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(AGI) - Roma, 10 nov. - Stefano Cucchi non era ne'
sieropositivo ne' anoressico. E' quanto ha chiarito la famiglia
che e' stata ascoltata questo pomeriggio dalla commissione del
senato che indaga sull'efficienza in campo sanitario. La madre
di Stefano Cucchi, Rita, il padre Giovanni, la sorella Ilaria,
hanno riferito alla commissione presieduta da Ignazio Marino le
informazioni in loro possesso. Al termine dell'audizione hanno
ribadito la loro fiducia nella politica e nella magistratura
nel fare luce sulla morte di Stefano Cucchi. "La nostra
battaglia - ha spiegato la sorella Ilaria - e' quella di dare
dignita' alla morte di Stefano. Vorremmo che nessuno morisse
piu' come e' morto lui. In questa vicenda sono stati ignorati
tutti i diritti umani, sia quello della difesa che il diritto
alle cure". Per la famiglia i recenti avvisi di garanzia emessi
dalla magistratura romana, come l'annuncio di un testimone
oculare, sono "un buon segno, vuol dire che si sta andando
avanti". Ilaria Cucchi, rispondendo alle domande dei
giornalisti, ha detto di sperare che non ci sara' la
riesumazione del cadavere del fratello per effettuare una tac
anche se e' stata una richiesta inoltrata proprio dai legali
della famiglia. Quindi, riferendosi alle affermazioni del
ministro Carlo Giovanardi, Ilaria Cucchi ha detto di aver
ricevuto una lunga e cordiale telefonata dal ministro che ha
voluto spiegare "il contesto" di quelle dichiarazioni. "A me
sembra - ha spiegato Ilaria Cucchi - che le dichiarazioni del
ministro Giovanardi sono del tutto irrilevanti. Stefano non era
sieropositivo ne' anoressico. Aveva problemi di droga, e questo
lo abbiamo detto fin dall'inizio". Riferendosi agli incidenti
di sabato scorso, durante una manifestazione nel quartiere dove
Stefano Cucchi era cresciuto la famiglia ha fatto un nuovo
appello alla calma, a non creare incidenti che possono solo
danneggiare l'inchiesta in corso. "Stefano - ha detto Ilaria
Cucchi - non e' e non sara' mai un eroe. Evitiamo questi
comportamenti che possono solo danneggiarci". Il padre di
Stefano, Giovanni Cucchi, ha risposto poi a quanti chiedevano
fosse stato opportuno autorizzare la pubblicazione la
fotografia scattata a Stefano dopo la sua morte. "Stefano
avrebbe approvato - ha detto Giovanni Cucchi - abbiamo fatto la
cosa giusta perche' ci aspettiamo che venga fatta giustizia".
Stefano Cucchi non aveva lesioni quando i carabinieri hanno
perquisito la sua casa in presenza della madre. Ne aveva alcune
in tribunale ma era in grado di camminare. Poi non e' stato
piu' in condizioni di deambulare. Ignazio Marino, presidente
della commissione che indaga sulle efficienze e sulle
inefficienze del servizio sanitario nazionale, del Senato,
stringe i tempi in cui il 31enne morto il 22 ottobre scorso
all'ospedale Pertini di Roma, avrebbe subito le percosse che ne
hanno causato la morte. Oggi, al termine dell'audizione della
famiglia di Stefano Cucchi, il presidente Marino ha spiegato
alcuni aspetti finora non conosciuti della vicenda e legata al
fatto che i medici non hanno fornito informazioni ai familiari
sullo stato di salute di Sfefano Cucchi. "Si tratta - ha
spiegato Marino - di un regolamento sottoscritto
dall'amministrazione penitenziaria e della sezione reclusi
dell'ospedale Pertini di Roma. Questa norma non consente il
contatto tra medici e familiari di un detenuto, senza
l'autorizzazione del magistrato. Nemmeno se le condizioni di
salute del detenuto peggiorano improvvisamente. Dunque non ci
possono essere contatti diretti tra medici e familiari dei
detenuti. Il padre di Stefano Cucchi aveva avviato tutta la
procedura per vedere il figlio e parlare con i medici, ma
l'autorizzazione a farlo e' giunta soltanto quando Stefano
Cucchi era ormai deceduto"