Economia

Cina: prevede crescita Pil tra 6,5% e 7% nel 2016

03/02/2016 14:24

Pechino - La Cina ha fissato tra il 6,5% e il 7% il suo target di crescita per il 2016, confermando l'indebolimento della sua economia. Nel 2016, assicura Xu Shaoshi, presidente della commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, le "pressioni al ribasso sulla crescita economica proseguiranno e per certi versi si espanderanno". Nel terzo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 6,9%, il livello più basso dal 2009, sotto il target del 7% fissato per il 2015 dal governo.

"Le attività restano in difficoltà - aggiunge - e i rischi in alcune aree si stanno accumulando, ma siamo capaci e fiduciosi di poter affrontare i problemi e le sfide". Secondo Xu la Cina intende affrontare i suoi problemi cronici che riguardano la sovracapacità e le sottoprestazioni delle compagnie statali 'zombi', attraverso profonde riforme e accorpamenti. E' la prima volta in 20 anni che la Cina ha fornito i suoi target di crescita attraverso una forchetta e non con una singola cifra. (AGI)
.


03 febbraio 2016 ©
19/01/2016 07:50

Pechino - Cresce del 6,9% la Cina, nel 2015, al livello piu' basso degli ultimi 25 anni, ma in linea con le stime del governo di una crescita intorno al 7%. Nel quarto trimestre l'economia cinese si e' espansa a un ritmo del 6,8%, di poco al di sotto delle aspettative degli analisti che la davano al 6,9%. Nel 2014, la Cina aveva raggiunto un tasso di crescita del 7,3%.

A marzo scorso, il primo ministro Li Keqiang aveva affermato che la Cina avrebbe potuto accettare una decelerazione a patto di creare un numero adeguato di nuovi posti di lavoro per assorbire la domanda. Il settore dei servizi ha contato per la prima volta lo scorso anno per oltre la meta' del prodotto interno lordo cinese, il 50,5%, contro il 48,1% registrato lo scorso anno.

Dal 2013, i servizi sono la prima voce dell'economia cinese, superando il settore manifatturiero. Tra i dati usciti oggi ci sono anche quelli relativi alla produzione industriale, al 5,9% di crescita a dicembre, in calo rispetto al 6,2% di novembre scorso. Lievemente al di sotto delle aspettative il dato riguardante le vendite al dettaglio, che sono cresciute dell'11,1% a dicembre contro un'aspettativa dell'11,3%. 

Il Pil della Cina e' aumentato del 6,9% nel 2015 e ha registrato un incremento del 6,8% nel quarto trimestre dell'anno scorso. Il dato, che indica l'incremento annuale piu' basso in 25 anni, e' sotto il 7,3% di crescita registrato nel 2014 e conferma la persistente tendenza allo stallo dell'economia del Paese.

La cifra corrisponde tuttavia alle previsioni del governo cinese, che si era prefissato l'obiettivo di un aumento del Pil "intorno al 7%" per il passato esercizio.

L'anno da poco conclusosi è stato segnato per gli analisti dal processo di trasformazione dell'economia voluto dal governo, con un'importanza maggiore dei consumi interni e dei servizi - che contano per la prima volta per oltre meta' del prodotto interno lordo, al 50,5% - rispetto a investimenti ed esportazioni. 


Il 2015 dell'economia cinese è stato anche l'anno dei crolli di Borsa, dalla svalutazione dello yuan e dalle manovre espansive della banca centrale cinese, che ha tagliato per sei volte i tassi di interesse per favorire la ripresa dell'economia, anche se molti indicatori economici segnalano significative contrazioni. 


Il dato annuale della crescita industriale mostra un forte rallentamento, secondo i dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica, in aumento su base annua del 6,1% contro un aumento dell'8,3% nel 2014; in chiaro rallentamento anche il settore manifatturiero, cresciuto del 7% nel 2015 contro un aumento del 9,4% l'anno precedente. Gli investimenti in beni durevoli nelle aree urbane hanno registrato un aumento su base annua del 10%, contro un'espansione del 15,7% a fine 2014: in particolare, in forte rallentamento gli investimenti nel settore immobiliare, che sono cresciuti dell'1% contro un aumento del 10,5% l'anno precedente. 


La crescita cinese è all'interno di un "range ragionevole", secondo quanto dichiarato oggi da Wang Baoan, dell'Ufficio Nazionale di Statistica con segnali di miglioramento per quanto riguarda i nuovi motori della crescita. Wang ha poi sottolineato che sull'economia di Pechino devono ancora essere valutati gli effetti delle riforme strutturali dell'economia volute dal presidente cinese, Xi Jinping che prevedono, tra gli altri, anche un ridimensionamento delle imprese di Stato e la fine delle zombie companies, le compagnie statali improduttive, entro il 2020. Gli ultimi dati mostrano, pero' un rallentamento su cui pesano il calo della domanda sia esterna che interna e alcuni problemi cronici dell'economia di Pechino, come la sovrapproduzione industriale, un generale rallentamento degli investimenti e una forte crescita del debito. Nel 2015, le vendite al dettaglio hanno segnato un aumento su base annua del 10,7%, in calo rispetto al 12% di crescita registrato fine 2014. Intanto, le piazze cinesi sembrano accogliere con favore i nuovi dati: dopo un'apertura quasi invariata la Borsa di Shanghai ha chiuso positivamente la seduta mattutina segnando un rialzo superiore al 3% e tornando al di sopra della soglia psicologica dei tremila punti. (AGI)

(19 gennaio 2016)

06/01/2016 21:54

Washington - La Banca Mondiale rivede al ribasso le stime per la crescita economica globale di quest'anno. A pesare anche il rallentamento della Cina e delle economie emergenti. Il Pil mondiale crescera' nel 2016 al 2,9% (0,4 punti in meno delle stime di giugno).
Il Pil del 2016 e' comunque piu' veloce del lento 2,4% del 2015. "La debolezza simultanea nella maggior parte dei paesi emergenti e' una preoccupazione per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della poverta' e della prosperita' condivisa, perche' questi paesi hanno contribuito in modo determinante alla crescita globale negli ultimi dieci anni", ha detto la Banca Mondiale.
La Banca Mondiale stima che per la Cina una crescita lenta con un Pil al 6,7% quest'anno (dal 6,9% del 2015). La previsione 2016 per la seconda piu' grande economia del mondo e' di 0,3 punti percentuali inferiore a sei mesi fa e segnerebbe la piu' debole performance dal 1990.
Le revisioni di crescita sono ancora piu' drastiche per altri due paesi emergenti: il Brasile con un calo di 3,6 punti a una contrazione del 2,5% e la Russia, con 1,4 punti di caduta a uno 0,7% di contrazione. Entrambi i paesi sono stati martellati dal crollo dei prezzi delle materie prime come il petrolio e i prodotti agricoli. 
Il Pil Usa crescera' del 2,7% nel 2016, con un calo di 0,1 punti percentuali rispetto alle stime precedenti. L'economia nell'area euro invece crescera' dell'1,7% quest'anno. "Il rallentamento simultaneo dei quattro piu' grandi mercati emergenti, Brasile, Russia, Cina e Sud Africa, pone il rischio di effetti di ricaduta anche per il resto dell'economia mondiale", spiega la Banca Mondiale. "L'economia globale dovra' adattarsi a un nuovo periodo di piu' modesta crescita nei paesi emergenti, caratterizzati dai prezzi bassi delle materie prime e dai flussi diminuiti di commercio e capitale", conclude. (AGI)

(6 gennaio 2016)