Economia

 Treni e corriere a singhiozzo, protestano bidelli e impiegati

Roma - Venerdi' nero per i servizi e i trasporti pubblici. E' iniziato infatti ieri sera uno sciopero generale di tutti i servizi pubblici, dagli uffici comunali alle scuole, dagli ospedali ai vigili urbani fino ai tribunali. La protesta e' stata indetta da Cub, Si-Cobas, Usi-Ait e Sbm per l'intera giornata "contro la guerra e la politica economica e sociale del governo Renzi".

Sciopero trasporti: Roma, metro chiuse; bus possibili cancellazioni

Sul fronte dei trasporti si prevede lo stop del tpl e delle ferrovie mentre e' stato sospeso lo sciopero dei taxi. Disagi in vista dunque per i cittadini che si devono spostare con i mezzi pubblici, a meno che i prefetti non decidano di ricorrere alla precettazione per non creare troppi problemi alla mobilita'. A Roma lo sciopero nel trasporto pubblico locale, come richiesto dalla Commissione di Garanzia, durera' solo 4 ore: iniziera' alle 8.30 e finira' alle 12.30. A Milano lo stop interessera' le linee di superficie dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 fino alla fine del servizio.

Il settore ferroviario sarà fermo fino alle 21 di stasera. Sul sito di Fs si legge che le Frecce circoleranno regolarmente, mentre per i treni regionali saranno garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali dalle 6 alle 9. Su alcune linee regionali si prevede di confermare l'intera offerta ordinaria. Nel corso dello sciopero sara' garantito il collegamento fra Roma Termini e l'aeroporto di Fiumicino, con il treno "Leonardo Express" o con autobus sostitutivi. Per i treni a lunga percorrenza sono previste modifiche al programma di circolazione riportate sul sito. Nel trasporto aereo infine protesta anche dei lavoratori della British Airways Italia (dalle 10 alle 14) aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl-Ta. (AGI) 


18 marzo 2016 ©
18/02/2016 16:07

Roma - I medici saranno in sciopero il 17 e il 18 marzo. Lo hanno detto le organizzazioni sindacali dei camici bianchi al termine dell'incontro con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La decisione era stata presa a gennaio in una riunione alla quale hanno preso parte tutte le sigle sindacali dei medici. Lo sciopero ha sostanzialmente due obiettivi: la salvaguardia del Servizio sanitario nazionale, secondo i medici messo a rischio dai tagli delle prestazioni erogate ai cittadini, e "la denuncia dell'indifferenza del governo di fronte ai problemi della Sanita'". Nella riunione di oggi al ministero della Salute, il ministro Lorenzin e i sindacati dei camici bianchi hanno concordato un percorso di dialogo per affrontare i problemi aperti e hanno stabilito un calendario di incontri, il primo dei quali si terra' il 14 marzo.

Per la Cgil medici, però, servono "segnali piu' concreti". Il segretario generale, Massimo Cozza ha sottolineato "l'impegno del ministrodella Salute a parlare con il governo delle questioni poste dai sindacati sulla sanita' che potra' contare su due miliardi in piu' per il 2017 e il 2018. C'e' quindi un impegno tecnico e politico - ha proseguito Massimo Cozza - il problema e' che aspettiamo segnali piu' concreti". (AGI) 

27/01/2016 15:43

Taranto - Col via libera del Senato avvenuto stamattina (157 voti favorevoli, 95 contrari e 3 astenuti) il decreto sull'Ilva e' legge. La Camera lo aveva approvato nei giorni scorsi e il Governo l'aveva deliberato il 4 dicembre per affrontare la situazione di stallo determinatasi dopo che il Tribunale di Bellinzona ha detto no al rientro in Italia del miliardo e 200 mila euro sequestrati dalla Procura di Milano ai fratelli Adriano ed Emilio Riva. Risorse che in fase ad una legge precedente sarebbero dovuto andare al risanamento ambientale del siderurgico di Taranto. Tra le novita' del deccreto oggi convertito in legge, la cessione dell'Ilva e di altre sette aziende del gruppo in amministrazione straordinaria entro fine giugno. Di cessione dell'Ilva si e' parlato molto negli ultimi mesi e anche la legge 20 dello scorso marzo individuava un percorso che sarebbe dovuto approdare alla costituzione di una newco. Solo che quest'ultima, che avrebbe dovuto vedere anche una presenza di Cassa Depositi e Prestiti e giovarsi dell'apporto del fondo di turnaround creato nel frattempo dal Governo, non ha mai visto la luce. La newco era infatti prevista per marzo 2015, poi si disse che sarebbe stata costituita a fine estate, quindi ancora un rinvio a fine 2015. Stavolta, invece, la cessione dell'Ilva col ricorso al mercato e' piu' stringente perche' vincolata appunto a una legge. Salvo imprevisti, quindi, a fine giugno i commissari straordinari dell'azienda Gnudi, Laghi e Carrubba individueranno un nuovo soggetto o piu' d'uno a cui trasferire gli asset aziendali. I commissari avranno poi quattro anni di tempo per completare le operazioni di trasferimento.

