Economia

Italia-Africa: Sace "Continente grande opportunita' per aziende"

Roma - (di Ivana Pisciotta) L'Africa "offre molteplici prospettive" e rappresenta una "grande opportunita'" per le imprese italiane: "Noi ci crediamo molto", afferma in un'intervista all'AGI il presidente di Sace ambasciatore Giovanni Castellaneta alla vigilia della partenza del premier Matteo Renzi per il Continente africano. E' un messaggio positivo e di incoraggiamento quello lanciato da Castellaneta alle imprese italiane che "nonostante cinque anni di recessione profonda, sono diventate anzi sono state obbligate a diventare piu' performanti, a dedicare tempo e denaro alla ricerca, a essere in una parola piu' competitive". Lo dimostrano i dati sullo stato di salute del nostro export: il Made in Italy traina la ripresa e per le nostre imprese si aprono, nonostante le tensioni geopolitiche e la volatilita' dei mercati, nuovi scenari di opportunita' di crescita e di riposizionamento sul mercato. Castellaneta presiede il gruppo assicurativo finanziario da anni ed e' un profondo conoscitore di quello che sta accadendo nel mondo. Cifre alla mano, il presidente di Sace fa notare che "secondo gli ultimi dati Istat l'export verso i paesi extra UE ha segnato un +3,6% nel 2015". "E' un dato che deve far riflettere - dice - perche' vuol dire che siamo cresciuti pur in un contesto difficile, e io sono convinto che questa percentuale sia destinata a crescere". Oltre al supporto finanziario e assicurativo che SACE garantisce alle imprese, Castellaneta spiega che sono molto importanti le missioni di sistema che organizza il Governo in varie macro aree.

Tornando all'Africa, sottolinea, "noi ci crediamo molto, e siamo felici che Renzi ad esempio ci vada perche' e' un segnale importante per paesi che offrono grandi prospettive". A esempio, "Ghana e Senegal sono due mercati che rientrano perfettamente nel concetto di mercato di frontiera: mercati relativamente poco esplorati ma capaci di offrire opportunita' a misura di pmi, se affrontati con l'adeguata preparazione in settori funzionali allo sviluppo come l'agribusiness, le infrastrutture, la produzione e distribuzione energetica". Diverso il caso della Nigeria che e' "un mercato grande che ha superato quello del Sudafrica per valore del Pil, dove le aziende straniere scontano un contesto di sicurezza critico e un contesto normativo complesso". Cionondimeno, ha aggiunto, il paese offre molte opportunita' dal punto di vista dei settori energetico, automotive, infrastrutture e trasporti. Africa a parte, Castellaneta e' convinto che le imprese italiane siano "perfettamente in grado di reggere la concorrenza internazionale". L'unico aspetto critico rimane il sostegno finanziario, visto che il tessuto industriale italiano e' costituito prevalentemente da pmi che hanno si' modelli, idee, professionalita' da sviluppare ma il piu' delle volte sono imbrigliate in un sistema ingessato, nel quale le difficolta' di accesso al credito si fanno sentire. "E qui - spiega - entriamo in gioco noi: il piano industriale che la Cassa depositi e prestiti ha varato in questi giorni prevede che nel gruppo la Sace sia l'interlocutore principale per le imprese che vogliono esportare e investire all'estero. Intorno a Sace sara' costruito, insieme a Simest e altre competenze del gruppo, un vero e proprio polo per l'export". Insomma, se un'impresa vuole crescere all'estero, puo' farsi guidare e supportare lungo tutto il processo di internazionalizzazione: a partire dalla fase piu' difficile, quella del reperimento di risorse finanziarie." "E lo facciamo sia in importanti progetti infrastrutturali da centinaia di milioni di euro che vedono in prima linea i nostri grandi esportatori, sia in progetti a misura di pmi. E' il caso, ad esempio, del progetto che stiamo seguendo in Kenya con 11 pmi italiane, relativo alla creazione di una filiera lattiero-casearia che impieghi le straordinarie tecnologie che il nostro Paese ha sviluppato nel settore". Il meccanismo e' semplice: "Il nostro obiettivo - spiega Castellaneta - e' quello di facilitare il rapporto tra banche e imprese: questa, forse, e' la vera chiave di volta dell'export. Ma non solo, l'azienda con noi puo' ad esempio offrire ai propri clienti esteri dilazioni di pagamento o finanziamenti a condizioni vantaggiose. Il tutto a beneficio della sua competitivita'". "Non c'e' abbondanza di capitali da investire all'estero perche' le banche hanno difficolta' a erogare finanziamenti, soprattutto a medio-lungo termine. Per questo il nostro intervento e' spesso determinante". In altri termini, "la garanzia di Sace puo' essere considerata una sorta di finanziamento indiretto: uno strumento complementare al sistema bancario, che consente alla banca di erogare credito proteggendosi dal rischio di insolvenza e senza intaccare il proprio patrimonio, poiche' la nostra garanzia azzera l'assorbimento di capitale. Il vantaggio per l'impresa e' quello di ottenere un finanziamento di maggiore durata e a condizioni piu' competitive". Ma non sono queste le uniche sfide per chi esporta: secondo la mappa dei rischi per il 2016, stilata proprio dalla Sace, i prezzi bassi delle materie prime, l'aumento del debito e l'estensione della violenza politica sono i tre fattori che stanno pesando sui mercati emergenti. "Non bisogna pero' lasciarsi prendere dal panico - si raccomanda Castellaneta - anzi e' possibile trasformare tali rischi in opportunita', studiando bene e proteggendosi.

