Economia

Crisi: forte calo dell'euro come pratica soluzione

03/02/2016 16:59
(di Geminello Alvi) 
Il proposito della Federal Reserve era quello di abbassare i tassi a lungo termine, inducendo gli investitori a spostarsi da obbligazioni di elevata qualita', alle azioni e altri titoli di minor pregio e dunque piu' rischiosi. Il che avrebbe fatto aumentare la ricchezza delle famiglie e quindi la spesa dei consumatori, per l'identico ragionamento usato nell'era Greenspan. E cosi' e' stato: i prezzi delle azioni sono aumentati vertiginosamente, i prezzi delle case si sono ripresi, e cosi' il patrimonio netto delle famiglie e' aumentato, e non solo in borsa, dei trilioni di dollari richiesti. L'effetto ricchezza ha riavviato il moltiplicatore dei consumi e fatto calare il tasso di disoccupazione al 5% attuale con un tasso di disoccupazione tra laureati universitari appena al 2,5%. La Bce ha deciso una strategia non differente da quella della Federal Reserve e tuttavia gli esiti non sono ancora comparabili a quelli americani. Capire perche', fa intendere perche' siano forse ormai le sorti del tasso di cambio dell'euro  quelle decisive per il successo della politica monetaria europea.
 
    Non puo' dirsi infatti esistente un qualche nesso tra patrimoni delle famiglie e consumi paragonabile a quello degli Stati Uniti. E percio' dalla politica monetaria europea si e' ottenuto alla fine solo un calo del valore dell'Euro da sopra 1,4 dollari a 1,09 dollari attuali, cosi' da stimolare le esportazioni. Ma con un impatto limitato sul Pil. Le esportazioni per esempio verso gli Stati Uniti non hanno beneficiato ancora in misura efficace del declino del tasso di cambio dell'euro. Gli esportatori europei, volentieri fatturano le loro esportazioni in dollari, adeguano i loro prezzi in dollari lentamente.  E le esportazioni nette dalla zona euro sono cresciute in misura insufficiente, per ottenerne gli stessi effetti nel diverso contesto europeo della politica monetaria americana.  
 
    Alla Bce del resto non e' riuscito di ripetere il successo della Federal Reserve neppure nel rialzare il tasso di inflazione. E' mancata la diminuzione della disoccupazione che rimettesse in tensione i salari: il tasso di disoccupazione resta di cinque punti percentuali in piu' di quando la crisi e' iniziata. Dunque  solo un calo massiccio dell'euro ben sotto la parita' potrebbe  indurre attraverso le importazioni un aumento dell'inflazione.
    La Bce predica insomma una riforma dell'offerta, strutturale delle economie mediterranee; ma i suoi acquisti di obbligazioni non aumentano ne' i prestiti a imprese e a famiglie e neppure risolvono il difetto di capitali delle banche d'alcune nazioni. Non resterebbe altra via, secondo logica, per influenzare nel breve termine il Pil, che una potente svalutazione dell'euro. 
(AGI)

03 febbraio 2016 ©