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Chi perde e chi vince nel gioco dei tassi della Bce

Roma - Poco prima dell'allentamento monetario senza precedenti annunciato oggi dalla Bce, buona parte del dibattito in materia si era concentrato sui pericoli per la redditivita' delle banche rappresentato dall'abbassamento dei tassi sui depositi in territorio negativo. Mario Draghi ha pero' avuto le sue buone ragioni per adottare uno strumento cosi' radicale, il cui scopo principale e' riattivare un mercato del credito che nell'Eurozona si e' ripreso in maniera lenta e diseguale, con una ripresa dei prestiti che, nelle parole dello stesso Draghi, "e' ancora troppo bassa". Appena l'estate scorsa, quando la Grecia si era ritrovata sull'orlo del baratro, da Francoforte per settimane venne comunicato quasi ogni giorno un nuovo record dei depositi 'overnight' presso la Bce.

Cio' era spia di uno stato di incertezza preoccupante, nel quale le banche non solo non prestavano ma non si fidavano piu' l'una dell'altra, in un contesto di sofferenze ben oltre i livelli di guardia, e quindi preferivano pagare per parcheggiare le loro riserve al sicuro nelle casse dell'Eurotower. Gia', pagare. Perche' i tassi sui depositi erano stati portati per la prima volta sotto lo zero nel giugno 2014, per poi essere abbassati gradualmente all'attuale -0,4%. Cioe', se oggi un istituto vuole depositare 100 mila euro presso la Bce, invece di guadagnare un rendimento, deve pagare 400 euro. E' lo stesso meccanismo in base al quale gli investitori spaventati dalle turbolenze si rifugiano nella sicurezza dei titoli di Stato tedeschi a rendimento negativo, cioe' pagando Berlino per il privilegio di finanziare il suo debito.

Draghi si e' cosi' visto costretto a lanciare un nuovo programma di prestiti 'Tltro', anch'esso con rendimenti potenzialmente negativi, in sinergia con un ulteriore abbassamento dei tassi sui depositi. In soldoni: non solo la banca e' scoraggiata dal parcheggiare denaro a Francoforte, che le costa sempre di piu', ma puo' essere di fatto pagata per accettare dalla Bce denaro da prestare a imprese e famiglie. Il problema resta che, in un contesto di tassi zero, diventa sempre piu' difficile per una banca riuscire a offrire un rendimento allettante agli investitori o ai semplici correntisti. Pertanto a subire le conseguenze piu' dure sono le banche commerciali con un vasto settore retail, che non possono certo trasferire i tassi negativi sui clienti.

Come e' intuibile, se devo pagare la banca per tenere i soldi sul conto, li investo piuttosto in azioni o li tengo sotto il proverbiale materasso. E se la banca continua a offrirmi un rendimento, sia pur misero, a fronte di tassi negativi, ci perde qualcosa. A guadagnare dai tassi negativi non e' quindi certo il risparmiatore ma chi si indebita. Con il 'refi' a zero e il tasso sui depositi sempre piu' sotto zero, non c'e' mai stato un momento migliore per chiedere un prestito o l'accesso a un mutuo. In sostanza la Bce intende anche ottenere che il comune cittadino risparmi di meno e spenda di piu', contribuendo ulteriormente alla ripresa. Perche' questa, non scordiamolo, e' anche una crisi di domanda. (AGI) 


10 marzo 2016 ©