Economia

Vino: Nomisma, Italia recupera su Francia

(AGI) - Roma, 14 mar. - Oltre a segnare un record per l'export di vino italiano, il 2015 ha consolidato il primato francese nella classifica dei vini piu' commercializzati al mondo: 14,1 milioni di ettolitri per un controvalore di 8,3 miliardi di euro, quasi il 7% in piu' rispetto all'anno precedente. Il divario con le performance dei vini italiani all'estero rimane ampio: 54% sul fronte dei valori, mentre dal lato dei volumi il rapporto di forza si ribalta, visto che noi esportiamo 20 milioni di ettolitri e cioe' il 41% in piu' dei francesi. Da qui si spiega anche il diverso prezzo medio all'export: 5,84 ?/litro dei cugini d'oltralpe contro i 2,67 ?/litro dei nostri vini, valori che diventano pari a 16,87? contro 3,52? nel caso degli sparkling dove lo strapotere dello Champagne non lascia spazio a molti commenti, sebbene ci si possa consolare con il fatto che nel 2015 i produttori italiani hanno venduto nel mondo 2,8 milioni di ettolitri di spumante rispetto agli 1,8 milioni esportati dai francesi.
Per quanto riguarda invece i vini fermi imbottigliati, il confronto evidenzia nuovamente un valore medio piu' elevato per i vini transalpini, pari 4,92 ?/litro contro 3,28? di quelli italiani, frutto di posizionamenti diversi che si riscontrano palesemente nella comparazione tra i principali e piu' famosi vini Dop. Basti pensare che mentre i rossi bordolesi escono dal paese mediamente a 9,6?/litro e quelli della Borgogna a 10,2?/litro, i nostri piemontesi o toscani si posizionano rispettivamente a 8,1 e 6,1 ?/litro.
Il divario nel valore complessivo che separa l'export di vino francese da quello italiano non e' pero' immutabile.
"Occorre infatti sottolineare che fino a dieci anni fa questo distacco era molto piu' alto" afferma Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma. "Nel 2006, la differenza era pari al 96%, praticamente l'export francese valeva il doppio di quello italiano quando gia' allora esportavamo il 23% di quantita' in piu'. Poi negli anni lo scarto si e' ridotto, tanto che nel caso dei vini fermi questo divario e' passato dal 42% al 25%, evidenziando sia un aumento dei volumi ma soprattutto una riqualificazione dei prodotti esportati".
In effetti, oggi il nostro export vinicolo in quantita' e' composto per il 14% dagli sparkling, per il 61% dai vini fermi imbottigliati e per il rimanente 25% dagli sfusi.
"Dieci anni fa, il peso dei vini venduti in cisterna" continua Pantini " superava il 35%, mentre gli spumanti incidevano per appena il 6%. Il cambio di passo nelle strategie produttive e commerciali delle imprese italiane e' stato evidente".
(AGI)




Bru


14 marzo 2016 ©