Economia

Cottarelli, c'è troppo debito nel mondo

Washington - "C'è troppo debito nel mondo, troppo debito privato e troppo debito pubblico" . Così Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, interpellato sull'ennesimo lunedì nero in Borsa, a margine dell'incontro organizzato nell'ambasciata d'Italia a Washington in occasione della visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Questa situazione di debolezza crea in generale una bassa crescita e quando c'è bassa crescita i mercati finanziari si preoccupano: tutti questi su e giù sono dovuti ad un estremo nervosismo che potrà anche essere ingiustificato rispetto a quello che succede nell'immediato ma che, secondo me - ha spiegato l'ex commissario alla Spending review - è legato a queste debolezze strutturali".

La distribuzione del reddito è molto cambiata negli ultimi 30 anni. "La classe media si è impoverita e ha meno potere d'acquisto quindi per indurla a consumare - ha osservato Cottarelli - si sono dovuti tenere i tassi d'interesse molto bassi e le famiglie si sono indebitate. In generale il debito del settore delle famiglie nel mondo avanzato è aumentato. Ciò significa che non appena i tassi d'interesse iniziano a salire si possono avere dei problemi". Sono gli stessi fattori che hanno determinato la crisi del 2007-2008, cioè a dire "il debito troppo alto delle famiglie americane e - ha avvertito l'economista dell'Fmi - questa persistente debolezza strutturale rimane".

Negli Stati Uniti gli indici sulla distribuzione del reddito sono tornati ai livelli del 1910. "Tra il 1900 e il 1980 la distribuzione del reddito è diventata più equilibrata ma negli ultimi 30 anni è tornato a crescere lo squilibrio. La classe media americana sta scomparendo. La distribuzione è tra molto ricchi e molto poveri. La classe media, quella che spingeva la domanda, che comprava le automobili, sta scomparendo. Per mantenere in vita la domanda della classe media si deve indurla ad indebitarsi - ha rimarcato Cottarelli - ma questo può andare avanti fino ad un certo punto". (AGI)

 


09 febbraio 2016 ©