Ma oltre a stabilire per legge la cessione delle aziende del gruppo Ilva, la legge dispone anche altre importanti misure. Eroga un prestito di 300 milioni all'Ilva affinche' affronti da qui a giugno questi mesi di transizione, soldi che serviranno per la gestione corrente e che l'azienda ha gia' cominciato ad usare; assegna ai commissari una dote di 800 milioni, di cui 600 quest'anno e 200 il prossimo, perche' le bonifiche siano effettuate; infine, viene incontro all'indotto siderurgico che lamenta una situazione di sofferenza economica non essendosi visto riconosciuti i crediti maturati con i lavori effettuati prima dell'amministrazione straordinaria. In particolare, l'indotto che potra' dimostrare di aver realizzato almeno il 50 per cento del proprio fatturato con l'Ilva per due anni, anche non consecutivi, dopo il 2010, accedera' alle provvidenze del Fondo centrale di garanzia che allo scopo ha previsto un budget di 35 milioni. Tale meccanismo di aiuto era inserito anche nella legge 20, solo che non ha funzionato, secondo le imprese, in quanto ancorato a parametri di rating per le stesse imprese. In altri termini, secondo quanto osservato anche da Confindustria Taranto, le aziende appaltatrici avrebbero potuto accedere al Fondo di garanzia solo se avessero dimostrato la loro solida tenuta economica. Cosa non possibile, e' stato eccepito, proprio perche' la crisi Ilva ha impoverito e indebolito le imprese. Adesso, con la variazione introdotta dalla nuova legge, frutto a sua volta di un emendamento della Camera al testo, bastera' solo che le imprese dimostrino di aver avuto l'Ilva come loro cliente maggiore (50 per cento del fatturato). I 300 milioni di prestito all'azienda servono invece alla gestione corrente. Se non ci fosse stata quest'iniezione di liquidita', l'Ilva avrebbe avuto difficolta' anche a pagare gli stipendi nel 2016. Ma i 300 milioni, recita la legge, dovranno essere restituiti allo Stato con gli interessi da chi a giugno acquisira' l'Ilva.

Cosi' come gli 800 milioni per la bonifica dovranno essere restituiti, in applicazione del principio europeo "chi inquina paga", da chi, al termine del processo penale, risultera' responsabile del rato di disastro ambientale a Taranto contestato dalla Procura (dopo l'azzeramento in Corte d'Assise, il processo riparte il 5 febbraio prossimo dinanzi al gup Anna De Simone dalla requisitoria dei pm). Gli 800 milioni non erano previsti nel testo originario nel decreto legge. Erano invece previsti in un articolo della legge di Stabilita' del 2016 come forma di anticipazione in attesa del rientro dalla Svizzera del miliardo e 200 sequestrato ai Riva. Lo stop al rientro del miliardo e 200 milioni da parte del Tribunale di Bellinzona ha pero' fatto venir meno la possibilita' dell'anticipazione e cosi' il Governo, con un suo emendamento, ha fatto decadere la norma inserita nella legge di Stabilita' e ripostato gli 800 milioni nel decreto. Ma prevedendo appunto che chi sara' individuato come responsabile dell'inquinamento, dovra' restituirli allo Stato. In quanto alla cessione dell'Ilva, si e' aperta la prima fase quella che prevede l'arrivo delle manifestazioni di interesse. Ci sono 30 giorni dal 10 gennaio scorso e quindi questo primo step si chiudera' alle 18 del 10 febbraio. Solo successivamente si potra' sapere chi sono i gruppi effettivamente interessati all'Ilva. Il ministro Federica Guidi (Sviluppo Economico) ha piu' volte dichiarato che si sta lavorando per un cordata italiana. Ne potrebbero far parte Arvedi, Marcegaglia, Eusider, Ottolenghi e Transteel, che in varie riprese hanno manifestato interesse ad approfondire i termini di una eventuale partecipazione. Non n escluso il coinvolgimento di un big straniero come Arcelor Mittal o Posco, mentre Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe essere presente con una quota di minoranza come confermato anche ieri dall'ad Fabio Gallia. (AGI)

 

(27 gennaio 2016)

27/01/2016 15:04

Genova – Hanno incrociato le braccia per il terzo giorno consecutivo i lavoratori dell'Ilva di Genova e le tute blu del sindacato metalmeccanici della Cgil. E lo hanno fatto fino alle 13.30 quando è arrivata in prefettura la lettera ufficiale del governo che garantisce la presenza del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Simona Vicari, alla riunione del Collegio di vigilanza per l'Accordo di programma dell'Ilva di Cornigliano convocato per il prossimo 4 febbraio a Roma. "E' la risposta che volevamo e l'abbiamo ottenuta grazie a voi", ha detto al megafono il segretario della Fiom genovese, Bruno Manganaro, rivolgendosi ai lavoratori. 

