtali (Luiss) "cresce credito alle imprese, ma resta il nodo sofferenze"

Roma - Le nuove misure di politica monetaria e i provvedimenti che il governo sta mettendo in campo per risolvere il problema delle sofferenze bancarie "ci fanno capire che il consolidamento della crescita economica è ancora lontano". In un'intervista all’Agi, Daniele Previtali, docente di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari alla Luiss Guido Carli di Roma, fa il punto sul tema delle sofferenze bancarie, nel giorno in cui la Camera ha votato la fiducia al governo sul decreto che riforma le banche di credito cooperativo e istituisce una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs).

Qual è la situazione del credito alle imprese oggi?

"Nell'autunno 2015, per la prima volta dopo quattro anni, il credito alle imprese è tornato a crescere. Ma affinché questo barlume di ripresa si consolidi è necessario che le banche risolvano in modo deciso e massivo il problema delle sofferenze nei loro bilanci e che (non tutte) rafforzino la loro dotazione di capitale per fronteggiare le perdite. In sostanza, le sofferenze e le criticità legate ai requisiti minimi di capitale che le banche devono detenere rappresentano il collo di bottiglia che non permette alle banche di canalizzare nuove risorse verso l’economia. E questo genera due tipi di problemi. Il primo è che la qualità del nuovo credito con molta probabilità sarebbe migliore rispetto a quello di qualche anno fa. Il secondo è che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria (che è molto espansiva) è ostruito e quindi le imprese non riescono a sfruttare le condizioni favorevoli di accesso al credito sia in termini di costi che di volumi. In sostanza siamo di fronte a due forze contrastanti, la prima quella della vigilanza sulle banche che in questo periodo sta richiedendo maggiori dotazioni patrimoniali per fronteggiare i rischi e le perdite (in parte ancora occulte) nei bilanci delle banche; la seconda, quella della politica monetaria, che invece sta cercando di favorire l’accesso al credito da parte delle imprese attraverso un aumento della disponibilità di risorse a costi molto ridotti. Con questo non voglio dire che ci sono buoni e cattivi perché entrambi gli obiettivi sono giusti, ma che per ora l’azione di vigilanza e quella della politica monetaria si muovono in direzioni diverse e questo limita i vantaggi emergenti da manovre monetarie espansive".

Ci sono soluzioni?

"Le soluzioni su cui si sta lavorando sono molteplici perché una unica di sistema, come ad esempio come è accaduto in Spagna con la bad bank, non è più percorribile per i problemi legati alla normativa sugli aiuti di stato. Devono quindi essere soluzioni che rimangono nella sfera privata, utilizzando il sostegno pubblico ma solo a condizioni di mercato. Ad esempio, questo è il caso dell’operazione Garanzie Cartolarizzazione Sofferenze (GACS) introdotta con il Decreto Legge 18 del 14 febbraio 2016"

Ce la spiega?

"L'operazione è abbastanza complessa. In sostanza le banche impacchettano classi omogenee di sofferenze e le trasferiscono a titolo oneroso ad un soggetto esterno (lo Special Purpose Vehicle) che, per finanziare l’acquisto di questi portafogli, emette dei titoli di debito (le Asset Backed Secuities) che poi dovrebbero essere sottoscritti dagli investitori. Questi titoli vengono divisi in tre classi, ovvero senior, mezzanine e junior, rispettivamente in ordine di priorità nel pagamento degli interessi e rimborso della quota capitale. Ma con quali risorse? Quelle rivenienti dalla gestione e dal recupero delle sofferenze".

Allora un'operazione particolarmente rischiosa.

"Sì esatto, ed è per questo che lo Stato interviene come garante, ma solo su alcuni di questi titoli: paradossalmente quelli meno rischiosi, cioè quelli senior. E il costo di questa garanzia è parametrato a quello sostenuto da altri operatori di mercato per coprirsi dal rischio di default dell’emittente. Quindi, così com’è, l’operazione non dovrebbe apportare dei vantaggi sostanziali perché tutto è a condizioni di mercato e quindi risolvibile in un rapporto tra privati. Forse l’unico è che con le GACS si trova un soggetto (lo Stato) che garantisce queste emissioni rischiose, ma la Legge richiede che prima le banche debbano collocare il 50% più uno dei titoli più rischiosi, cioè quelli junior. Ma chi li sottoscriverà visti i rischi sottostanti e la subordinazione nel pagamento degli interessi e del capitale? Anche se in fondo un po’ di appetito per il rischio esiste, non sarà facile collocare questi titoli sul mercato.

L’operazione a mio modo di vedere va nella direzione giusta, ovvero quella di risolvere il problema delle sofferenze riattivando il mercato delle cartolarizzazioni che se usate in modo corretto sono uno strumento utile. Non sono però convinto delle modalità con cui questa operazione è stata partorita, anche se già l’estensione dei soggetti ammissibili alle GACS a quella degli intermediari finanziari iscritti nell’Albo della Banca d’Italia aggiunta questa mattina nel Decreto, sia già un passo in avanti. Inoltre sarà da capire se questi titoli saranno accettati dalla Banca Centrale Europea come strumento collaterale per il rifinanziamento. Anche se non credo, vedremo se ci saranno ulteriori  integrazioni volte a favorire l’appetibilità dell’operazione sia per le banche che per gli investitori. Infine il Governo sta lavorando ad altre misure come la velocizzazione dei tempi di recupero delle sofferenze e il trattamento fiscale delle perdite su crediti. Tutte queste misure di concerto con le GACS, se adeguatamente combinate, darebbero una svolta allo smaltimento delle sofferenze nei bilanci delle banche e quindi potrebbero dare quell’impulso definitivo per il consolidamento della crescita dei prestiti e dell’economia in generale". (AGI)


23 marzo 2016 ©