In un mondo in cui il rischio zero non esiste piu'' - prosegue - assicurarsi non e' un optional: oltre a proteggersi dal rischio di non essere pagata, l'azienda che si assicura diventa piu' aggressiva e capace di offrire condizioni di pagamento competitive e conquistare nuove quote di mercato". L'aumento dei rischi si e'' tradotto, secondo la Sace, in oltre 5 miliardi di euro di minori export nell'ultimo anno ma e' possibile recuperarne 31 nei prossimi quattro anni puntando ad un approccio strategico in investimenti da fare su mercati ben selezionati come Algeria, Cile, Cina, Emirati Arabi Uniti, Filippine, India, Iran, Kenya, Malesia, Marocco, Messico, Peru', Polonia, Spagna e Turchia. (AGI) "Non bisogna insomma pensare che se l'economia cinese rallenta, il mondo si ferma. Ad esempio desta piu' timore la Russia dove non abbiamo un mercato di sbocco naturale oppure il Brasile che comincia a diventare piu'' rischioso. Ci sono invece paesi che sono stati un po' snobbati, come questi che citiamo nella nostra mappa dei rischi, e che invece hanno un'economia piu' solida in grado di attrarre investimenti". E se lei fosse un imprenditore, dove cercherebbe di espandere la sua attivita'? "Studierei bene i paesi vicini. L'Italia e' al centro di un'area vasta, che offre grandissime opportunita'. Essere il baricentro del Mediterraneo e' stato sin dall'antichita' un fattore strategico per il nostro paese, che non va sottovalutato, avendo una valenza non solo economica ma anche politica". Ci sono poi altri mercati, come quello degli Stati Uniti, "dove siamo e continueremo ad essere forti" e per il quale si puo' intravedere una crescita del Made in Italy "addirittura a due cifre, seppur nel lungo periodo". L'export italiano rappresenta oggi circa il 30% del Pil e Castellaneta e' convinto che "possiamo arrivare anche oltre al 40%": "In un mondo caotico come questo, avere una garanzia dalla Sace e un presidio finanziario aiuta le imprese a trovare la direzione giusta. Certo, occorrono anche altri fattori come un governo forte e stabile, ma all'estero questa percezione c'e'". Le aziende italiane hanno dalla loro il fatto di essere sempre piu'' agili e flessibili anche se finora gracili dal punto di vista finanziario: "Spesso - prosegue Castellaneta - hanno un ottimo prodotto, grandi potenzialita', ma non hanno ne' capitali ne' una rete di vendita in grado di competere sui mercati internazionali e rischiano di rimanere fagocitate da una grande impresa o restare in un limbo di incertezza. In questo, noi abbiamo un ruolo chiave". Non ci sono limiti a questo: "Noi siamo pronti ad aiutare sia chi vuole cimentarsi in un impianto di produzione di gelati sia chi costruisce gasdotti. Il cibo o il fashion sono settori di grande traino, ma non sono gli unici. Noi vogliamo - conclude - essere presenti col sistema Italia a 360 gradi". (AGI)

(30 gennaio 2016)