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Ilva, la cessione delle aziende ora è legge

"Fino a ieri non c'era questa certezza che oggi c'è - ha aggiunto Manganaro - perche' ce la siamo conquistata sul campo. Sappiamo pero' che l'incontro del 4 febbraio sara' solo il primo passo: vogliamo garanzie che l'Accordo di programma, con i vincoli di reddito e occupazione per i lavoratori di Cornigliano, e' valido e vincolante anche per i futuri acquirenti del gruppo. Quell'Accordo non si puo' strappare. Eventuali modifiche - ha concluso - possono essere apportate solo alla presenza di tutti soggetti che lo firmarono nel 2005. Oltre ai dipendenti dell'Ilva, sono scesi in piazza lavoratori delle Riparazioni Navali, di Ansaldo Energia, di Ansaldo Sts, di Piaggio, Selex, Fincantieri. 

Immagine simbolo della giornata la stretta di mano tra una poliziotta e gli operai dell'Ilva: "Quella poliziotta ha fatto un bel gesto, io le sono grata – ha commentato Rosa Calipari, vice presidente della Commissione Difesa della Camera - Togliendosi il casco e stringendo la mano ai manifestanti ha mostrato coraggio e, al tempo stesso, solidarieta' con quei lavoratori. Non rinunciando ai compiti che le impone la divisa, a difesa di tutti, quella donna, con il suo gesto distensivo, ci rimanda una immagine di speranza. Brava, un esempio da seguire". 

Intanto l'azienda ha fatto sapere in una nota che "la temporanea interruzione delle attività della fabbrica, oltre a compromettere la reputazione di Ilva, in particolare verso i clienti internazionali con cui negli ultimi mesi sono stati siglati importanti contratti di fornitura, sta causando perdite finanziarie, stimate in circa 6 milioni di euro per le tre giornate di fermo della fabbrica". Per l'Ilva, "queste perdite di fatturato ad oggi corrispondono all'ammontare delle risorse finanziarie necessarie per gli investimenti sulla linea 4 di zincatura del sito industriale di Genova, sui quali, alla luce dei fatti accaduti in queste ore, l'azienda valuterà come procedere". 

Per l'Ilva, prosegue la nota aziendale, "l'eventuale protrarsi del fermo anche nella giornata di domani potrebbe, inoltre, compromettere il funzionamento della fabbrica di Novi Ligure, e in particolare del decatreno, causando, di conseguenza, ulteriori danni al gruppo, già sotto pressione a causa delle difficoltà interne e della debolezza del settore". Le manifestazioni in corso –prosegue la nota - stanno impedendo alle chiatte, da giorni in stato di attesa presso le banchine del porto, di procedere con l'attività di scarico e carico di ingenti quantità di prodotti destinati alla lavorazione e all'esportazione". "Per queste ragioni, pur nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori e delle scelte delle diverse sigle sindacali, la società - conclude la nota dell'Ilva - auspica che non venga ulteriormente ostacolato il normale svolgimento delle attività industriali dello stabilimento". (AGI)

(27 gennaio 2016)

26/01/2016 12:30

Genova - Traffico paralizzato a Genova a causa della protesta delle tute blu dell'Ilva iscritte alla Fiom che da questa mattina intorno alle 8.30 presidiano alcuni dei nodi principali della viabilita' cittadina per chiedere la partecipazione del ministro Guidi e di altri rappresentanti dell'Esecutivo alla riunione del Collegio di vigilanza convocata per il prossimo 4 febbraio a Roma.

Oggetto della riunione, il futuro dello stabilimento di Cornigliano e il mantenimento dell'Accordo di programma del 2005. Rimane chiuso il casello autostradale di Genova Ovest. I lavoratori bloccano da ore via Cantore e la strada sopraelevata Aldo Moro, chiusa al traffico in entrambe le direzioni, facendo esplodere petardi e accendendo fumogeni. Da pochi minuti le tute blu bloccano anche via di Francia. In segno di solidarietà con gli operai dell'Ilva sono presenti anche striscioni della Filt Cgil di Amt (l'azienda del trasporto pubblico locale, ndr) e della Fiom Cgil di Ansaldo Energia. (AGI) 

(26 gennaio 2016)