Economia

Lavoro, il futuro e' digital recruitment. Ma l'Italia arranca

Roma - Aziende italiane sul banco degli imputati non solo per gli scarsi investimenti nell'innovazione, ma anche per l'esiguo ricorso al 'digital recruitment'. La situazione e' stata fotografata dallo studio OTaC (Online Talent Communication) che ha cercato di indagare da un lato i comportamenti dei candidati nel momento della ricerca di opportunita' di carriera, dall'altro i canali di comunicazione online di HR e Talent Acquisition scelti dalle aziende. Il report, che si basa sugli ultimi quattro mesi, e' stato elaborato a livello globale dall'istituto di ricerca Potentialpark su circa 24.000 studenti e neolaureati.

I giovani preferiscono cercare lavoro con lo smartphone

Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma la strada da percorrere e' ancora lunga. Nel 2015 molte imprese italiane hanno investito in strategie di miglioramento della comunicazione e di recruitment online. Grandi aziende, come Accenture, Vodafone, Ferrovie dello Stato, Ferrero e Autogrill, hanno lanciato nuove campagne e nuovi siti di carriera. Quest'ultimi di particolare importanza, visto che dall'80% dei candidati è considerano il canale piu' affidabile per le informazioni, offrono un profilo dell'impresa. I siti carriera sono aumentati quasi il doppio nell'ultimo anno, su 79 aziende studiate in Italia, 44 hanno un sito carriera mobile-friendly, mentre solo qualche mese fa si fermavano a 26.

Ma cio' - sempre in base al rapporto - non e' ancora abbastanza per avere il controllo sul mercato del lavoro e accaparrarsi i talenti piu' promettenti. Il piu' delle volte nei siti aziendali manca la parte dedicata all'esperienza del candidato, servizio lasciato il piu' delle volte a fornitori esterni. I siti delle imprese. E' il consiglio che emerge dallo studio, dovrebbero anche evitare di concentrarsi ancora solo sulla versione desktop e rischiano di perdere opportunita' se non adattano la loro comunicazione al mobile, canale preferito al momento dai giovani. Ancora troppo snobbati i social network, perche' considerati qualcosa di "effimero", ma su cui bisognerebbe invece puntare per investire sulla brand reputation. Solo il 19% delle aziende e' disposto a parlare di recruitment attraverso Instagram, a fronte di un 53% di candidati italiani che lo usa regolarmente. (AGI) 


22 febbraio 2016 ©