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TERREMOTO: MONS. D'ERCOLE, PENSARE AD UN "PROGETTO SOCIALE"

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14:58 04 MAR 2010

(AGI) - L'Aquila, 4 mar. - "E' necessario pensare ad un 'progetto sociale' per i nuovi insediamenti abitativi, nati per dare un tetto agli sfollati, dove non mancano solo i luoghi di culto ma anche spazi aggregativi e servizi. Una preoccupazione che accomuna l'arcidiocesi di L'Aquila e Caritas italiana che sono pronte a fare la loro parte per migliorare la situazione".
  "Entro la prossima settimana - ha spiegato al Sir (servizio di inmformazione religiosa), mons. Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare di L'Aquila - concluderemo uno studio sulle nuove aree del progetto Case e dei Map (le casette ndr). Una mappatura di quella che e' la situazione e una proposta per l'inserimento organico di servizi sociali, economici, religiosi e culturali". All'interno di ogni area la Protezione Civile aveva previsto la destinazione del 30-40% della superficie a servizi ma ad oggi non e' ancora stato realizzato nulla.
  "Grazie al sostegno della Caritas, della Cei e di altri donatori privati - continua mons. D'Ercole - abbiamo le risorse disponibili per realizzare subito alcuni centri per la comunita'. I progetti sono gia' da tempo nelle sedi competenti dei Comuni ma stiamo aspettando l'autorizzazione a partire".
  Sono 21 i nuovi insediamenti nel solo Comune di L'Aquila per un totale di circa 15 mila persone. "La mancata realizzazione di centri per la comunita' nei villaggi - spiega al Sir, Danilo Feliciangeli di Caritas Italiana - non e' dovuta ne alla mancanza di fondi ne di progetti, ma alle difficolta' di ottenere le autorizzazioni". Ad oggi Caritas italiana ha realizzato tre centri per la comunita' a San Vito, Arischia e Bagno mentre uno e' in via di ultimazione a San Giacomo. A questi si aggiungono altri interventi come la sede Caritas e tre scuole, in via di ultimazione, a Fossa, Ocre e Roio Poggio.
  "Finita la fase di emergenza - continua Feliciangeli - con il passaggio delle competenze dalla Protezione Civile al nuovo commissario Chiodi, i Comuni si sono riappropriati delle potere di indirizzo e quindi spetta ai Consigli comunali decidere la destinazione d'uso della aree da destinare a servizi nei singoli insediamenti. Questo e' senz'altro positivo perche' rimette le comunita' al centro delle decisioni ma rende tutte le procedure piu' lente, perche' si devono attendere i vari passaggi dell'iter burocratico e questo sta rallentando la risposta ai bisogni delle popolazione". Ad oggi Caritas italiana ha investito in progetti circa un terzo dei 35 milioni di euro frutto della raccolta nelle diocesi italiane e dei 5 milioni messi a disposizione della Cei. (AGI) Com/Ett

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