Economia

Altri autorevoli dubbi sulla Federal Reserve 

18/01/2016 15:34

(AGI) - Roma, 18 gen. - di Geminello Alvi

Stephen S. Roach, ex capo economista di Morgan Stanley, è stato tra i più autorevoli commentatori della politica monetaria americana nello scorso decennio.  Dunque il severo giudizio sul gradualismo della Federal Reserve nell’alzare i tassi espresso su Project Syndacate merita una qualche attenzione. “Il problema nasce dal fatto che la Fed, come altre banche centrali, è ormai diventata una creatura dei mercati finanziari, piuttosto che una responsabile dell'economia reale. Questa trasformazione è in corso dalla fine degli anni 1980, quando la disciplina monetaria ha distrutto l’inflazione…” E in effetti il guaio che Greenspan dovette fronteggiare fu il mitico crollo dei mercati del 1987, risolto con un sostegno a oltranza dei corsi azionari. Un intervento che divenne quindi il modello del Greenspan put, ovvero delle massicce iniezioni di liquidità nei mercati azionari. Esso venne giustificato negli anni successivi con gli aumenti nascosti della produttività di internet e l’effetto ricchezza. “A quel punto, il dado era tratto … la Federal aveva dato ai  mercati delle attività un ruolo tutto loro come fonte privilegiata di crescita economica.” Ma agendo così appunto la Federal Reserve, in effetti, si era consegnata prigioniera al mostro che aveva creato.” 
Un altro economista di grande esperienza si aggiunge insomma alla lista di quanti ritengono che perciò  la congiuntura dell’economia americana, sarebbe divenuta sempre più distorta, generando infine  la crisi del 2008 2009, che doveva rivelarsi di gran lunga la peggiore dagli anni Trenta. Ancora più complicata da gestire appunto per via dei tassi ufficiali quasi a zero che indussero poi Bernanke all’invenzione del quantitative easing. Finché “l’eccezionalmente bassa inflazione è divenuta la ciliegina sulla torta, offrendo all’inflation targeting della Fed una varietà di maniere abbondante per sperimentare politiche non convenzionali ….”.  Ed ecco spiegata la politica monetaria della Yellen che coi suoi aumenti graduali sta reiterando secondo l’analisi di di Roach  lo scenario del 2004-2007. Eppure più a lungo “la Fed resta intrappolata in questa mentalità,  più arduo diventa il suo dilemma – e maggiori i rischi sistemici per i mercati finanziari e per un’economia degli Stati Uniti  dipendente dalla attivi di borsa”. I guai dei mercati in questi giorni confermano quanto sia giustificato l’allarme.