Economia

Innse: scatta la cig a 7 anni dalla protesta di operai sulla gru

19/01/2016 18:53

Milano - Dodici milioni e mezzo di euro di investimenti da parte della nuova proprieta', il gruppo Camozzi di Brescia, non sono bastati alla Innse - la Innocenti Sant'Eustachio di Milano - a ritrovare la via del profitto. E da lunedi', a sette anni dalla celebre protesta dei quattro operai asserragliati per una settimana sopra un carro-ponte per protestare contro la gestione del precedente proprietario, l'azienda ha avviato ufficialmente la procedura per mettere in cassa integrazione straordinaria i 36 dipendenti. Ma, sostiene Lodovico Camozzi, presidente e principale azionista della societa', la sua determinazione sarebbe stata quella di andare avanti ed investire (pronti ulteriori 8 milioni di euro) pur non avendo ancora guadagnato nulla dallo stabilimento acquistato a Lambiate. Tuttavia, sostiene il 'patron', la Rappresentanza sindacale unitaria dell'azienda, non avrebbe in alcun modo risposto alle richieste di accordo, neanche per confutarle e senza mai presentarsi agli incontri convocati in Comune.

Il 12 gennaio, Camozzi ha inviato una lettera di ultimatum alla Rsu, mettendo in conoscenza sindacati territoriali e Comune: "Gli enormi costi gia' sostenuti in questi sette anni dal Gruppo Camozzi per assicurare il mantenimento in essere della continuita' aziendale del sito produttivo di Via Ribattino", vi si legge, "ci obbligano a richiamare tutti i protagonisti della vicenda a comportamenti seri in quanto le ragioni dell'impresa e il mercato non hanno tempi infiniti". Dopo una settimana senza risposta, lunedi' il via alla Cassa. Ma cosa contiene il piano invano presentato al Comune e ai lavoratori? Innanzitutto - si legge nel documento ufficiale mai approvato dai sindacati interni - la salvaguardia di tutti gli attuali posti di lavoro, con l'unica diversa possibilita' di "agevolazione dei percorsi di facilitazione all'accesso al pensionamento per i lavoratori che ne maturino i requisiti previsti dalla legge nell'arco del prossimo triennio". Per il resto, il piano prevede l'acquisto di macchine utensili ad alta tecnologia, la revisione o il "revamping" (l'ammodernamento, ndr) di macchinari , impianti e attrezzature, l'acquisto di nuovo software dedicato, una riorganizzazione del lavoro nel segno della flessibilita' ma "con applicazione di tutte le azioni previste dalla legge e dal contratto di lavoro, anche in tema di formazione e/o riqualificazione dei lavoratori.

Accanto a queste iniziative e ad alcune altre di contorno come la "revisione del lay-out aziendale con ottimizzazione della volumetria utile mediante l'acquisto e l'installazione di pannellature mobili nello stabilimento o la dismissione di macchine ed attrezzature obsolete", il piano Camozzi prevede "la creazione di un nuovo modello di incubatore di impresa in collaborazione con il Politecnico di Milano che consenta la possibilita' di generare start up che possano trovare sinergia in una co-locazione presso Innse. Il Progetto ha l'obiettivo di di identificare e supportare l'avvio e lo sviluppo di idee, progetti e start up ad alto potenziale che ricadono negli ambiti di interesse e nelle aree tecnologiche del Camozzi Group funzionali al rilancio del business e sinergiche alla riqualificazione delle strutture oggi disponibili alle potenzialita' del gruppo. L'elemento competitivo del Progetto e' che l'insediamento delle start up potrebbe godere della possibilita' di utilizzo di sistemi di lavorazione presenti e del know how del settore". L'accreditamento di Camozzi in questi campi e' forte, come attesta anche il recente accordo con Microsoft per la prima introduzione su vasta scala dell'"internet delle cose" nell'automazione tessile. Ma al momento, da parte sindacale, nessuna risposta. (AGI)

(19 gennaio 2016)